La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

venerdì 23 giugno 2017

Sinistra con i piedi per terra, in cerca di senso e cittadinanza

di Alfonso Gianni
L’assemblea del Brancaccio ha avuto il merito essenziale di porre con i piedi per terra il tema della costruzione di una «lista di cittadinanza a sinistra». Il percorso è tutto da costruire, né poteva essere preconfezionato. Ma alea iacta est, indietro non si deve e non si può tornare. Il percorso non sarà facile e il tempo è breve. Proprio per questo conviene da subito affrontare alcuni nodi. La contraddizione nella quale si dibatte la costruzione della lista di cittadinanza a sinistra è chiara e non va sottaciuta.

giovedì 22 giugno 2017

Portare in parlamento il mondo della sinistra e di chi non vota più

di Tomaso Montanari 
C’è una spaccatura profonda, a sinistra. Ma non è quella tra le sigle, i nomi, i cartelli: è quella tra chi è dentro il gioco autoreferenziale della «politica» praticata e chi ne è fuori. Una spaccatura che contribuisce in modo decisivo ad allargarne una ancora più profonda: quella tra chi vota e chi non vota più. Per questo gli interventi centrali dell’assemblea di domenica al Brancaccio sono stati, per me, quelli di Andrea Costa (Baobab) e Giuseppe De Marzo (Rete dei numeri pari, Libera). Hanno fatto capire come non esista più nessun rapporto tra il loro lavoro quotidiano (politico, se ce n’è uno) e l’idea stessa di rappresentanza parlamentare.

mercoledì 21 giugno 2017

Dal Brancaccio inizia un nuovo percorso, non ancora un partito

di Luciana Castellina
Se ci fosse stato ancora bisogno di dimostrare che i grandi giornali hanno smesso di raccontare quello che succede per dar spazio solo ai dettagli che servono a corroborare la loro linea politica, l’assemblea del Brancaccio rappresenterebbe la migliore prova. Qualche migliaio di persone, protagonisti molti giovani (di per sé una notizia), 40.000 che seguono in streaming, decine di interventi che raccontano l’Italia invisibile alla vecchia politica ufficiale ma che esiste ed è ricca.

lunedì 19 giugno 2017

Un progetto di giustizia e uguaglianza

di Tomaso Montanari
«Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale, e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

Sinistra, dall’assemblea al Brancaccio qualcosa di nuovo all’orizzonte

di Donatella Coccoli 
Definire fallite le prove di unione della sinistra al Teatro Brancaccio di Roma – come ha scritto il Fatto quotidiano – è riduttivo e non tiene conto della realtà complessa dell’assemblea del 18 giugno, promossa dall’appello di Anna Falcone e Tomaso Montanari “per un’alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza”. Ecco perché non si può parlare di “prove fallite”. Primo: la straordinaria partecipazione. Oltre 2mila persone dentro e fuori il teatro e 65mila collegamenti in streaming. Era tanto tempo che non accadeva qualcosa di simile per un incontro della sinistra.

Così costruiremo l’alternativa al Pd. Buona la prima di Falcone e Montanari

di Rossella Guadagnini
L'esordio è esplicito: "Vogliamo costruire una grande coalizione civica di sinistra, alternativa al Pd, capace di portare in Parlamento quella metà del Paese che non vuole andare a votare". Comincia così l'intervento di Tomaso Montanari che apre la giornata del 18 giugno al Teatro Brancaccio di Roma. Lo storico dell'arte inaugura i lavori dell'assemblea insieme ad Anna Falcone, avvocata e vice presidente del Comitato del No al Referendum costituzionale, che li chiuderà sei ore dopo.

domenica 18 giugno 2017

Ecco il nostro progetto per la nuova sinistra di popolo. Intervista a Anna Falcone

Intervista a Anna Falcone di Stefania Rossini
La prima volta che è apparsa in tv ha bucato subito lo schermo. Con puntigliosa precisione, senza gli ammiccamenti di certe reginette della politica, ha spiegato che la Costituzione non si doveva toccare e che semmai la battaglia giusta sarebbe stata quella di attuarla fino in fondo. Stava rappresentando i comitati per il No al referendum del 4 dicembre e ringiovaniva di colpo una squadra accusata di scandalosa vecchiezza. Sei mesi dopo Anna Falcone si riaffaccia alla politica nazionale. Lo fa con un appello, scritto con Tomaso Montanari, in cui suggerisce alla sinistra disunita le forme e i modi per realizzare un progetto condiviso.

18 giugno dei giovani. Per cambiare la politica, l’Italia, e la vita di milioni di persone: davvero

Siamo la generazione che ha fretta. Sono troppi anni che ci sentiamo promettere un futuro radioso, ma nella nostra vita quotidiana, ciò che cambia, cambia in peggio. Per noi l’austerità è iniziata ben prima del 2008: siamo nati e cresciuti nell’epoca della precarietà, della disoccupazione, dei tagli all’istruzione, delle privatizzazioni. Non abbiamo nostalgia di epoche d’oro a cui tornare, né padri politici a cui appellarci. Siamo nati e cresciuti con l’idea che vivremo in condizioni peggiori dei nostri genitori, tutto intorno a noi grida che dobbiamo rassegnarci.

Sciopero, tentazioni incostituzionali

di Massimo Villone
Dopo i voucher ripristinati e lo scippo del referendum, siamo ora alla proposta di limitare il diritto di sciopero. Il governo Gentiloni sembrerebbe avere dismesso i toni bellicosamente antisindacali di Renzi. Ma nella sostanza ben poco è cambiato. Dobbiamo concludere che sindacati e lavoratori a palazzo Chigi sono ancora parenti poveri. La prima domanda è: sarà una cosa seria? Abbiamo troppa stima dell’intelligenza politica del ministro Delrio per pensare che gli sia sfuggita per distrazione una riflessione personale, soprattutto considerando che sul governo già pesa il peccato originale dello scippo referendario a danno dei lavoratori e del sindacato.

Cara Anna e caro Tomaso, partire bene è decisivo!

di L'Altra Europa con Tsipras
Cara Anna, caro Tomaso, noi dell’Altra Europa con Tsipras abbiamo auspicato e immediatamente accolto con gioia e speranza una proposta come quella che voi avete generosamente avanzato. Questo auspicio e questa accoglienza vi abbiamo manifestato mettendoci a disposizione vostra e della impresa che comunemente ci appassiona. Partire bene è decisivo. Per noi partire bene significa una chiarezza nella proposta politica e programmatica che non può che essere alternativa alle destre, al PD, ai Cinquestelle e alle esperienze di centrosinistra che non possono essere riproposte.

Con Falcone e Montanari. Oggi si parte

di Alleanza popolare 
Oggi 18 giugno al Teatro Brancaccio di Roma, dalle 9.30, l’appello lanciato da Anna Falcone e Tomaso Montanari riunirà cittadini e cittadine da tutta Italia, rappresentanze della società civile, del mondo del lavoro e del mondo politico di sinistra per aprire uno spazio politico nuovo di confronto sin dal suo atto fondativo. Come nella intenzione degli organizzatori, il 18 giugno inizia un percorso partecipato fra cittadini, forze civiche e soggetti politici per costruire “un’alleanza per la democrazia e l’uguaglianza. Inizieremo dall’individuazione dei punti che ci uniscono e che saranno le priorità di cui occuparsi in un programma che sarà partecipato e costruito dai territori”.

Il lavoro cuore del conflitto

di Norma Rangeri 
Il governo da una parte, la Cgil dall’altra. Su sponde opposte rispetto alla polemica di questo momento sullo sciopero nei trasporti, ma a ben vedere su distanze siderali in merito all’idea stessa di contratto sociale tra rappresentanti e rappresentati. Al presidente del consiglio convinto che «l’intero paesaggio sociale italiano non è sulle posizioni della Cgil», e pronto a decidere nuove regole sullo sciopero, è arrivata a stretto giro, la replica secca di Camusso nel discorso di chiusura di una bella manifestazione accolta dall’afa bollente:«Non è accettabile che si usi uno sciopero discutibile per attaccare il diritto di sciopero, e al governo dico fate la legge sulla rappresentanza».

18 giugno: nasce una cosa nuova

di Domenico Gallo 
Abbiamo già parlato dell’appassionata iniziativa promossa da Anna Falcone e Tomaso Montanari ad una mobilitazione di base per costruire un’alleanza popolare per la democrazia e l’eguaglianza. Migliaia di singoli cittadini e moltissime associazioni e comitati hanno risposto all’appello e si incontrrano oggi, 18 giugno, al Teatro Brancaccio di Roma, con l’obiettivo di creare dal basso una lista nazionale unitaria che abbia nel proprio DNA l’attuazione del programma prefigurato dalla Costituzione.

La piazza rossa della Cgil per fermare i nuovi voucher

di Nina Valoti
L’unico numero fornito dall’organizzazione è 35. Sono i gradi all’ombra a piazza San Giovanni mentre dal palco parla Susanna Camusso. E certificano la manifestazione più calda della storia sindacale. Ad ascoltarla sotto il solleone della calura romana c’è una piazza piena di chi, già per aver fatto i cortei a queste temperature, dovrebbe guadagnare l’epiteto di eroe della democrazia, specie per la sessantina di persone soccorse dal 118 a causa di svenimenti. Alla luce delle condizioni meteo la scommessa della Cgil è totalmente vinta. Piazza San Giovanni non sarà stata piena come l’ultima volta – il 25 ottobre 2014 contro il Jobs act la giornata di sole rafforzò la presenza – ma quasi.

E ora il Pd vuole scippare il diritto di sciopero

di Checchino Antonini 
Dopo il cosiddetto “venerdì nero” dei trasporti, il sabato dell’attacco al diritto di sciopero. Dopo i decreti Minniti Orlando, Palazzo Chigi cerca il frontale con gli scioperanti. E’ l’ennesima operazione del Pd come ogni volta che viene eroso un diritto in questo Paese al punto che sarebbe lecito inziare a interrogarsi se sia mai esistito il berlusconismo visto che dobbiamo a centrosinistra-Ulivo-Pd gli tsunami sociali e umanitari derivanti dall’abolizione dell’articolo 18, dai lager per migranti alla scala mobile, dalla guerra globale agli F35, dal fiscal compact alla “riforma” Fornero, dalla “buona” scuola fino alla precarietà del pacchetto Treu e del Jobs act. Ma davvero in Italia c’è un problema legato al monte ore scioperate?

Voucher, tre strade in salita per reagire allo “scippo”

di Andrea Fabozzi 
La nostra battaglia non finirà così. Contro lo schiaffo alla democrazia ricorreremo alla Corte costituzionale». Susanna Camusso lo conferma dal palco di piazza San Giovanni. La Cgil vuole che siano i giudici delle leggi a dire l’ultima parola sullo «scippo» di referendum. Ricordiamolo: quando erano già fissate le urne per il quesito sull’abolizione dei voucher, il governo con un decreto ha abolito i voucher e fatto saltare il referendum ma, una volta scansato il voto popolare, con un nuovo decreto (la manovrina) ha reintrodotto gli stessi voucher.

Grenfell, l’abisso tra destra e working class

di Leonardo Clausi
Il lugubre ossario che è Grenfell Tower si tiene strette le sue vittime, non concede ancora il lutto ai loro cari. Finora le morti accertate ufficialmente nello spaventoso rogo di mercoledì notte sono trenta. Sono stati recuperati sedici corpi, la polizia parla di 58 persone che mancano all’appello e che sono probabilmente ancora nell’edificio, la cui stabilità precaria aveva indotto a sospendere temporaneamente le ricerche.

Venti anni di lotte globali dei lavoratori domestici

di Roberto Ciccarelli
Il movimento globale per i diritti dei lavoratori domestici è al centro della trasformazione del lavoro contemporaneo. Nelle sue lotte per uscire dall’invisibilità, riconoscere le caratteristiche di un lavoro alle attività di cura dei bambini e degli anziani e lo status di lavoratrici alle donne migranti che lo svolgono in maggioranza possono riconoscersi anche i ciclo-fattorini di Foodora o di Deliveroo, i «Turchi meccanici» di Amazon, oltre a chi risponde agli algoritmi di Task Rabbit, una piattaforma dedicata ai lavori domestici che definisce i lavoratori «conigli» («rabbits»).

sabato 17 giugno 2017

Sinistra: una lunga marcia per la credibilità

di Guido Liguori 
La sinistra come al solito è entrata in fibrillazione man mano prendeva corpo l’imminenza della scadenza elettorale. Se la speranza in una quota proporzionale offriva una occasione alle forze minori, lo sbarramento del 5% incuteva giustamente timore. Giustamente non perché non vi sia in Italia una sinistra ampiamente oltre tale quota. Ma perché come al solito si arriva alle scadenze elettorali senza avere alle spalle né un fermento sociale simile a quelli da cui sono nate le recenti esperienze greca e spagnola, né una comune radicalità di intenti paragonabile a quella di Melénchon o persino di Corbyn.

Un «manifesto di rottura» per una grande alleanza

di Lorenzo Marsili 
Facciamo una scommessa? Attorno a un programma di rottura, ambizioso e convincente, è possibile creare unità e coinvolgere milioni di persone in un progetto di radicale rinnovamento del nostro Paese e del nostro continente. Basta alzare lo sguardo. Dinnanzi alla grandezza delle sfide che ci confrontano la piccolezza della politica che ci governa suona una triste, stridente nota di rinuncia. Stride il rifiuto delle élite di governo di accettare la necessità di un profondo mutamento di un sistema palesemente ingiusto.

Con Montanari e Falcone per costruire una sinistra di popolo

di Stefano Fassina 
Domenica 18 giugno, al Brancaccio a Roma, grazie all'appassionata e intelligente iniziativa di Tomaso Montanari e Anna Falcone, si ritrova una parte significativa del "popolo del No" al referendum costituzionale del 4 Dicembre scorso. È evidente che, senza la molecolare mobilitazione "da sinistra", politica e civica, per la difesa e l'attuazione della nostra Costituzione, oggetto del tentativo regressivo approvato da una ristretta maggioranza parlamentare, minoranza elettorale sin dal 2013, sarebbe stato impossibile dare l'abbrivo al progetto.

Dal Brancaccio verso una sinistra autonoma e popolare

di Luigi Pandolfi 
L'appuntamento di domenica al Teatro Brancaccio di Roma, che fa seguito all'appello lanciato da Anna Falcone e Tomaso Montanari giorni addietro, apre una grande speranza nel nostro Paese: costruire in alternativa al Pd ed alle destre – due facce della stessa medaglia nel processo di conversione ordoliberista delle nostre società – una forza di sinistra in grado di "riconnettersi sentimentalmente" con i ceti popolari, quelli che hanno pagato duramente in questi anni il prezzo della crisi e della sua scellerata gestione, da parte delle stesse forze, economico-finanziarie e politiche, che l'hanno causata.

La sinistra sia coerente. Intervista a Sergio Cofferati

Intervista a Sergio Cofferati di Daniela Preziosi 
Sergio Cofferati, ex segretario Cgil, oggi è in piazza «con il cuore» anche se «il cuore non me lo consente», scherza su un piccolo problema cardiaco che consiglia riposo. Sulla doppia beffa della reintroduzione dei voucher e del voto prima del corteo Cgil dà un giudizio duro: «Abbiamo un governo che va a cercarsi oppositori con pazienza e determinazione. C’è di più: nelle relazioni con il sindacato la forma è sostanza».

La piazza dei nostri laburisti

di Norma Rangeri 
Oggi in piazza San Giovanni ci saranno i dimenticati in carne e ossa, italiani e immigrati, lavoratori condannati alla precarietà, disoccupati, giovani che un lavoro non lo hanno mai visto. Sono una parte del nostro mondo, le loro battaglie fanno parte delle nostre radici. Nello sfascio generale dei partiti, la Cgil resta un’organizzazione con una storia, un seguito di massa e un programma alternativo disegnato con il nuovo statuto dei diritti dei lavori insieme alle proposte di un’altra politica economica contro la crisi. Ieri impegnata nel referendum in difesa della Costituzione, oggi la Cgil è all’attacco sull’ultima vergogna del governo Renzi-Gentiloni che prima ha gambizzato il referendum contro i voucher, poi ha inserito la nuova normativa nel pacchetto della manovrina economica imposta con la novantreesima fiducia.

Una radicale identità, ciò che serve il 18 giugno

di Andrea Bagni
Si sarebbe tentati di iniziare come si faceva una volta nei congressi di partito: dall’analisi della situazione internazionale per poi arrivare al «caso italiano». Varrebbe la pena perché fuori dall’Italia succedono cose interessanti. Corbyn, Mélenchon, Sanders, Podemos, Syriza. Esiste una sinistra, dai valori antichi e alle adesioni giovani. Che cresce essendo sinistra, non cercando i voti al centro o realizzando il programma della destra, come da noi. Perché – alla rovescia dal secolo scorso – il caso italiano è un disastro.

La sinistra riparta dal lavoro, dalla piazza contro i voucher. Intervista a Susanna Camusso

Intervista a Susanna Camusso di Giacomo Russo Spena
“Si è sottratta al Paese la possibilità di poter decidere: ne esce sconfitta la democrazia. Prima, ad aprile, si sono abrogate le leggi che erano oggetto di referendum, poi si sono riproposte dentro una manovrina”. Susanna Camusso ci accoglie nel suo ufficio, al quarto piano del palazzo Cgil di Roma. È indaffarata a preparare la piazza di sabato 17 giugno dal titolo inequivocabile Uno schiaffo alla democrazia contro la reintroduzione dei voucher. Una manifestazione che si focalizzerà soprattutto sul mancato funzionamento dell’articolo 75 della Costituzione: “Il governo ha scelto coscientemente di violare le regole della nostra Carta”. Non si fanno previsioni sui numeri dei partecipanti, anche se i sentori fanno presagire una manifestazione imponente. 

venerdì 16 giugno 2017

Nuovi voucher: in piazza contro la truffa e l'inganno

di Maurizio Landini 
La vicenda dei voucher illustra alla perfezione il pessimo stato del lavoro dipendente in Italia e la scarsa considerazione che ne ha la nostra classe dirigente, in particolare il governo; anzi, i governi, vista la continuità con cui si sono mossi gli ultmi esecutivi in materia di relazioni sociali e lavorative. Chiunque viva di lavoro – in tutte le sue forme, da quelle regolamenate a quelle più precarie – sa bene come i voucher abbiano portato al massimo livello la mercificazione della prestazione lavoratova.

giovedì 15 giugno 2017

Primo: il programma. Intervista ad Anna Falcone

Intervista a Anna Falcone di Daniela Preziosi 
Per quasi tutto il tempo dell’intervista tiene in braccio la piccola Maria Vittoria che gorgheggia. La bimba è nata un mese dopo il referendum del 4 dicembre. Quello in cui Anna Falcone, avvocata, calabrese, di famiglia socialista – non craxiana – è stata in prima fila. «L’anti Boschi», hanno scritto di lei. «È competente ed efficace» dicono i suoi compagni, quasi tutti di un’età rispettabile (lei ha passato da poco i quaranta). È anche una bella donna. Mezzo sorriso: «Chi mi ascolta non bada alla mia faccia». Falcone è firmataria, con lo storico dell’arte Tomaso Montanari, di un documento intitolato «Un’alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza» che lancia l’appuntamento civico del 18 giugno al Brancaccio.

Il 18 giugno, per una nuova sinistra

di Anna Falcone e Tomaso Montanari
Migliaia di singoli cittadini e moltissime associazioni e comitati stanno rispondendo al nostro appello “Un alleanza per la democrazia e l’uguaglianza”, un percorso partecipato per la costruzione dal basso di un programma e di una lista unitarie, a partire dai principi costituzionali. Domenica prossima, al Teatro Brancaccio a Roma, inizieremo a parlarne. Poiché il processo di partecipazione non si è ancora avviato, ci assumeremo noi due la responsabilità di dare la parola ad una rappresentanza (necessariamente insufficiente, ma speriamo signifcativa) di quanti ci hanno risposto e di quanti risponderanno nei prossimi giorni, in modo che ogni mondo, ogni realtà, ogni bisogno possa trovare voce a partire dall’assemblea del 18.

Costruire un movimento. Intervista a Bernie Sanders

Intervista a Bernie Sanders di Nina Turner 
Nina Turner: Senatore Sanders, è un grande piacere averla qui al debutto del Nina Turner Show.
Bernie Sanders: E’ un onore essere qui con una delle mie persone preferite nel paese.
Nina Turner: Beh, grazie, senatore. Speravo che avrebbe detto “nel mondo”, ma lei ha detto “nel paese”…
Bernie Sanders: Giusto. Beh, è limitativo.
Nina Turner: E’ limitativo … No, davvero, è stupendo. Siamo a Chicago, al Vertice del Popolo, e lei ha tenuto un discorso affascinante ieri sera. Come ci si sente a farsi un autoritratto con più di 4.000 dei propri amici più intimi?

Voucher, un altro sonoro ceffone targato Pd al mondo del lavoro. Rialziamo la testa

di Nicola Fratoianni 
Contro il ritorno dei voucher sotto falso nome, contro l'ennesimo scippo di democrazia, è fondamentale riempire la piazza chiamata dalla Cgil per il prossimo sabato 17 giugno a Roma. Come è capitato altre volte, nel corso di questi anni, il governo targato Pd ha dato un sonoro ceffone al mondo del lavoro. Hanno prima liberalizzato l'utilizzo dei voucher in ogni settore, a tutto vantaggio dei grandi gruppi imprenditoriali, che hanno potuto così fare una vera e propria opera di sostituzione delle forme contrattuali, depotenziando le possibilità contrattuali dei lavoratori.

Da clown a Jocker, Grillo il grande inquisitore

di Marco Revelli
Quando ci sarà un Tribunale dei popoli (e prima o poi ci sarà, se il mondo non collasserà nella barbarie), tra gli italiani alla sbarra ci sarà anche lui, Giuseppe Grillo, insieme ai Matteo Salvini, ai Marco Minniti e agli altri responsabili dell’attuale offensiva del disumano condotta sulla cerniera mediterranea dell’Europa. Cercare di racimolare qualche pugno di voti dando voce ai peggiori sentimenti è tecnica sperimentata nei bassifondi della peggior politica nell’intero Occidente: la chiave di tutti i populismi di destra. Ma tentare di scaricare, in tempo reale, le proprie difficoltà elettorali ben visibili alle amministrative sugli ultimi (rifugiati, rom, questuanti) è un’operazione rivoltante.

mercoledì 14 giugno 2017

Una sinistra per l'uguaglianza: ci vediamo il 18 giugno

di Anna Falcone e Tomaso Montanari
La straordinaria affermazione di Corbyn nelle elezioni politiche in Gran Bretagna dimostra come la Sinistra che con-vince è quella che pone al centro del suo programma politico la lotta alle diseguaglianze e il ritorno alla giustizia sociale come priorità delle politiche pubbliche. Una Sinistra che si pone in netto contrasto alle politiche neoliberiste e al predomino della finanza sulla dignità e sui diritti delle persone. È una tendenza ormai costante, che risponde, nell’unico modo possibile, alla richiesta di partecipazione e di cittadini e società civile, all’imperativo di tornare a concentrare risorse ed energie sui problemi quotidiani delle persone e sui grandi temi delle nostre società: lavoro, salute, istruzione, solidarietà e inclusione sociale, pari opportunità, riconversione energetica, sviluppo sostenibile, equità fiscale.

Parte il progetto di un’ “Alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza”

di Maurizio Acerbo 
Care compagne e cari compagni, come avrete letto anche sul sito del Partito come Rifondazione Comunista ho espresso condivisione e apprezzamento per l’appello di Anna Falcone e Tomaso Montanari per costruire dal basso una lista unitaria della sinistra, una lista del popolo del NO che il 4 dicembre ha sconfitto Renzi nel referendum. Come sottolineano Anna e Tomaso una lista della sinistra che si riconosce nella Costituzione e si batte contro le disuguaglianze crescenti non può che darsi un programma di netta rottura con le politiche neoliberiste di destra portate avanti dal Pd.

Da Pomigliano ai voucher: riempiamo le piazze di Roma il 17 giugno

di Umberto Romagnoli
Non è stato finora osservato che la lesione subita dalla Cgil coi suoi milioni di rappresentati (oltreché dalla democrazia tout court) è qualitativamente identica a quella subita nel 2010, a Pomigliano D’Arco, dalla Fiom con le sue migliaia di iscritti (oltreché dalla garanzia costituzionale della libertà sindacale). La differenza è solo di quantità: riguarda l’entità della sbrego che è stato prodotto. Allora, la Fiom venne estromessa dalla Fiat per non aver sottoscritto un contratto sostanzialmente imposto e l’espulsione era apparentemente legittimata dalla formulazione letterale dell’art. 19 st. lav. nella versione modificata dall’esito di un (improvvido) referendum del 1995.

Korsch e Marx: oggi la sinistra rinasce se si riparte dalle origini

di Aldo Tortorella
Sergio Sabattini ha scritto Da un altro tempo. Marx e Engels, la rivoluzione, la Russia (Edizioni Punto Rosso), un libro che è, come dice, il libro di una vita. Una vita spesa bene per i compiti rilevanti e difficili cui ha assolto come militante politico e dirigente comunista, ma anche, come qui possiamo leggere, per questa sua ininterrotta riflessione che ora rende pubblica. Spesso, quando si volge verso l’età più avanzata, si indulge al racconto delle proprie personali memorie. Si tratta di documenti sempre utili sia per i lettori che desiderano informarsi sul tempo passato, sia per gli storici professionali che hanno così modo di paragonare vari punti di vista interni a un medesimo tempo, a medesimi eventi, a medesime esperienze umane. Ma il testo di Sabattini è ben altra e più impegnativa impresa.

«Centrosinistra» e «progressista», tra tatticismo e subalternità

di Paolo Favilli
«Il degrado del linguaggio non è un problema di parole, ma deriva da un comportamento pratico», diceva pochi anni fa Vittorio Foa. E già nel 1977, appena all’inizio della lunga fase regressiva nella quale siamo tuttora immersi, solo l’udito fine di un grande scrittore come Italo Calvino poteva cogliere gli effetti della parola non più operante sulla qualità della politica, sulla qualità, dunque, della democrazia. «Una democrazia – scriveva – vive se la parola è operante. (…) Se la parola giusta non si confonde con la parola ingiusta».

La tranquilla rivoluzione di Jeremy Corbyn

di Antonio Lettieri
Quando Theresa May improvvisamente convocò le elezioni generali per l’8 di giugno, la scelta apparve sorprendente. Si era ad appena un anno dal referendum che aveva dato la maggioranza ai Brexiters, coloro che volevano uscire dall’Unione europea. Il governo disponeva di una maggioranza esigua (17 voti) ma sufficiente per governare fino al 2020. Dopo le elezioni con 318 seggi non ha più la maggiorana necessaria di 326 seggi, e si accinge a formare un governo di minoranza, puntando sull’appoggio del DUP, il Partito unionista democratico dell’Irlanda del Nord che, disponendo di dieci seggi nella Camera dei Comuni, potrà garantire la tenuta del governo conservatore.

Civismo e alternativa le spinte per la sinistra. Intervista a Nicola Fratoianni

Intervista a Nicola Fratoianni di Riccardo Chiari
Nicola Fratoianni, a sentire gli opinionisti su tutte le tv siamo tornati al bipolarismo. Solo il politologo Marco Tarchi, sul Tg3 toscano, ha osservato che le elezioni comunali sono ben diverse da quelle nazionali, e che sarebbe bene essere molto cauti.
La rappresentazione di un ritorno al passato con un modello di scontro bipolare mi sembra non solo approssimativa, anche frettolosa e fin troppo entusiastica. Lo stesso Berlusconi oggi ha osservato che in quasi tutte le città i candidati si avviano al ballottaggio con percentuali di voti ben al di sotto del 40%. Il quadro è frastagliatissimo, i dati raccontano ad esempio che il Pd, dove si presenta «nudo e crudo», raccoglie circa il 16%.

Corbyn, una sconfitta che vale una vittoria

di Carlo Formenti 
Corbyn è riuscito a fare con il Labour ciò che Sanders non è riuscito a fare con i Democratici: ha trasformato il suo partito in un movimento: questo il commento che il New York Times dedica alla sconfitta di misura – che vale di fatto come una squillante vittoria – di Jeremy Corbyn nelle elezioni inglesi. Contro ogni aspettativa, contro l’unanime ostracismo di media ed élite, contro l’ala destra del suo stesso partito (che controlla la maggioranza del gruppo parlamentare), la quale auspicava una sconfitta per potersene sbarazzare, il “vecchio marxista” ha preso il 40% dei voti (con punte bulgare fra i giovani), sfiorando la vittoria nei confronti dell’algida Theresa May.

Un esito imprevisto: Regno Unito ed Europa dopo le elezioni


di Andrea Pareschi
I conservatori sono il primo partito del Regno Unito, ma Theresa May non ha vinto. I laburisti sono minoranza nel Paese e in Parlamento, ma Jeremy Corbyn non ha perso. Basterebbero questi giudizi di massima a dare un’idea della molteplicità delle possibili interpretazioni della general election dell’8 giugno. A due anni di distanza da quella del maggio 2015, e ad un solo anno dal referendum che ha spinto il Regno Unito verso la separazione dall’UE, una tornata elettorale inattesa ha aggiunto un singolare tassello alla peculiare storia recente della politica britannica. Nel decennio in corso, le vicende politiche del Regno Unito sono state marcate da un grado di imprevedibilità superiore al passato: un fil rouge che si è espresso in forme di volta in volta differenti.

L'”innovazione” che viene dalle multinazionali: i licenziamenti politici

di Giorgio Cremaschi 
Negli anni 50 del secolo scorso un’ondata di licenziamenti politici si abbatté sulle fabbriche italiane. Essi colpirono i rappresentanti sindacali della Cgil, comunisti e socialisti, colpiti proprio per quello che erano e quello che rappresentavano. Come sappiamo, tutto il peggior passato del lavoro sta tornando e oggi questa forma di fascismo aziendale, così allora venne definita da Giuseppe Di Vittorio, si ripresenta in due stabilimenti di grandi multinazionali nel nord est del paese. Formalmente non si tratta ancora di licenziamenti, ma è chiara la volontà delle direzioni aziendali di liberarsi di sindacalisti scomodi e di colpire cosi la libertà di tutti i lavoratori.

Lista civica ultimo rifugio della sinistra

di Norma Rangeri
Con l’apoteosi delle liste civiche (calcolate intorno al 70%), e con gli elettori che, sempre meno, alla fine hanno vinto la voglia di astenersi (circa il 60%) e sono andati a votare per il primo turno, queste elezioni amministrative mettono nella bottiglia alcuni messaggi offrendo un quadro abbastanza veritiero del clima politico. Perché sempre di più i cittadini si tengono lontani dal seggio e dai partiti (un’astensione così non si era mai vista), e perché la lista civica sembra l’ultimo rifugio. Sicuramente i risultati ci restituiscono un Pd in difficoltà, una sinistra radicata ancorché divisa, un centrodestra che si ricompatta, il Movimento dei 5Stelle che non vince ma tiene la trincea del voto locale.

Per il Pd siamo fumo negli occhi. Intervista a Giuseppe Civati

Intervista a Giuseppe Civati di Daniela Preziosi
«Il dato dell’astensione è impressionante, soprattutto dopo la massiccia partecipazione al referendum del 4 dicembre. E una delle cause è la frammentazione, la quantità di sigle al voto. È stato un voto pulviscolare: vedasi il caso di Taranto». A parlare è Pippo Civati, leader di Possibile.
Il centrodestra è meno frammentato.
Da tempo dico che l’armageddon quotidiano fra Pd e 5 stelle avrebbe favorito la destra. Che oggi torna in partita.
Ma M5s è andato male. O no?
Non sono andati bene, ma fa sorridere che l’analisi del voto parta dal dato dei 5 stelle. Sbagliammo a enfatizzare le vittorie di Roma e Torino, ora sbagliano a darli per morti.

Non piangere, Susanna: questo è il dispotismo delle larghe intese

di Gianni Giovannelli
La partita non può considerarsi già chiusa, il patto Gentiloni non è ancora archiviato. Il governo, per il momento, rimane in carica, e il primo ministro tace, con la consueta pervicacia. Entro la fine dell’anno, comunque vada, non potrà essere evitato un ulteriore prelievo fiscale. Le casse sono quasi vuote, i funzionari dell’apparato di comando esigono il versamento del misthos (nota 1) e minacciano defezioni, la ripresa tarda, le grandi opere costano, le guerre non ammettono diserzione consumando energie e risorse. La situazione è complicata, si vive in un clima paludoso, al calare del sole estivo, sotto attacco di zanzare fastidiose.

Il Parlamento sospeso del Regno Unito. Intervista a Paul Mason

Intervista a Paul Mason 
Il Primo Ministro Britannico Theresa May ha subito una grave battuta d’arresto in un’elezione indetta a sorpresa che ha visto il suo Partito Conservatore perdere la maggioranza in Parlamento meno di due settimane prima che il paese ha in programma di iniziare i colloqui per uscire dall’Unione Europea. La May ha indetto le elezioni tre anni prima aspettandosi di ottenere un vasto consenso per negoziare con i leader europei sui termini della cosiddetta Brexit. I Conservatori sono, invece, restati senza una chiara maggioranza e un Parlamento sospeso. Il leader del Partito Laburista, Jeremy Corbyn che si è candidato con il programma: “Per i molti, non i pochi”, ha detto che i risultati dell’elezione di giovedì 8 dimostrano che gli elettori stanno “voltando le spalle all’austerità.”

L’età dell’indifferenza

di Nadia Urbinati
L’età dell’indifferenza: questo il titolo che possiamo dare alle ricerche demoscopiche più recenti sullo stato della coscienza politica dei cittadini italiani. Indifferenza, soprattutto nel caso dei giovani tra i 18 e i 34 anni, per le tradizionali divisioni tra destra e sinistra. Lo conferma il Rapporto Giovani 2017 dell’Istituto Toniolo, realizzato in collaborazione con Fim Cisl. I giovani non sono indifferenti alle questioni di giustizia (e di ingiustizia) sociale – alla crescita della diseguaglianza, al declino delle eguali opportunità, al valore tradito del merito personale: insomma agli ideali che dal Settecento in poi sono stati rubricati sotto le bandiere delle varie sinistre. E dunque, in questo senso, non vi è indifferenza per quella divisione antica.

Come si finanzia la salute globale

di Adriano Cattaneo
Nel presentare i loro risultati, gli autori dello studio sembrano dare per scontato che il finanziamento della salute debba crescere e lamentano il fatto che esso non cresca abbastanza nei paesi a reddito più basso, con il conseguente aumento del gap rispetto ai paesi a reddito maggiore. Ma crescere per cosa? E fino a quando? La crescita della spesa sanitaria nei paesi ricchi è strettamente associata al crescere del mercato della salute, con tutte le distorsioni e le conseguenze negative che ciò si porta dietro.

Annullare il debito? Si può fare

di I Diavoli
L’ultimo libro di Marco Bersani, Dacci oggi il nostro debito quotidiano – Strategie dell’impoverimento di massa(DeriveApprodi, 2017), affronta la questione del debito pubblico attraverso una ricostruzione puntuale e, in parallelo, attraverso un’operazione di debunking rispetto alla narrazione dello stesso che è stata imposta dall’alto. Traccia, infine, alcune rotte possibili per speronarne il tabù e, dopo averlo ripudiato, chiederne l’annullamento. Il volume è articolato in più capitoli, assemblati in maniera eidetica – cioè la sintesi storica dialoga a stretto giro con la demistificazione delle narrazioni mediatiche – al fine di proporre uno strumentario utile allo smantellamento di ideologia e prassi che soggiacciono all’economia del debito.

Theresa May. Stupidità al potere

di Marco Revelli
Dunque alla fine appena un pugno di voti (13,6 milioni contro 12,8) e un paio di punti percentuali (42,4 a 40) separano i Conservatives dal Labour. Anzi Theresa May da Jeremy Corbyn, perché nel bene (il secondo) e nel male (la prima) sono stati loro due a giocarsi la partita. Nemmeno lo sciagurato maggioritario secco inglese, che allunga in modo sproporzionato le distanze in termini di seggi (una sessantina in più al partito “maggiore” anche se di poco) stravolgendo il principio di rappresentanza, assicura una governabilità certa (mito di tutti gli aspiranti oligarchi).