La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

mercoledì 26 aprile 2017

Il risultato di Mélenchon e la sinistra italiana

di Gianni Ferrara
Mélenchon rivela, dimostra, impone alla sinistra italiana, se c’è e vuol esserlo davvero, cose chiare e nette. Rivela che meritare di essere definita «estrema» non impedisce di ottenere tanti voti quanto quelli che la distanziano di poco dalle due maggiori formazioni politiche. Il risultato del primo turno dell’elezione in Francia dimostra, anzi, che la somma dei voti della sinistra estrema e del partito socialista, che è quello di Hamon e non quello di Hollande e degli altri converti al liberismo, supera quelli di Macron (23,8 %), il primo dei duellanti al secondo turno, dato che 19,6%, più 6,3 % è eguale a 25,9%. Essere di sinistra, anche estrema, non condanna perciò alla irrilevanza politica. Perché la sinistra non è morta col crollo del muro di Berlino.

Una liberazione per tutti, ovunque

di Moni Ovadia
Anno dopo anno lo slogan più ripetuto per la manifestazione del 25 Aprile, festa della Liberazione, è stato «ora e sempre Resistenza». Non è solo e tanto un afflato enfatico per sentirsi parte di un evento a cui la grande maggioranza di chi sfila oggi non partecipò. Quelle parole hanno un valore ed un peso precisi: impegnano le generazioni a venire a battersi contro ogni oppressione, contro ogni tirannia sotto qualunque cielo essa si manifesti e operi mettendo genti e uomini gli uni contro gli altri. La lotta antifascista fu fenomeno italiano, europeo, ma anche extraeuropeo. La cultura germinata dell’impegno militante ed ideale delle Resistenze ha generato una Weltanschauung da cui è uscita una nuova umanità che ha voluto riconoscersi come integra, titolare di diritti universali per ogni essere umano.

La campagna sentimentale di Melenchon

di Roberto Musacchio 
Comunque si voglia guardare al voto di domenica di certo la vecchia Francia non c’è più. I partiti storici conoscono una sconfitta bruciante, con i gollisti per la prima volta fuori dal ballottaggio presidenziale e i socialisti ridotti a cifre da Pasok. Si affermano tre poli. Una destra in cui la continuità famigliare della dinastia Le Pen mette ancora più in luce il cambiamento di profilo in direzione di una matrice di populismo reazionario che guarda al malessere sociale e coerentemente sconta qualche defezione nella vecchia Francia che si riconosceva in Le Pen padre. Macron è l’invenzione dell’istant candidate per salvare il salvabile di un sistema che non tiene più. Melenchon fa un risultato straordinario, impensabile, se si sta alla realtà politica e non ci si lascia guidare dalla emozione del momento.

L’eredità di quella Liberazione

di Enzo Collotti
Stando alla cronaca dei festeggiamenti di questo 25 aprile dovremmo concludere che l’anniversario della Liberazione è una festa e un’occasione che divide il nostro popolo? È stato già detto e ridetto che nessuno può essere escluso da una festa di popolo. Così come a nessuno si deve consentire di monopolizzare la festa per fare prevalere le proprie ragioni. La realtà dimostra che è più facile dirlo che farlo. Si tratti della Brigata ebraica o delle rappresentanze palestinesi, il pretesto per rompere l’unità dei festeggiamenti si trova facilmente. Ma chi opera la divisione dimentica almeno due cose.

martedì 25 aprile 2017

Perché io, di sinistra, non voterei Macron contro Le Pen. Intervista a Emiliano Brancaccio

Intervista a Emiliano Brancaccio di Giacomo Russo Spena 
Ha festeggiato il 25 aprile, da convinto antifascista. Eppure l'economista Emiliano Brancaccio, una delle voci più autorevoli nella sinistra italiana, ideatore della proposta di "standard retributivo europeo", se stesse in Francia non voterebbe per Emmanuel Macron: «L’avanzata del Fronte nazionale è una pessima notizia, l’ennesimo segno funesto di un’epoca dominata dall’irrazionalismo politico. Ma...»
Professore, veramente al ballottaggio in Francia non voterebbe Macron per impedire l’affermazione di Marine Le Pen? Dice sul serio?
«Certo, se fossi un elettore francese al ballottaggio non andrei a votare».

La Francia dovrà scegliere tra la peste e il colera. Risultato storico del nostro compagno Melenchon

di Maurizio Acerbo 
Il risultato del nostro compagno Jean Luc Melenchon è storico. Il candidato a sinistra del Partito Socialista non aveva mai preso una percentuale così alta. L’entusiasmante campagna di Melenchon dimostra – dopo Grecia, Spagna e Portogallo – che la sinistra antiliberista e anticapitalista in Europa non è condannata al minoritarismo, anzi è l’unica sinistra credibile ormai sulla scena. Condividendo con Jean Luc Melenchon e i partiti che lo hanno sostenuto la comune appartenenza al Partito della Sinistra Europea e al gruppo parlamentare del GUE/NGL continueremo a lavorare con loro per la costruzione di un’alternativa in Europa.

25 aprile, l'inizio di una vita nuova

di Gustavo Zagrebelsky 
Ancora una volta siamo qui a celebrare il giorno della fine di un ventennio di dittatura e l’inizio di una vita nuova illuminata dalla libertà e dalla giustizia. Il ricordo non si distinguerebbe da un capitolo d’un libro di storia se non ci impegnassimo nella riflessione sul tempo nostro, paragonato a quello di allora, alle difficoltà, ai progetti, alle speranze e anche alle illusioni di coloro ai quali dobbiamo ciò che compendiamo nella parola Liberazione. A che punto siamo?

L’Occidente nel suo momento populista

di Íñigo Errejón
L’irruzione di Podemos nel panorama politico spagnolo è andata di pari passo con la diffusione del dibattito attorno al “populismo”. Da allora, il termine è diventato di uso comune nei mezzi di comunicazione di massa e nella discussione politica. Ci è voluto del tempo, ma perfino i suoi più arcigni detrattori – da sinistra e da destra – oggi riconoscono che qualsiasi sostanziale novità si produca nella politica europea e statunitense deve confrontarsi e ha a che vedere con il “momento populista”. Ma una cosa è riconoscere questo dato di fatto, altra cosa è la sua comprensione.

Ora e sempre Resistenza!

di Angelo d’Orsi
Vorrei cominciare con una pubblica lode all’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. E al suo presidente, Carlo Smuraglia, una delle personalità che meglio incarnano i valori civici dell’Italia repubblicana nata dalla Resistenza. Vorrei dire grazie a lui, e alle migliaia di aderenti all’Associazione, che, in ogni plaga d’Italia (una sorta di corrispettivo laico e militante delle parrocchie cattoliche…), ogni giorno, barcamenandosi con la penuria di fondi, con la ristrettezza di mezzi, con la provvisorietà di strutture in cui le Sezioni vengono ospitate, lottano non soltanto per tener vivo lo spirito della lotta partigiana, ma per la tutela del supremo bene che da quella lotta è nato, la Carta costituzionale. 

La precarizzazione del lavoro e la recessione italiana

di Guglielmo Forges Davanzati e Lucia Mongelli
La lunga recessione dell’economia italiana – che può datarsi almeno a partire dai primi anni novanta – si manifesta con una rilevante caduta della produttività del lavoro e dunque del tasso di crescita, le cui cause sono molteplici, una delle quali è rintracciabile nell’accelerazione data, nell’ultimo ventennio, alle politiche di deregolamentazione del mercato del lavoro – anche definite di flessibilità del lavoro o di precarizzazione[1]. Politiche che sono state attuate in Italia con relativo ritardo rispetto ai principali Paesi OCSE (soprattutto anglosassoni) e, tuttavia, sono state attuate con la massima intensità, rispetto a tali Paesi, nel corso degli ultimi anni, a partire in particolare dalla c.d. Legge Biagi (L.30/2003). 

Cambiamo la ricetta dell’economia. Intervista a Zaloa Pérez

Intervista a Zaloa Pérez di José Antonio Cano
È possibile una economia sociale e solidale che non sia femminista? E perché?
"Il confronto con il patriarcato è un aspetto essenziale della costruzione di proposte sociali, economiche e politiche alternative a quelle attuali e la situazione di diseguaglianza delle donne deve, anche al giorno d’oggi, essere riconosciuta, denunciata e affrontata. Per noi, è evidente che l’Economia Sociale e Solidale – ESS – deve contribuire al progetto femminista di costruzione di società che non siano né sessiste né patriarcali poiché non si avrà una proposta alternativa che si costruisca senza trasformare le relazioni di potere e di diseguaglianza tra donne e uomini, e perché la miglior ricetta per rompere con la logica capitalista passa attraverso il recupero dell’importanza dei corpi, degli affetti e degli oggetti delle nostre cure."

Il mito della “fine del lavoro”

di Marco Beccari
In una recente inchiesta, il settimanale l'Espresso [1] documenta il calo del numero dei dipendenti nelle principali aziende italiane negli ultimi 25 anni. L’idea di fondo dell’inchiesta è che l’introduzione delle tecnologie, come la robotica e l’intelligenza artificiale, nel mondo del lavoro, provoca disoccupazione strutturale. Si osserva, in Italia, una riduzione dell’occupazione, che colpisce sia l’industria che il settore dei servizi. Ne conseguirebbe che a lungo termine il lavoro non ci sarà più. Saremmo quindi di fronte alla “morte del lavoro”. In un futuro, più o meno lontano, i robot, sempre più evoluti, potranno rimpiazzare l’uomo in tutti i lavori, compresi quelli che richiedono intelligenza, come ad esempio l’educazione.

Quando essere umani è un reato

di Luigi Manconi
Estate 2016. Ventimiglia, estremo occidente della costa ligure: centinaia di migranti sostano al confine tra Italia e Francia. Cercano di varcarlo, per continuare il loro viaggio, ma l’Europa ha chiuso loro quella porta. Il campo della Croce rossa italiana non riesce più ad accogliere tutti, prendono forma campi di fortuna, allestiti da organizzazioni umanitarie, dove volontari prestano aiuto e assistenza. Félix Croft, europeo di cittadinanza francese, è uno di questi. Di fronte a una simile mobilitazione il sindaco, per motivi di «igiene e decoro», emette un’ordinanza (di recente provvidenzialmente revocata) che vieta la distribuzione di cibo e bevande ai migranti.

Perché e come Gramsci fu assassinato dal fascismo

di Ruggero Giacomini 
Antonio Gramsci morì il 27 aprile 1937, dopo essere stato per oltre dieci anni prigioniero del fascismo, sottoposto a torture psicologiche e fisiche e a sofferenze inenarrabili, in mezzo alle quali tuttavia non aveva mai cessato di resistere e di lottare per la libertà e il socialismo. Aveva 46 anni. Il fascismo lo aveva privato della libertà allorché nel novembre 1926, con la complicità del re Savoia, aveva abolito le garanzie dello Statuto sbarazzandosi del Parlamento rappresentativo. Aveva poi cercato sistematicamente, con pressioni e ricatti, false informazioni e provocazioni incessanti, di indurlo a capitolare, a chiedere la grazia, a rompere con le sue idealità e il suo partito. Non ci era riuscito.

La lezione di Mélenchon per la sinistra. Intervista a Massimo D'Alema

Intervista a Massimo D'Alema di Alessandro De Angelis 
Presidente Massimo D'Alema, Macron ha fermato i populisti, questa la lettura dominante. C'è da brindare in Europa?
"Innanzitutto, mi permetto di contestare l'uso dell'espressione populismo, ambigua e demonizzante. La tendenza forte, in Europa, è quella anti-establishment. Da questo punto di vista il voto francese conferma la tendenza. L'establishment tradizionale è uscito travolto, come mostra il risultato socialista e gollista."

La violenza è il delirio del mondo

di Raniero La Valle 
C’è una domanda che papa Francesco si è posto nel messaggio per la Giornata mondiale della pace di quest’anno, scrivendo: “Non è facile sapere se il mondo attualmente sia più o meno violento di quanto lo fosse ieri né se i moderni mezzi di comunicazione ci rendano più consapevoli della violenza o più assuefatti ad essa”. Io proverei a rispondere a questa difficile domanda. Come ieri, la violenza sembra organica al mondo. Si direbbe che il mondo non sappia fare altro, e anzi che la violenza sia diventata maggiore. La bomba gettata da Trump sull’Afghanistan è maggiore di tutte le altre bombe, di poco inferiore all’atomica; l’«Armada» navale mandata contro la Corea del Nord è di una forza senza pari; la violenza dei terroristi dello Stato che si dice islamico è maggiore, spesso più efferata della violenza finora usata da altri terroristi o giustizieri. 

Le resistenze dentro e la profondità del mondo

di Angelo Ferracuti 
Ho sempre pensato che di partigiani e di Resistenze ce ne sono stati molti nelle tante geografie e ambienti, contadini e urbani, così come sono stato sempre dell’idea che quando la Storia accelera, lo spazio individuale delle scelte si riduce. Quello del destino stringe a un feroce faccia a faccia con se stessi. C’è stata la Resistenza eroica e ufficiale, quella politica, militare e organizzata, ma anche una minore fatta dai molti, non meno necessaria, di chi si è dato per generosità un coraggio che forse anche un minuto prima non sapeva di possedere, e quel coraggio l’ha pagato con la propria vita o salvandone un’altra.

Solo calunnie contro chi salva la vita in mare. Intervista a Erri De Luca

Intervista a Erri De Luca di Angela Mauro 
"Accusa destituita di fondamento. Un'insinuazione da trattare come calunnia o diffamazione: non c'è circostanza cui possa appoggiarsi". Come sempre, Erri De Luca non usa mezzi termini: contro le organizzazioni non governative che salvano i migranti in mare è in corso una "campagna di diffamazione consapevole". E fa niente se a scatenarla sono le inchieste giudiziarie, i giudici o Beppe Grillo oppure il Viminale. Lo scrittore napoletano, punto di riferimento per le battaglie ecologiste, processato e assolto per dichiarazioni contro la Tav Torino-Lione pure cavalcate dal M5s, è scatenato. Anche perché ha appena concluso la sua esperienza di osservatore a bordo della 'Prudence', la nave di Medici senza frontiere. Il giorno di Pasqua De Luca è sbarcato al porto di Reggio Calabria insieme a 649 migranti, soccorsi in mare al largo della Libia.

NonUnaDiMeno. La forza, l’analisi, la costruzione di uno spazio comune

di Bia Sarasini
Non perdere niente e nessuna, nessuno, questa è la sfida davanti a NonUnaDiMeno, il movimento che dopo lo sciopero globale dell’otto marzo si è riunito a Roma lo scorso 22-23 aprile per una nuova assemblea nazionale. Una sfida raccolta e rilanciata, tra approfondimenti e discussioni, compresa la capacità di includere orientamenti e punti di vista differenti. Tra gruppi di lavoro e plenarie centinaia di donne, ragazze – anche ragazzi, pur se meno numerosi rispetto agli altri appuntamenti – hanno messo al centro di tutto l’elaborazione del piano femminista antiviolenza, contro la violenza maschile e di genere. Tema trasversale. Ma più che i contenuti del piano, che appare già piuttosto ricco, il vero punto di discussione investe il movimento nel suo insieme.

In fondo al tunnel della crisi

di Renato Caputo 
L’irrazionalità e l’iniquità del modo di produzione capitalistico – già riconosciuta dallo stesso Adam Smith, quando osservava che lo sviluppo della ricchezza in tale sistema avviene in funzione dell’impoverimento di una fascia crescente della popolazione – è ancora una volta confermata, per quanto concerne il nostro paese, dal più recente rapporto Istat. Quest’ultimo attesta una continua crescita della povertà nella penisola, al punto che, in termini relativi, ci avviciniamo pericolosamente alla soglia dei 10 milioni di poveri, mentre in termini assoluti, in riferimento alle persone con redditi al di sotto della soglia di sussistenza, siamo ormai prossimi ai 5 milioni, una quota praticamente raddoppiata rispetto al 2007, con una spaventosa crescita del numero dei giovani, sempre più disoccupati o precari.

L’ultima rivoluzione socialista europea del XX secolo. Intervista a Manuel Loff

Intervista a Manuel Loff di Goffredo Adinolfi
In Portogallo il 25 aprile del 1974 è al contempo il giorno in cui i militari del Movimento das Forças Armadas (Mfa) marciano su Lisbona per abbattere la dittatura (1926-1974) e l’inizio di una rivoluzione. Oggi, a più di 40 anni, l’interpretazione storico/politica del 25 de Abril è tutt’altro che unanime. Insieme a Manuel Loff – storico all’Università di Oporto, che ai temi della memoria ha dedicato gran parte della sua ricerca – abbiamo cercato di ricostruire quelle che sono e sono state le principali linee di frattura che si sono create sui mesi seguiti alla fine del salazarismo.

Le Pen–Macron: contro il fascismo disertare le urne

di Raphael Pepe
Dopo 15 anni, la Francia si sveglia di nuovo con l'incubo di trovare Le Pen al secondo turno delle elezioni presidenziali. Il 21 aprile 2002, molti francesi sono caduti dalle nuvole, quando hanno visto che stava accadendo quello molti ritenevano impossibile. Dopo cinque anni di governo Jospin caratterizzati dal completamento dei processi di privatizzazioni, il 17% dei francesi sanzionava quest'ultimo con il voto a Jean-Marie Le Pen. La data del 21 aprile 2002 ha cambiato profondamente il quadro politico francese, e da questa data, si é imparato tanto. Per poter capire le posizioni di gran parte della sinistra francese in questi giorni, occorre fare un po’ di chiarezza ricordando quello che è successo dopo quel 21 aprile, o meglio, dopo il 5 maggio, giorno del voto al secondo turno.

Perché non possiamo non dirci populisti

di Carlo Formenti
Sul Nuovo Quotidiano di Lecce di domenica 23 aprile è uscita una doppia pagina dedicata al dibattito sul populismo che ospita due lunghe interviste: la prima a Marco Revelli, a partire dal suo ultimo saggio (“Populismo 2.0”, Einaudi), la seconda al sottoscritto, a partire da “La variante populista” (DeriveApprodi). Nelle risposte che diamo a Laura Presicce, che cura entrambe le interviste, ci sono diversi punti di convergenza. Entrambi rifiutiamo la definizione del populismo come “antipolitica”, affermando al contrario che tale fenomeno rappresenta la forma che assume oggi la politica, sia nelle sue componenti più tradizionali – i partiti storici o ciò che ne resta – sia da parte dei movimenti sociali (nel mio libro ho scritto senza mezzi termini che il populismo è la forma che oggi assume la lotta di classe).

Le elezioni francesi, la destra, la sinistra, l’Europa e l’Italia

di Umberto Mazzantini
Il neocentrista Emmanuel Macron (23,6% dei voti), del movimento En Marche, e la neofascista, anti-europeista e xenofoba Marine La Pen (21,4%), del Front National, si contenderanno al secondo turno la presidenza della Repubblica francese. Il risultato sembra (fortunatamente) segnato e Macron diventerà – a meno di qualche catastrofe – con tutta probabilità il primo presidente della Francia “né di destra né di sinistra” e senza avere alla spalle un vero partito. Nonostante le dichiarazioni soddisfatte, l’assalto al potere della neodestra lepenista francese è clamorosamente fallito e la candidata neofascista, che aveva addolcito il linguaggio ma non le intenzioni e che credeva di arrivare in testa almeno al primo turno, arretra rispetto ai recenti successi (più percentuali che sostanziali) alle elezioni regionali.

Prima vittoria contro l’intolleranza

di Livio Pepino e Marco Revelli
L’ordinanza del sindaco di Ventimiglia che vietava di «somministrare cibo ai migranti» è stata revocata! È un primo risultato (anche) del nostro appello alla mobilitazione nella città del ponente ligure il 30 aprile. Ed è una buona ragione per moltiplicare l’impegno e la pressione. Ventimiglia non è il luogo di maggior pressione migratoria né quello in cui si sono verificati i più gravi episodi di intolleranza. Ed è luogo in cui parte significativa dell’associazionismo laico e cattolico si sta impegnando al meglio per l’accoglienza. Ma è un simbolo di assoluta centralità. Per due motivi fondamentali.

Chi è ipocrita sui migranti

di Chiara Saraceno 
Chi è ipocrita sulla questione dei salvataggi in mare dei migranti? Le Ong e chi le sostiene finanziariamente (ma anche la marina italiana e Frontex) perché effettuano i salvataggi pur sapendo che c’è chi lucra sui migranti sia nei luoghi di partenza che nei luoghi di arrivo, o chi fa finta di non vedere e non sapere che premono alle porte dell’Europa persone così disperate da correre rischi inenarrabili, compresa la morte, pur di sfuggire alle condizioni di vita che sono loro toccate in sorte?

Francia, l'analisi del voto reale ci dice cose un po' diverse da quelle battute dai mass media

di Franco Astengo
Come sempre accade in questi casi sono i numeri in cifra assoluta e non in percentuale quelli che aiutano a comprendere meglio l’andamento del voto sotto i suoi molteplici aspetti: proviamo quindi ad analizzare l’esito del primo turno delle elezioni presidenziali francesi in questa dimensione. Primo dato da prendere in considerazione quello riguardante l’astensionismo. Nel 2012 risultavano aventi diritto 46.028.542 elettrici ed elettori che, al primo turno espressero 35. 883. 209 voti validi pari al 77,96%. Nel 2017 gli aventi diritto sono saliti a 46.891.594 e, al primo turno, sono stati espressi 35. 737. 724 voti validi pari al 76, 21%.

Ricordi di un "gagno" di Giustizia e Libertà

di Massimo Ottolenghi
Sono sempre stato un resistente, sin da quando ero tra i comunisti «dle braje cürte» del liceo D’Azeglio, come li definì il professor Augusto Monti. Ero compagno di scuola di Oreste Pajetta, che era mio amico caro, e anche di Emanuele Artom, mio vicino di banco. Quando ero al ginnasio ho visto diversi grandi: Leone Ginzburg, Franco Antonicelli, Vittorio Foa… Tutti personaggi che poi ritroverò e che saranno grandi figure della Resistenza. Va detto che già prima avevo avuto dei contatti con l’antifascismo perché ero nipote dell’avvocato Innocente Porrone, che era un socialista e che insieme ad Alberico Molinari aveva formato a Cavoretto il primo gruppo, il primo nucleo che anticipa quello che sarà poi il Cln, o se vogliamo l’ultimo gruppo rispetto al parlamento caduto con il colpo di Stato di Mussolini.

La Liberazione e don Milani

di Giorgio Riolo 
Cari compagni, colgo l’occasione per il 25 aprile e per i prossimi 50 anni dalla pubblicazione di “Lettera a una professoressa” (maggio 1967) e dalla morte di don Lorenzo Milani (26 giugno 1967) per un breve messaggio. La Resistenza, il movimento partigiano italiano compirono il primo atto, decisivo. Onore e gloria. Ma poi si onorano Resistenza e partigiani e partigiane in carne e ossa con il rispetto e la realizzazione della Costituzione, con un continuo processo di emancipazione, del lavoro, dei diritti civili, della cultura, della democrazia ecc. Con la costruzione insomma di una Nuova Italia, semplicemente. Quindi, il fatto che il Pd non partecipi al 25 aprile a Roma, con la solita, ignobile, accusa di antisemitismo ecc. non è solo vergognoso.

La società del lavorismo

di Lucilio Santoni e Alessandro Pertosa
Nessuno ha il coraggio di dire che, di per sé, il lavoro è una pratica odiosa e annichilente: altro che un diritto da difendere. Si ha diritto a qualcosa di vitale, di positivo, di buono; si ha diritto a qualcosa di cui non si può fare a meno, o la cui sottrazione svilirebbe l’umanità del singolo; si ha dunque diritto al non lavoro perché il lavoro di per sé è contrario all’essenza dell’uomo, a quell’essenza ch’è tesa al gioco e all’ozio contemplativo. L’uomo non è nato per lavorare ma per contemplare la natura, la vita, la bellezza circostante. Nella società del lavorismo, la disoccupazione volontaria è riservata solo a chi può permettersi di vivere di rendita, a chi non avverte i morsi della fame, a chi può guardare i lavoratori standosene in pantofole e vestaglia mentre sorseggia un tè.

Demos ribelle: ricordando Miguel Abensour

di Mario Pezzella
Sabato scorso è scomparso il grande filosofo Miguel Abensour. Tra le tante altre cose, aveva diretto fin dal 1974 la formidabile collana “Critique de la politique” presso l’editore Payot. È in quella collana che sono apparse per la prima volta le traduzioni francesi di alcune tra le principali opere della Scuola di Francoforte. Soprattutto, però, Abensour aveva teorizzato il fertile concetto di “democrazia insorgente” in opposizione alla democrazia rappresentativa, o se si vuole alla nostra democrazia “reale”: una democrazia spettacolare che sempre più, specialmente ai tempi in cui si afferma una ragione neoliberale del mondo ormai in piena crisi di legittimità, tende a svelare il suo volto oligarchico.

In Ecuador, dove ha vinto la speranza

di Marco Consolo
Il ballottaggio elettorale in Ecuador dello scorso 2 aprile, ha segnato la vittoria del binomio progressista Lenin Moreno – Jorge Glas (51,15 %) di Alianza País, sul rappresentante della destra cavernicola del banchiere Guillermo Lasso (48,85 %) della lista Creo - Suma, con uno stretto margine del 2,3 %. Un risultato importante, visto lo scenario regionale marcato dalla battuta d’arresto del progressismo e dall’avanzata della restaurazione conservatrice e neo-liberale: la crescita della destra venezuelana, la vittoria del NO nel referendum per la pace in Colombia, e nella consultazione per permettere la rielezione del Presidente Evo Morales in Bolivia, la stretta vittoria di Mauricio Macri in Argentina ed il golpe parlamentare-giudiziario-mediatico in Brasile.

La comparsa di nuovi movimenti di destra. Intervista a CJ Polychroniou

Intervista a CJ Polychroniou di Marcus Rolle e Alexandra Boutri
La Brexit, l’ascesa di Donald Trump e la comparsa di un nuovo estremismo di destra sia in Europa che negli Stati Uniti significano sviluppi fondamentali nel panorama politico ed ideologico delle società occidentali, mentre, contemporaneamente, c’è una ripresa di nazionalismo estremo e di politica autoritaria praticamente in tutto il mondo. Per una conoscenza e spiegazione di alcuni di questi sviluppi inquietanti e delle alternative disponibili, abbiamo parlato con all’esperto di economia politica CJ Polychroniou, curatore di un libro in via di pubblicazione, intitolato Optimism Over.

Resistenza, Costituzione e identità nazionale: una storia di minoranze?

di Roberto Scarpinato
L’identità di un popolo non si forma nella sua storia breve ma nel corso della sua storia lunga, allo stesso modo in cui l’identità di un individuo non si struttura negli ultimi anni della sua vita, ma si sedimenta nel corso della sua infanzia e della sua adolescenza, affondando segrete radici nella sua biografia transgenerazionale. La Resistenza e la Costituzione fanno parte, a mio parere, della storia breve del paese, di una parentesi apertasi nel XX secolo a causa di fattori eccezionali, cessati i quali la storia lunga e con essa la «normalità italiana» hanno ripreso lentamente il sopravvento.

Nazionalizzare Alitalia, basta con le svendite!

di Giorgio Cremaschi 
Grazie alle lavoratrici ed ai lavoratori Alitalia che hanno trovato il coraggio di dire NO all'ennesimo accordo che autorizzava licenziamenti, taglio dei salari, peggioramento delle condizioni di lavoro. Un accordo capestro che massacrava i lavoratori e dava nuovi regali agli sceicchi di Etihad e alle banche. Un accordo indegno dove i lavoratori e lo stato finanziavano i privati che benignamente accettavano di continuare a spolpare l'azienda. Una intesa in linea con tutti gli accordi di resa firmati ovunque da Cgil Cisl Uil in questi anni, sempre giustificati con la falsa retorica dell'assenza di alternative.

Nella tua breve esistenza

di Silvia Calamandrei
Ottima idea quella di rendere di nuovo disponibile questa preziosa corrispondenza (Piero e Ada Gobetti, Nella tua breve esistenza. Lettere 1918-1926, Torino, Einaudi, 2017), riveduta e integrata da Ersilia Alessandrone Perona, con una postfazione che ne spiega le novità e le ragioni. In primis la forte richiesta di un pubblico, non specialista, appassionatosi alle figure dei due protagonisti di questo eccezionale amore e sodalizio, troncato dalla scomparsa di Piero giovanissimo. Letture pubbliche, spettacoli teatrali, trasmissioni e romanzi come quello di Paolo Di Paolo, Mandami tanta vita, ne hanno fatto oggetto di culto, ed è bene che i documenti originali siano a disposizione nella loro integralità per afferrarne tutto il significato e per consentirne una lettura più meditata.

Francesi, ancora uno sforzo

di Diem25
Il primo turno delle elezioni presidenziali francesi ci ha lasciato con il prevedibile ballottaggio tra il centrista Emmanuel Macron e la xenofoba Marine Le Pen, due candidati che non sono certi vicini ai temi della nostra agenda progressista per l’Europa. Ma DiEM25 vuole guardare oltre, a partire dalle legislative del prossimo giugno, e leggere questo voto come l’ennesima dimostrazione che un terzo spazio, alternativo sia alla continuità rappresentata da Macron sia al populismo reazionario di Le Pen, è oggi più che mai necessario.

Judith Butler e "l’alleanza dei corpi" che salva la democrazia agonizzante

di Annalisa Terranova 
Mai come in questi mesi si è fatto uso e abuso della parola “popolo”. E mai come in questi mesi definire il concetto è apparso problematico e razionalmente faticoso. I presunti “veri democratici” osteggiano i reazionari “populisti” e i Paesi che si ritengono culla delle libertà democratiche puntano l’indice contro i referendum, in particolare contro quello che ha rafforzato il Sultano Erdogan. C’è un gran bisogno, dunque, di “aggiornare” i concetti di popolo, democrazia, sovranità, rappresentanza. Anche perché la crisi dei meccanismi tardo-capitalisti, con la crescente sensazione di precarietà diffusa in larghi strati della popolazione, sta provocando un drastico calo di fiducia nelle istituzioni democratiche.

Io sto con l’Anpi. E con tutti i popoli in lotta per la Liberazione

di Fabio Marcelli 
La scelta del Pd di disertare la tradizionale manifestazione del 25 aprile a Roma rappresenta un evento per certi versi storico. Essa infatti segna la rottura definitiva tra Partito democratico da un lato, resistenza e antifascismo dall’altro. In modo ridicolo, Matteo Orfini, personaggio il cui contributo alla democrazia italiana pare sia consistito nell’aver fatto una volta da “sparring partner” a Renzi alla Play Station e nell’avere (con scarsi risultati) preso le redini di un Pd romano infettato a fondo da Mafia Capitale, usa come pretesto la mancata partecipazione della Brigata Ebraica.

Schiavitù

di Franco Astengo
Per la prima volta in TV si è sentito parlare di “ritorno alla schiavitù”. Merito di Giorgio Cremaschi che osato pronunciare questa fatidica affermazione invocando un bilancio serio e realistico di ciò che è accaduto nel corso degli ultimi decenni nel mondo del lavoro in Italia e fuori d’Italia, ma particolarmente e specialmente in Italia. Sono stati distrutti quelli che possono essere definiti i “pilastri del sindacato” : contrattazione, adeguamento dei salari, possibilità di espressione diretta della rappresentanza dei lavoratori.

Io, giovane staffetta partigiana

di Tina Costa
Sono nata in una famiglia antifascista a Gemmano, un comune dell’entroterra di Rimini che è stata, insieme a quella di Cassino, la zona che ha subìto le distruzioni più pesanti a causa dei bombardamenti della guerra. Ero la maggiore di quattro figli, due femmine e due maschi; mio padre era socialista e mia madre, a cui devo la mia «educazione politica», era iscritta al Partito comunista, clandestino, fin dal 1935, mentre i suoi tre fratelli avevano partecipato alla fondazione del Pci a Livorno nel 1921. Papà non si era mai iscritto al Partito fascista e noi bambini lo vedevamo che ogni tanto tornava a casa pieno di lividi, mamma diceva che era caduto; solo in seguito avremmo capito che invece erano i fascisti che lo avevano aggredito, e più d’una volta.

Otto riflessioni sul voto francese

di Salvatore Cannavò 
1) Il fatto più eclatante è la sconfitta pesante dei partiti storici, di quelli che hanno fatto la V Repubblica: gollisti, socialisti ma anche il Pcf il quale, certamente, si riconosce in Melenchon ma non è stato decisivo né sul piano del voto né su quello della struttura. La crisi riguarda anche i piccoli partiti a sinistra che restano sostanzialmente dove sono da sempre costretti a ripensare l'intera strategia elettorale. Siamo sicuri, infatti, che serva sempre la campagna elettorale di testimonianza fine a se stessa?

Crisi sociale e proteste nella Guyana Francese

di Andria Pili
Il mese scorso, una Francia immersa nella campagna elettorale per le presidenziali è stata scossa da una voce proveniente dall'ultima colonia sudamericana: «Nou gon ke sa!», «Ne abbiamo abbastanza!» urlano, nella lingua creola, migliaia di persone nella Guyana Francese, mentre bloccano le vie d'accesso ai suoi punti economici più importanti. Solo così, toccando il profitto coloniale, possono ottenere l'attenzione di uno Stato che pensa a questo Paese unicamente nell'interesse dei propri capitalisti.

La fine della terza via. Intervista a Thomas Fazi

Intervista a Thomas Fazi di Crusoe
Buongiorno Thomas. Avrai sentito che la May vuole portare i britannici alle urne a giugno. Siamo già pieni di elezioni quest’anno… temi fibrillazioni? 
"La democrazia non dovrebbe mai fare paura. le reazioni isteriche che si registrano in Europa ad ogni tornata elettorale danno veramente il segno di quanto ci si sia ormai disabituati all’esercizio del voto democratico e della sovranità popolare in Europa. Il problema in Europa non è ovviamente “l’eccesso di democrazia”, come ipotizzano alcuni, ma il suo esatto opposto, ovviamente. Veniamo da un ventennio modo di progressiva “spoliticizzazione” dei meccanismi decisionali. Le varie “rivolte elettorali” a cui stiamo assistendo non sono altro, in fondo, che l’espressione di una domanda (perfettamente legittima) di “ripoliticizzazione” dei meccanismi decisionali. Il ritorno della questione della sovranità nazionale va dunque letto in quest’ottica."

Macron, Renzi e "le cose"

di Alessandro Gilioli 
In un libro che ho già citato un paio di volte, il mio collega Marco Damilano ha raccontato bene come nel 2014 - fresco di immagine, dinamismo, novità e primarie vinte - Matteo Renzi sia riuscito a incanalare e assorbire una parte non indifferente di insofferenza al vecchio, di ansia di cambiamento, arginando la crescita grillina - la "protesta antisistema" - e arrivando così al suo celebre 40 per cento. Non al 40 ma quasi al 24 è arrivato l'altrettanto giovane, nuovo e dinamico lib-lab Emmanuel Macron in Francia, facendo tirare un gran sospiro di sollievo a quanti temevano un terzo terremoto, dopo quello avvenuto in Gran Bretagna con Brexit e negli Stati Uniti con Trump.

La città plurale che cresce a Barcellona

di Nora Inwinkl
A Barcellona, ​​più di 4.700 iniziative socio-economiche si ispirano ai valori della cooperazione, dell’orizzontalità e dell’autogestione. Sono l’espressione dell’economia sociale e solidale catalana, esperienze che allo stesso tempo si configurano come pratica economica e come movimento sociale. Nel 2016 Anna Fernàndez e Ivan Miró pubblicano un rapporto sullo stato dell’economia sociale e solidale a Barcellona, portando alla luce cifre ed esperienze che fanno della capitale catalana un interessantissimo esempio di come al giorno d’oggi proposte di modelli alternativi al neoliberismo non solo siano possibili, ma già in atto.

Radicalizzare la democrazia, oltre il regime oligarchico

di Chantal Mouffe
L’irruzione di Jean-Luc Mélenchon al terzo posto in molti sondaggi ha innescato una campagna dei difensori dello status quo, che tentano di farlo passare per un “rivoluzionario comunista”. Dopo averlo a lungo disprezzato, parte della stampa sta ora cercando di screditare il suo programma, presentato come il “delirante progetto del Chavez francese”. Difendere la democrazia richiederebbe quindi di scongiurare la minaccia populista in tutte le sue forme. Ma se la democrazia è oggi in pericolo, è precisamente a causa della post-politica. È questa che ha condotto alla situazione “post-democratica” nella maggior parte dei paesi occidentali. Gli ideali di sovranità popolare e di maggiore uguaglianza sono scomparsi e le elezioni non offrono ai cittadini la possibilità di scegliere tra progetti politici differenti.

Il male contro il peggio

di Michele Paris
Il primo turno delle elezioni presidenziali in Francia di domenica ha segnato il clamoroso tracollo del sistema sostanzialmente bipartitico che ha dominato il paese negli ultimi decenni. I candidati del Partito Socialista (PS) al governo e la destra gollista de I Repubblicani (LR) sono stati infatti eliminati a beneficio dell’ex ministro dell’Economia, Emmanuel Macron, e della leader del Fronte Nazionale (FN) neo-fascista, Marine Le Pen. Per una volta, i sondaggi di opinione della vigilia sono stati confermati dal voto. Macron e Le Pen si sono in pratica equivalsi, con l’ex Socialista che ha sfiorato il 24% e quest’ultima attestata attorno al 21,5%.

Da via Rasella alla Liberazione

di Alba Vastano
A 72 anni da quel 25 aprile che segnò la Liberazione dal nazifascismo e in una storia attuale - in cui si ripropone, insidioso,il pericolo che si riaffermi la dittatura fascista sotto mentite spoglie, e ci faccia precipitare nel baratro della perdita della libertà, o di una guerra di non ritorno - è più che mai necessario rivisitare quel buio in cui sprofondarono i nostri padri e cosa e quanto dovettero subire, sotto il dominio di quella dittatura che devastò il Paese. Una ricorrenza, quella del 25 aprile, che molti oggi preferiscono ignorare considerandola obsoleta, ma la memoria ha i suoi diritti inalienabili. Non si può e non si deve cancellare.

Un Piano Marshall per la terra

Intervista a Carlo Petrini di Angelo Mastrandrea 
Guardiamo alla salute del pianeta, ma pure a quella di chi lo abita, sembra dire Carlo Petrini, un una singolare sintonia con papa Francesco. Solo se si guarda al problema da questa prospettiva si potrà avere uno sguardo più ampio che consenta di connettere questioni che nell’agenda politica sono rigorosamente separate: i cambiamenti climatici, la produzione alimentare e le migrazioni, ad esempio. L’ideatore di Slow Food è convinto che non si può affrontare la febbre che rischia di portare la Terra al capolinea pensando solo di alleviarne i sintomi. A suo parere è necessario affrontare il malessere alla radice, combattendo «il folle sistema economico» che lo produce e proponendo un «cambio di paradigma» radicale. Socialista e umanitario, verrebbe da dire.