La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

domenica 20 agosto 2017

Per recuperare lo spirito ribelle di Seattle

di Walden Bello
Seattle e la crisi del neoliberismo
Secondo la teoria di Thomas Kuhn realtiva al modo in cui si determinano i cambiamenti nelle scienze fisiche, i dati dissonanti non possono trovare spazio nel vecchio paradigma finché non venga qualcuno a proporne uno nuovo, in cui possano essere spiegati. Gli scienziati sociali si sono appropriati degli sforzi di Kuhn per spiegare il dislocamento e la sostituzione del pensiero egemonico in politica, in economia e in sociologia. Penso che, per quanto il ruolo dei dati dissonanti sia stato esaustivamente studiato (…), le spiegazioni relative al cambiamento nei sistemi di conoscenza non siano state in grado di considerare il ruolo dell'azione collettiva.

Non avere paura di farsi qualche domanda

di Luciana Castellina 
Brava Ada Colau a convocare subito una manifestazione a Piazza de Catalunya, nemmeno 24 ore dopo l’orribile massacro. Bravi i barcellonesi che a centinaia di migliaia hanno risposto all’appello gridando «no tinc por». E bravi i cittadini globali che si sono uniti a loro, piangendo per la ferita inferta alla città simbolo dell’accoglienza e dell’inclusione, ma anche per le proprie vittime: impressionante la cifra di 35 nazionalità. Hanno espresso, oltre alla pena per i corpi maciullati, la protesta per l’insulto che è stato fatto a quello che viene chiamato il «nostro libero modello di vita».

Paura dei robots o paura della politica miope?

di Sergio Farris
Si parla sempre più spesso di avvento delle più recenti innovazioni tecnologiche (robotizzazione e industria 4.0) nei processi produttivi e delle possibili ripercussioni in termini di nuova disoccupazione, in un contesto nel quale questa è già troppo elevata. A parere di chi scrive, non bisogna avere timore nei confronti dell'innovazione tecnologica, ma piuttosto, nei confronti di una politica poco lungimirante. La nuova "rivoluzione tecnologica" (se di questo si tratterà, una volta che ne saranno meglio definiti i contorni e le potenzialità) può, almeno nel breve periodo, creare disoccupazione, andando probabilmente ad interessare le fasce professionali “medio-basse”.

mercoledì 16 agosto 2017

Una decisione politica: si tratta di un genocidio

di Raniero La Valle
Avendo come mandante l'Italia e l'Europa la Marina libica si annette un pezzo di Mediterraneo e minaccia e spara, per allontanare le ONG e impedire i soccorsi. Infatti le ONG sotto la minaccia delle armi - che abbiano firmato o no il codice ministeriale - hanno interrotto le operazioni di salvataggio. Noi ripariamo, finanziamo, armiamo e aumentiamo di numero le navi militari libiche, senza neanche sapere in mano a chi andranno a finire. Il ministro Minniti è molto contento e dice di vedere la luce in fondo al tunnel. Ma la luce, che non è più quella dei Lumi, è il buio del rifiuto che noi protetti opponiamo al diritto al movimento e alla vita di un intero popolo di molte nazioni, il popolo dei migranti, che fuggendo da molti aguzzini cerca invano il suo posto nel mondo. 

martedì 15 agosto 2017

C'è una sinistra che dice no al codice Minniti e alla svolta antiumanitaria del Governo

di Tomaso Montanari 
Prima Massimo Giannini su Repubblica, ora Roberto Saviano sull'Espresso denunciano il silenzio della sinistra sul Codice Minniti e sulla svolta antiumanitaria del Governo Italiano. Hanno ragione o hanno torto? Dipende. Dipende da cosa si intende per sinistra. Se la sinistra fosse il Pd, ovviamente quel rilievo non avrebbe senso: perché il Codice Minniti e la missione in Libia sono decisi da un governo del Pd. Se Giannini e Saviano pensano a Mdp-Articolo 1 l'osservazione ha senso a metà, perché Mdp si è spaccato sul voto libico: solo 20 deputati su 43 hanno votato sì, approvando una missione che un esponente di spicco del partito, Arturo Scotto, ha lucidamente definito "un tragico errore".

Il deserto sociale e culturale dove trionfa l’inumano

di Guido Viale
Bisognerebbe chiedersi perché il Governo della Libia – o quello che viene spacciato per tale – è così pronto a riprendersi, anche con azioni di forza, quei profughi che tutti i Governi degli altri Stati, sia in Europa che in Africa, cercano di allontanare in ogni modo dai propri confini. La verità è che a volerli riprendere non è quel Governo, ma sono le due o tre Guardie costiere libiche che fanno finta di obbedirgli, ma che in realtà lo controllano; e a cui l’Italia sta dando appoggio con dovizia di mezzi militari.

Campagna elettorale con vista sull’abisso

di Alfio Mastropaolo 
E’ tragedia e commedia a un tempo. La tragedia è terribile. La commedia miserabile, ma sta trovando il suo pubblico e rischia di volgersi in una seconda tragedia. La prima tragedia è quella dei migranti. I motivi che li spingono a traversare il mare sono arcinoti: i danni persistenti del colonialismo, del neo e del postcolonialismo, i cambiamenti climatici suscitati dalla «modernizzazione» occidentale, le guerre promosse dagli occidentali, i dittatori e gli estremisti sostenuti e armati dall’occidente. Il dato più drammatico, e più incompreso, è che per traversare il mare i migranti mettono a rischio la loro vita e quella dei loro figli. Eppure, hanno varcato deserti, sofferto fame e sete, subito mille angherie, per giunta sapendo che saranno male accolti.

La Ue abbandona i profughi. È tempo di gridare «No»

di Don Mussie Zerai
Il blocco per le navi delle Ong a 97 miglia dalle coste africane, ordinato dal Governo di Tripoli con il plauso dell’Italia e dell’Unione Europea, chiude il cerchio di quella che appare quasi una guerra contro i migranti nel Mediterraneo. La situazione dei soccorsi ai battelli carichi di profughi che chiedono asilo e rifugio in Europa viene riportata a quella creatasi all’indomani dell’abolizione del progetto Mare Nostrum quando, dovendo partire le navi da centinaia di chilometri di distanza per rispondere alle richieste di aiuto, ci fu immediatamente una moltiplicazione delle vittime e delle sofferenze.

venerdì 7 luglio 2017

Una leadership sotto attacco nel Pd, divisiva tra gli elettori

di Michele Prospero 
La liquidazione della leadership di Renzi è la condizione indispensabile, ma certo non sufficiente, per una ripresa delle manovre a sinistra. Regalarlo all’oblio, e affidare il Pd assai ridimensionato a una conduzione meno provocatoria, sarebbe già un piccolo annuncio di inversione di tendenza. È vero che i problemi di fondo della democrazia italiana non sono riconducibili alle scelleratezze di una singola persona. Anche chi ama dipingersi come un uomo solo al comando e, nel suo delirio per il partito personale, manomette la Costituzione e combatte i diritti del lavoro, in realtà non scatena effetti di sistema con la sua pura volontà di arbitrio.

Europa, dalla farsa sui migranti a quella neocoloniale

di Tommaso Di Francesco 
Così inizia Il Diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte di Carl Marx : «Hegel osserva da qualche parte che tutti i grandi avvenimenti e grandi personaggi della storia universale si presentano, per così dire due volte. Ha dimenticato di aggiungere: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa», e Friedrich Engels nella lettera a Marx che aveva ispirato la sua citazione, sottolineava «una farsa pidocchiosa» . Non ci sarà la «farsa pidocchiosa» di una nuova guerra austro-ungarica, l’invio di carri armati e soldati alla frontiera annunciati dal ministro della difesa austriaco.

giovedì 6 luglio 2017

Legge sulla tortura, era meglio non approvarla

di Tomaso Montanari
Non sarà che mezzo Paese non vota più perché non ne può più del cinismo dei benpensanti che a furia di giudicare sempre il bicchiere mezzo pieno (anche quando è vuoto) arrivano a celebrare come una conquista di civiltà anche il più clamoroso dei passi falsi? Davvero una pessima legge sulla tortura è meglio di nessuna legge? Non sarebbe stato meglio lo scandalo di una bocciatura e una seria riscrittura, invece di questa approvazione che permette di dire che, in fin dei conti, un'altra riforma si è portata a casa?

In Italia la tortura è legge

di Checchino Antonini 
In Italia, la tortura è legge. La nuova fattispecie non riconosce il reato di tortura come reato tipico del pubblico ufficiale in barba alla Convenzione firmata dall’Italia nel 1989. Inoltre la previsione della pluralità delle condotte violente, il riferimento alla verificabilità del trauma psichico e i tempi di prescrizione ordinari annacquano un testo quasi a consigliare, agli addetti ai lavori, le condizioni per abusare piuttosto che per rispettare i diritti delle persone in custodia dello Stato. Più di mille editoriali vale il commento di uno come Gasparri, postfascista impiantato in Forza Italia: «Chi canta vittoria ha in realtà fatto un buco nell’acqua. Mentre chi a sinistra dice che la legge non serve a nulla ha ragione. Il testo così com’è è carta straccia».

Per i 150 anni de Il Capitale. Prima di andare oltre, leggiamolo. ..

di Marco Palazzotto 
Quest’anno ricorrono i 150 anni della pubblicazione (1867) del Primo Libro del testo che avrebbe poi cambiato la storia del Novecento, ovvero la principale opera di Karl Marx: Das Kapital. Dopo un secolo e mezzo dalla prima edizione tedesca, ci si chiede se un’opera che ha influenzato la politica mondiale del secolo scorso sia oggi ancora utile ad offrire strumenti di analisi a chi si pone come obiettivo la trasformazione della società in senso più egualitario. 

Riflessioni molto italiane sulle elezioni inglesi

di Norma Rossi 
Il giorno dopo le elezioni, il risultato più inaspettato ci chiede di riflettere su cosa è successo, e su cosa la sinistra italiana può imparare da questo voto. Nonostante Corbyn non abbia ottenuto la maggioranza in Parlamento, il risultato resta straordinario. Nelle elezioni indette da Theresa May per distruggere il partito Labourista, questo ha ottenuto il miglior risultato dal 2001, sfiorando il 40% dei consensi. La lezione principale di Corbyn per chiunque voglia chiamarsi di sinistra oggi è chiara; se non vuole perdere (o meglio se vuole vincere) la sinistra deve fare la sinistra, perché nessuno fa la destra meglio della destra.

Il carcere alla prova delle migrazioni

di Carolina Antonucci
Il carcere mantiene ancora oggi, nel nostro paese, una centralità indiscussa nell’ambito del variegato sistema dell’esecuzione penale. L’ordinamento penitenziario, regolato dalla legge di riforma del 1975 (la legge 354), ha conosciuto l’introduzione di misure alternative alla pena detentiva. Ma il carcere conserva la centralità. Da un lato, all’aumentare dell’accesso alle misure alternative è corrisposto un proporzionale aumento del numero dei detenuti; dall’altro, riveste il ruolo di costante minaccia per chi a quelle misure anela o a cui sono già state concesse.

Totalitarismi e populismi: impurità dei tempi

di Erminio Risso
Alla fine dello scorso anno, per i tipi della manifestolibri, è uscito Totalitarismi e populismi di Rino Genovese, un libro le cui dimensioni sono inversamente proporzionali all’importanza della pubblicazione e che contiene nelle dimensioni del pamphlet la forza espressiva della comunicazione essenziale senza concedere nulla alla semplificazione e alla banalizzazione. In questo spazio di scrittura convivono fianco a fianco, in forte rapporto dialettico come nella migliore tradizione della teoria critica, teoria e prassi: in quanto l’analisi teorica, l’affinamento dei mezzi gnoseologici ed ermeneutici, è subito messo al vaglio della realtà effettuale, che qui prende le forme di un’analisi storica puntuale.

Quel gioco pericoloso che cerca di confondere la critica radicale

di Marco Bascetta
L’opuscolo di Tito Boeri , tratto da una lectio magistralis tenuta alla Biennale Democrazia nel marzo di quest’anno a Torino (Populismo e stato sociale, Laterza, pp.48, euro 9) comprende una strana appendice. Si tratta di un elenco dei «partiti populisti europei» elaborato dalla Fondazione Rodolfo Debenedetti. Figurano in questo elenco formazioni patentemente filonaziste o filofasciste come la Npd e i Republikaner tedeschi, la greca Alba dorata, l’ungherese Jobbik, per citare solo le più spudorate, insieme con organizzazioni di segno diametralmente opposto come Podemos e Syriza.

Accesso limitato al welfare e immigrazione: il caso del Regno Unito

di Ludovico Giua
Il 1° Maggio 2004 gli Stati membri dell’Unione Europea divennero 25. Da quella data, infatti, oltre a Malta e Cipro, aderirono all’UE 8 Paesi dell’Est Europa – Slovenia, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e Ungheria –, indicati anche come i Paesi “Accession 8” (di seguito “A8”). L’allargamento del 2004 ha comportato un aumento della popolazione dell’UE di quasi 75 milioni di persone (pari a circa il 20% della popolazione precedente) e, conseguentemente, l’apertura del mercato del lavoro interno dell’Unione a milioni di potenziali lavoratori provenienti dai nuovi Stati membri.

«Cinquant’anni dopo», una storia che diventa grido disperato

di Tommaso Di Francesco 
La questione palestinese è scomparsa dalle cronache ma i palestinesi no. Purtroppo, dopo cinquanta anni dall’occupazione dei Territori palestinesi da parte dell’esercito israeliano nella guerra dei sei giorni del giugno 1967, quel nodo irrisolto della crisi mediorientale e internazionale, su cui si preferisce stendere un mantello fitto di silenzio, può essere così sintetizzato: si è secolarizzata, vale a dire è diventata il racconto di una sconfitta e poco più. Proprio mentre lo status quo di immobilità e oppressione aggrava la separazione e la discriminazione tra israeliani e palestinesi.

Il sindacato di classe del XXI secolo è ora una possibilità concreta

di Giorgio Cremaschi 
Ho visto una concreta possibilità che il sindacato di classe del ventunesimo secolo divenga una realtà. Ho visto la volontà di costruirlo non solo nelle scelte del gruppo dirigente, ma negli interventi che dai più diversi luoghi di lavoro, dai mondi del precariato e della immigrazione, da quello dei pensionati, si sono succeduti instancabili ed appassionati nel congresso del USB. Praticare il sindacalismo di classe oggi significa andare totalmente controcorrente, rispetto al sistema di potere e anche a CGILCISLUIL, nelle quali è prevalso il modello del sindacato di mercato, che accetta tutte le compatibilità e quando non sceglie la complicità, al massimo pratica la riduzione del danno.

Iniziative community-based e nuovi spazi di inclusione dei migranti: il caso del Baobab Experience a Roma

di Venere Stefania Sanna
L’Italia vanta una lunga tradizione di movimenti sociali e di cittadinanza attiva, spazi autonomi e forme di riappropriazione dei beni pubblici che prendono vita già dai primi anni ’70, soprattutto nelle grandi città del nostro paese (V. Pecorelli “Spazi liberati in città: i centri sociali. Una storia di resistenza costruttiva tra autonomia e solidarietà”, Acme, 2015). 

Un futuro bello e impossibile

di Benedetto Vecchi 
I paradossi scandiscono da sempre la produzione teorica di Slavoj Zizek. È in base al loro uso smodato che il filosofo sloveno occupa da anni il centro della scena pubblica. È in base ad essi che si è gettato a testa bassa contro le ipocrisie, le contraddizioni della produzione culturale mainstream. Lo ha fatto nel denunciare l’apparente ragionevolezza del politicamente corretto o la tesi sull’attuale sistema di vita come imperfetto, ma che è senza alternative. Zizek ha mostrato e dimostrato che la tolleranza, il rispetto delle minoranze, il diritto alla diversità sono spesso le sbarre che definiscono i confini di un vivere sociale dove sono stigmatizzati gli antagonismi sociali.

La città come bene comune. Così Barcellona contrasta il regno di Airbnb

di Giacomo Russo Spena e Steven Forti
Un servizio comodo e confortevole. Una manna dal cielo per chi non può permettersi alberghi di lusso. Airbnb è il portale on line che coniuga domanda ed offerta del turismo low cost: una community che dà la possibilità a chi ha una camera libera nella propria abitazione di affittarla. È un modo di viaggiare più economico e "social" della classica sistemazione in hotel. Una rivoluzione, negli ultimi anni, che si è affermata soprattutto tra i giovani. Ma non è tutto oro quel che luccica perché la politica di Airbnb ci parla infatti di nuova urbanistica e di modelli di città differenti. Per anni siamo stati abituati ad una politica latente che ha dato mano libera ai privati che hanno saccheggiato liberamente gli spazi urbani.

C’è un mucchio di debiti sotto il tappeto tedesco

di Civil Servant
Mentre euroscettici e populisti si lamentano della disciplina fiscale europea, ci sono governi fin troppo europeisti che da anni accumulano allegramente debiti alla luce del sole e alla faccia di tutti i trattati, le direttive e i regolamenti. Per verificarlo basta rovistare nel sito dell’Eurostat, che è l’agenzia statistica dell’Unione Europea, sotto la criptica voce “contingent liabilities”, ovvero “passività potenziali”. Per fortuna, come c’era una volta un incorruttibile giudice a Berlino, oggi c’è qualche statistico a Lussemburgo che raccoglie pazientemente dati su alcune poste che, per oscure convenzioni contabili, non figurano direttamente nei bilanci dei governi, ma che contribuiscono ugualmente ad aumentare l’indebitamento dei cittadini.

Cinque storie di ordinaria precarietà

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Primo racconto
“Ah ma hai lavorato a San Siro per la finale UEFA? Che figata!” NO! FIGATAUNCAZZO. “Beata te!” NO! Non eravamo beate nessuna di noi 200 hostess. Che da mezzogiorno ci siamo ritrovate là, sotto il sole a fare appello dopo appello, fila dopo fila, a timbrare il pass una alla volta per ogni spostamento. Poi quelle mezz’ore di attesa che si fanno infinite, aspettare che il personale UEFA ti venga a prendere per mostrarti l’area di lavoro, sentirti spronata a ingozzare qualunque snack ti sei portato dietro, perché, “ricordati che rimangerai solo alle 21!”.

martedì 4 luglio 2017

La filosofia attraverso lo schermo











di Paulo Fernando Lévano
Il volume “Il filosofo e il suo schermo. Video-interviste confessioni monologhi” (Kayak Edizioni, 2016), a cura di Igor Pelgreffi raccoglie gli atti dell’omonimo convegno di studi, tenutosi a Bologna il 19 e 20 maggio del 2015. 

La sfida, attuale rispetto all’odierno protagonismo comunicativo dello schermo, consiste nel pensare a possibili alternative all’«ordine gerarchico implicito» di ogni corpus filosofico, nelle quali le video-interviste non siano più semplici appendici all’opera di un filosofo, ma vere e proprie «direzioni testuali» che permettano a quest’ultimo di porsi al di fuori della forma-libro, giocando in spazi di manovra che sono invece interdetti nelle «coordinate abituali di lettura» (p. 12).

Il Totem della Germania da smontare


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di Fabrizio Marcucci
Cosa si nasconde dietro il "miracolo" della Germania? Chi lo ha pagato? E davvero conviene esportare il modello nell'intera Europa? A guardarli bene i dati smentiscono il racconto dominante.
Per alcuni è un miracolo. Altri lo definiscono un paradosso, pure pericoloso per il resto dell’Europa. I dati di una recentissima pubblicazione di Steffen Lehndorff, economista e ricercatore dell’Iaq, Istituto per il lavoro e la formazione dell’Università di Duisburg-Essen, fanno propendere per la seconda definizione.

venerdì 30 giugno 2017

Sinistra: contro il disfattismo e l'autocommiserazione

di Oscar Monaco
A quanto pare, alle ultime elezioni amministrative, le liste “civiche” di sinistra hanno ottenuto in media percentuali superiori all'8%, attendandosi sopra il 15% in più di un capoluogo di provincia o comune di medio/grandi dimensioni; si trattava di liste o coalizioni nella quasi totalità dei casi alternative al PD e, se sommassimo i risultati delle liste di sinistra (sempre alternative al PD) non coalizzate tra loro, si supererebbe il 10% dei consensi mediamene ottenuti.

La scialuppa di Renzi e l'impoverimento di massa


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di Fabrizio Marcucci
A dispetto dell’apparente grande consenso che ebbe, a Renzi l’Italia e il suo stesso partito si affidarono per disperazione. Se si fa eccezione per un ridotto zoccolo duro di sostenitori convinti, la gran parte del paese e del Pd tramortiti dalla crisi lo accolsero con lo spirito con cui ci si aggrappa a una scialuppa di salvataggio.

Una vittoria per Standing Rock ed i Siuox. La Corte Federale ritiene che lo sblocco del DAPL violi la legge


Standing Rock







di Earthjustice.org
A pochi giorni dal dibattito che vedrà confrontarsi - sul palco dello Sherwood Festival - alcuni protagonisti di Standing Rock con esponenti di lotte territoriali attive in Italia (lunedì 19 giugno alle ore 21,00 presso il second stage), una decisione della Corte Federale potrebbe riaprire la partita sul Dakota Access Pipeline. Questo articolo è tratto dal sito di Earthjustice, organizzazione no profit che difende anche gli interessi dei Siuox del Nord Dakota.

Un decreto per i risparmiatori?

di Sergio Farris 
Dopo l'assenso della Bce alla messa in liquidazione per accertato rischio di dissesto della Banca Popolare di Vicenza e della Veneto Banca (i due istituti di credito, da tempo in crisi, non assolvono gli obblighi relativi ai necessari requisiti patrimoniali), il Ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan ha dichiarato che la soluzione per le due banche venete in liquidazione, adottata con il relativo Decreto emanato il 25 giugno dal Consiglio dei Ministri, era l'unica praticabile. Non c'erano alternative alla liquidazione 'ordinata'. Si garantirebbe la stabilità del sistema finanziario e si tutelano i risparmiatori. In realtà, la vicenda ha più che altro le sembianze di una resa incondizionata ai desideri del gruppo Intesa SanPaolo.

martedì 27 giugno 2017

Immigrazione e finanziamento dello stato sociale









di Christian Marazzi 
Quando si parla di immigrazione in Svizzera raramente si mette in evidenza il suo ruolo nel finanziamento dello Stato socialeattraverso il versamento dei contributi sociali obbligatori. Ancor più raramente si ricorda che spesso, per una parte importante degli immigrati, a questi contributi non corrispondono le prestazioni sociali per le quali sono stati versati. Ne ha parlato recentemente Jean-Pierre Tabin, esperto di politica sociale svizzera e prof. all’HES-SO di Losanna (“Quand l’Etat social profite des immigrés”, REISO.org, 15 maggio 2017).

Un lavoro povero è davvero ‘meglio di niente’?

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di Elena Monticelli, Marco Marrone
Si sta affermando un nuovo genere di disoccupati, non più coloro che sono privi di un lavoro, ma sempre più coloro che pur lavorando non accedono a un reddito sufficiente

Il caso Germania. Visto da sinistra


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Paola Giaculli
La sfida è anche sul piano culturale. Perché in Germania l'elettorato è conservatore e sceglie i partiti tradizionali. E la Spd ha rinunciato a un impianto autenticamente riformatore.

Il sindacato di classe del XXI secolo è ora una possibilità concreta



di Giorgio Cremaschi
Ho visto una concreta possibilità che il sindacato di classe del ventunesimo secolo divenga una realtà. Ho visto la volontà di costruirlo non solo nelle scelte del gruppo dirigente, ma negli interventi che dai più diversi luoghi di lavoro, dai mondi del precariato e della immigrazione, da quello dei pensionati, si sono succeduti instancabili ed appassionati nel congresso del USB.

Chi sono i rifugiati ambientali?









di Guido Viale
Chi sono i rifugiati ambientali? Secondo Essam El-Hinawi, che ha introdotto questo termine nel 1985, si tratta di “persone che sono state costrette a lasciare il loro habitat abituale, temporaneamente o per sempre, a causa di una significativa crisi ambientale (naturale e/o provocata da attività umane, come per esempio un incidente industriale) o che sono state spostate in via definitiva da significativi sviluppi economici o dal trattamento e dallo stoccaggio di scarti tossici, mettendo così a repentaglio la loro esistenza e influenzando gravemente la qualità delle loro vite”.

lunedì 26 giugno 2017

Rodotà, la dignità umana come conquista


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di Gianni Ferrara
Stefano Rodotà incorporava i profili più alti della persona umana: quello dello scienziato, quello del combattente per i diritti, per le libertà, per la democrazia.
Li ha incorporati senza mai che uno dei due prevalesse sull’altro.

Il populismo democratico alla prova dell’immigrazione











di Raffaele Bazurli
In occasione delle ultime presidenziali francesi, il movimento ‘La France Insoumise’ guidato da Jean-Luc Mélenchon ha destato profondo clamore per aver spezzato, uno dopo l’altro, molti tabù della sinistra tradizionale. L’immigrazione non fa eccezione. Mélenchon ha ripetuto di voler intervenire sulle cause dei fenomeni migratori: guerre, carestie, cambiamenti climatici.

La grande truffa delle banche venete








di Claudio Conti
I veri delinquenti gestiscono banche, manovrano governi, svuotano di risorse un paese e quando vanno in difficoltà pretendono di essere salvati a spese di tutti i cittadini.
Ideologia? Giudicate voi…

venerdì 23 giugno 2017

Sinistra con i piedi per terra, in cerca di senso e cittadinanza

di Alfonso Gianni
L’assemblea del Brancaccio ha avuto il merito essenziale di porre con i piedi per terra il tema della costruzione di una «lista di cittadinanza a sinistra». Il percorso è tutto da costruire, né poteva essere preconfezionato. Ma alea iacta est, indietro non si deve e non si può tornare. Il percorso non sarà facile e il tempo è breve. Proprio per questo conviene da subito affrontare alcuni nodi. La contraddizione nella quale si dibatte la costruzione della lista di cittadinanza a sinistra è chiara e non va sottaciuta.

giovedì 22 giugno 2017

Portare in parlamento il mondo della sinistra e di chi non vota più

di Tomaso Montanari 
C’è una spaccatura profonda, a sinistra. Ma non è quella tra le sigle, i nomi, i cartelli: è quella tra chi è dentro il gioco autoreferenziale della «politica» praticata e chi ne è fuori. Una spaccatura che contribuisce in modo decisivo ad allargarne una ancora più profonda: quella tra chi vota e chi non vota più. Per questo gli interventi centrali dell’assemblea di domenica al Brancaccio sono stati, per me, quelli di Andrea Costa (Baobab) e Giuseppe De Marzo (Rete dei numeri pari, Libera). Hanno fatto capire come non esista più nessun rapporto tra il loro lavoro quotidiano (politico, se ce n’è uno) e l’idea stessa di rappresentanza parlamentare.

mercoledì 21 giugno 2017

Dal Brancaccio inizia un nuovo percorso, non ancora un partito

di Luciana Castellina
Se ci fosse stato ancora bisogno di dimostrare che i grandi giornali hanno smesso di raccontare quello che succede per dar spazio solo ai dettagli che servono a corroborare la loro linea politica, l’assemblea del Brancaccio rappresenterebbe la migliore prova. Qualche migliaio di persone, protagonisti molti giovani (di per sé una notizia), 40.000 che seguono in streaming, decine di interventi che raccontano l’Italia invisibile alla vecchia politica ufficiale ma che esiste ed è ricca.

lunedì 19 giugno 2017

Un progetto di giustizia e uguaglianza

di Tomaso Montanari
«Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale, e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

Sinistra, dall’assemblea al Brancaccio qualcosa di nuovo all’orizzonte

di Donatella Coccoli 
Definire fallite le prove di unione della sinistra al Teatro Brancaccio di Roma – come ha scritto il Fatto quotidiano – è riduttivo e non tiene conto della realtà complessa dell’assemblea del 18 giugno, promossa dall’appello di Anna Falcone e Tomaso Montanari “per un’alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza”. Ecco perché non si può parlare di “prove fallite”. Primo: la straordinaria partecipazione. Oltre 2mila persone dentro e fuori il teatro e 65mila collegamenti in streaming. Era tanto tempo che non accadeva qualcosa di simile per un incontro della sinistra.

Così costruiremo l’alternativa al Pd. Buona la prima di Falcone e Montanari

di Rossella Guadagnini
L'esordio è esplicito: "Vogliamo costruire una grande coalizione civica di sinistra, alternativa al Pd, capace di portare in Parlamento quella metà del Paese che non vuole andare a votare". Comincia così l'intervento di Tomaso Montanari che apre la giornata del 18 giugno al Teatro Brancaccio di Roma. Lo storico dell'arte inaugura i lavori dell'assemblea insieme ad Anna Falcone, avvocata e vice presidente del Comitato del No al Referendum costituzionale, che li chiuderà sei ore dopo.

domenica 18 giugno 2017

Ecco il nostro progetto per la nuova sinistra di popolo. Intervista a Anna Falcone

Intervista a Anna Falcone di Stefania Rossini
La prima volta che è apparsa in tv ha bucato subito lo schermo. Con puntigliosa precisione, senza gli ammiccamenti di certe reginette della politica, ha spiegato che la Costituzione non si doveva toccare e che semmai la battaglia giusta sarebbe stata quella di attuarla fino in fondo. Stava rappresentando i comitati per il No al referendum del 4 dicembre e ringiovaniva di colpo una squadra accusata di scandalosa vecchiezza. Sei mesi dopo Anna Falcone si riaffaccia alla politica nazionale. Lo fa con un appello, scritto con Tomaso Montanari, in cui suggerisce alla sinistra disunita le forme e i modi per realizzare un progetto condiviso.

18 giugno dei giovani. Per cambiare la politica, l’Italia, e la vita di milioni di persone: davvero

Siamo la generazione che ha fretta. Sono troppi anni che ci sentiamo promettere un futuro radioso, ma nella nostra vita quotidiana, ciò che cambia, cambia in peggio. Per noi l’austerità è iniziata ben prima del 2008: siamo nati e cresciuti nell’epoca della precarietà, della disoccupazione, dei tagli all’istruzione, delle privatizzazioni. Non abbiamo nostalgia di epoche d’oro a cui tornare, né padri politici a cui appellarci. Siamo nati e cresciuti con l’idea che vivremo in condizioni peggiori dei nostri genitori, tutto intorno a noi grida che dobbiamo rassegnarci.

Sciopero, tentazioni incostituzionali

di Massimo Villone
Dopo i voucher ripristinati e lo scippo del referendum, siamo ora alla proposta di limitare il diritto di sciopero. Il governo Gentiloni sembrerebbe avere dismesso i toni bellicosamente antisindacali di Renzi. Ma nella sostanza ben poco è cambiato. Dobbiamo concludere che sindacati e lavoratori a palazzo Chigi sono ancora parenti poveri. La prima domanda è: sarà una cosa seria? Abbiamo troppa stima dell’intelligenza politica del ministro Delrio per pensare che gli sia sfuggita per distrazione una riflessione personale, soprattutto considerando che sul governo già pesa il peccato originale dello scippo referendario a danno dei lavoratori e del sindacato.

Cara Anna e caro Tomaso, partire bene è decisivo!

di L'Altra Europa con Tsipras
Cara Anna, caro Tomaso, noi dell’Altra Europa con Tsipras abbiamo auspicato e immediatamente accolto con gioia e speranza una proposta come quella che voi avete generosamente avanzato. Questo auspicio e questa accoglienza vi abbiamo manifestato mettendoci a disposizione vostra e della impresa che comunemente ci appassiona. Partire bene è decisivo. Per noi partire bene significa una chiarezza nella proposta politica e programmatica che non può che essere alternativa alle destre, al PD, ai Cinquestelle e alle esperienze di centrosinistra che non possono essere riproposte.

Con Falcone e Montanari. Oggi si parte

di Alleanza popolare 
Oggi 18 giugno al Teatro Brancaccio di Roma, dalle 9.30, l’appello lanciato da Anna Falcone e Tomaso Montanari riunirà cittadini e cittadine da tutta Italia, rappresentanze della società civile, del mondo del lavoro e del mondo politico di sinistra per aprire uno spazio politico nuovo di confronto sin dal suo atto fondativo. Come nella intenzione degli organizzatori, il 18 giugno inizia un percorso partecipato fra cittadini, forze civiche e soggetti politici per costruire “un’alleanza per la democrazia e l’uguaglianza. Inizieremo dall’individuazione dei punti che ci uniscono e che saranno le priorità di cui occuparsi in un programma che sarà partecipato e costruito dai territori”.