La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 18 ottobre 2016

Dopo il referendum la battaglia per la Costituzione dovrà continuare

di Luigi Pandolfi, per lo speciale di facciamosinistra! 
Difendere la Costituzione dall’attacco portato avanti dal governo Renzi con la sua riforma implica, oggi più di ieri, una riflessione a tutto campo su quanto della stessa è stato applicato dal 1948 ad oggi e sull’applicabilità dei sui principi, delle sue norme programmatiche, nel quadro della’attuale governance economica europea. Convenire sul fatto che questo tentativo di manipolazione della Carta costituisca un’altra tappa nel processo di depoliticizzazione della democrazia, di spoliazione delle prerogative del Parlamento, significa anche prendere atto dell’assoluta, palese, incompatibilità tra Costituzione repubblicana e Trattati europei. 
L’attuale quadro della governance comunitaria, non solo pone limiti gravi all’autonomia del Parlamento, relativamente ai procedimenti di formazione e di approvazione delle leggi di bilancio, ma sovrintende al conseguimento di obiettivi di finanza pubblica in contrasto con le finalità sociali della Legge fondamentale dello Stato. Questo spiega anche il perché l’inserimento del principio del pareggio di bilancio all’art. 81 abbia rappresentato un chiaro esempio di “rottura costituzionale”. Semplice: il controllo ossessivo della spesa pubblica, la priorità assegnata all’equilibrio tra le entrate e le uscite dello stato, la mistica del “deficit zero”, sono incompatibili con la missione della Repubblica, quella di «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana». Un tema con cui la sinistra è chiamata a fare i conti, senza infingimenti, senza timori di sorta. Perorare la causa di un’Europa democratica e solidale significa innanzitutto denunciare, con forza, chiaramente, l’imbroglio che si cela dietro l’europeismo delle tecnocrazie e degli oligarchi. 
Non è di destra smascherare l’inganno di un’Europa tutta ripiegata sulla competizione neo -mercantilista tra le economie nazionali, sulla svalutazione del lavoro, sull’abbattimento delle conquiste del welfare state. L’euro, così come è stato concepito, è sostenibile? Oggi le condizioni per un’Europa federale, democratica, sono più favorevoli che nel passato? Cambiare i trattati? E per andare dove? Domande alle quali spesso si danno risposte speciose, parziali, frammentate, per partito preso. Eppure, il tema del cambiamento delle politiche economiche in Europa è strettamente legato a quello degli strumenti per realizzarle. L’Europa non è uno Stato federale autonomo, ma un “mercato unico”, al quale gli Stati partecipano soggiacendo a precisi vincoli di finanza pubblica. La politica monetaria è in capo ad un’istituzione del tutto indipendente dal potere politico, mentre quella fiscale rimane, almeno formalmente, di competenza dei governi nazionali, ancorché gli stessi non possano esplicarla pienamente, tenendo conto dei bisogni reali della società e dell’economia, per via del “vincolo esterno” rappresentato dai parametri europei. Fino a quando questa situazione potrà reggere? Si può parlare ancora, in questo quadro, di sovranità che «appartiene al popolo»? 
Ecco, una questione che rimanda, direttamente, al tema del referendum del 4 dicembre prossimo. Sventare il tentativo di rimodellare in senso autoritario, verticistico, la nostra forma di governo, è un imperativo categorico. Ma, nel caso di vittoria del NO, il nostro lavoro sarebbe finito? Assolutamente no. I nodi legati alla reale cogenza, all’effettiva applicabilità della Costituzione nel quadro dell’attuale governance comunitaria rimarrebbero tutti. E rappresenterebbero la vera sfida per una sinistra che volesse riappropriarsi della sua missione, quella di cambiare lo stato di cose presenti, nell’interesse dei lavoratori, delle classi subalterne.

Luigi Pandolfi, laureato in scienze politiche, giornalista pubblicista, scrive di politica ed economia su vari giornali, riviste e web magazine, tra cui Il Manifesto, Micromega, Linkiesta, Economia e Politica e Huffington Post. Tra i suoi libri, Destra, correnti ideologiche e temi culturali nell’Italia repubblicana (2000); Un altro sguardo sul comunismo, teoria e prassi nella genealogia di un fenomeno politico(2011); Lega Nord, Un paradosso italiano in 5 punti e mezzo (2011); Crack Italia, La politica al tempo della crisi (2011).

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