La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 18 ottobre 2016

Eurorepressione. Nell’Unione del disaccordo, l’Europolizia mette tutti d’accordo


di Tiziana Barillà, per lo speciale di facciamosinistra! 
Mentre la nostra sinistra continua a guardare le proteste popolari, quelle italiane e quelle europee, da dietro uno schermo, in quelle piazze cresce la repressione. E mentre continua a farsi imitazione degli altrui movimenti popolari, traendone linfa - qualche volta - giudicando – spesso – e riducendo i termini della lettura sociale e politica a quella del palazzo dove ormai non è più, qualcos’altro si fa europeo. La repressione. Meglio, l’eurorepressione. 
Nell’Unione europea del disaccordo, l’Europolizia mette tutti d’accordo. In tema di immigrazione, se c’è una cosa su cui tutti gli Stati membri sono d’accordo è la repressione. E al vertice di un anno fa in Lussemburgo, l’8 e 9 ottobre del 2015, i ministri dell’Interno degli ancora 28 Stati membri (Brexit non era nemmeno nell’aria), si sono cominciati a chiedere come “proteggere” le frontiere dell’Unione.
Da allora: hanno rafforzato rafforzare Frontex (l'Agenzia europea di controllo delle frontiere) e investito su un corpo di polizia comune, marittimo e terrestre, per il controllo delle frontiere. La posta in gioco si alza: la creazione di una comune forza di polizia di frontiera e, in genere, di sicurezza. Il mutamento, naturalmente, richiede una pesante cessione di sovranità. Vista da questa prospettiva, l’immigrazione sembra il banco di prova per testare la volontà dei singoli Stati. 
Eupst. Prove di superpolizia europea
Quando un governo si troverà in stato di emergenza, potrà chiedere aiuto a Bruxelles, e Frontex potrà inviare in tempi rapidi le sue pattuglie, terrestri o marittime. Nella fase successiva, poi, le guardie europee dovranno essere in grado di operare autonomamente rispetto alle forze di polizia locale, seppur su richiesta dei governi locali. Questa la base di partenza, ovvero la prima proposta su cui si lavora, frutto del francese Cazeneuve condiviso dal tedesco de Maiziere e dall’italiano Alfano. In quel vertice si è sondata la disponibilità dei governi ad accettare un sistema di polizia europeo, unico, che impatta direttamente sulla sovranità nazionale. A Vicenza, nel mese di ottobre, un blitz NoWar alla base di addestramento Nato/Eurogendfor di Santa Tecla ha provato a ricordarci che anche qui, in Italia, si svolgono le prove tecniche di addestramento, e si chiamano &European union police services training II& (Eupst-II)”.
Nella sede del Centro di Eccellenza per le Stability Police Units dell'Arma dei Carabinieri (Co.ESPU) di Vicenza, carabinieri e poliziotti di 45 polizie/Gendarmerie provenienti da 35 Paesi europei, dell’Unione Africana ed Extra Ue (dalla Francia all’Albania, dal Camerun alla Grecia, Turchia e Stati Uniti) hanno preso parte alle prove di addestramento di Eupst-II. Tra loro – da sottolineare, forse - anche la polizia turca, che non necessita certo di presentazioni in quanto a metodi repressivi. L'obiettivo è addestrare 2.400 operatori di polizia-gendarmeria. Nel nome di un più efficace e coordinato futuro impiego in missioni internazionali di gestione civile delle crisi: “Per un più efficace e coordinato futuro impiego in missioni internazionali di gestione civile delle crisi sotto egida Nazioni Unite”, dicono. L’ European Union Police Service Training II è interamente patrocinato dall'Unione Europea e sviluppato dal 2011 da un Consorzio multinazionale composto dal Collegio Europeo di Polizia (CEPOL), dal Ministero degli Affari Esteri ed Europei Francese, dalla Gendarmeria Nazionale Francese, dalla Guardia Civil spagnola, dalla Gendarmeria Romena, dalla Marechaussee dei Paesi Bassi e dall'Arma dei Carabinieri, che ne ha assunto la leadership.
Eurogendfor. La gendarmeria europea. Garantire la pubblica sicurezza e svolgere attività di polizia giudiziaria, l’Egf può controllare, sostituirsi o istruire le polizie locali, dirigere la pubblica sorveglianza, operare alle frontiere, acquisire ogni genere di informazione e, infine, svolgere operazioni d’intelligence. L‘European Gendarmerie Force è una sorta di esercito sovranazionale dotato di poteri straordinari: 800 militari pronti a intervenire in ogni luogo del pianeta e una riserva di di circa 2.000 uomini attivabili entro trenta giorni.
La gendarmeria nasce nel 2004 su iniziativa di Francia, Italia, Portogallo, Spagna e Paesi Bassi. I cinque Paesi Ue, il 18 ottobre 2007, firmano il Trattato di Velsen che con 42 articoli ne disciplina compiti e poteri. Un anno dopo si aggiunge la Romania. Anche l’Egf ha sede a Vicenza, presso la caserma Chinotto, ed è a disposizione dell’Unione europea, della Nato, dell’Onu e dell’Ocse. Epure non a essi ma solo al Cimin (Comitato Interministeriale di Alto Livello) risponde. Il Cimin, ovvero il gruppo di ufficiali e rappresentanti del Ministero Esteri e Ministero Difesa. 
Composta da forze di polizia con status militare, l’Egf è velocemente schierabile e interviene in scenari di crisi per riportare l’ordine pubblico. Finora ha operato in Bosnia Erzegovina dal 2007 al 2010, nell’ambito della Missione Eufo “Althea” e ad Haiti, nel 2010, a seguito del terremoto, rispondendo alla richiesta dell’Onu; in Afghanistan, sotto l’egida della Nato e dove ancora adesso addestra la Polizia locale. In molti, però, sono pronti a giurare che sia stata schierata anche in altre occasioni, come durante le rivolte anti-austerity in Grecia. 
A preoccupare, soprattutto, è la totale autonomia. Eurogendfor non deve rispondere né ai Parlamenti nazionali né a Strasburgo. E, pare, che i membri dell’Efg possano godere di una “totale immunità giudiziaria”. Nel Trattato di Velsen si possono leggere i “super poteri” della milizia europea: inviolabilità di locali, edifici e archivi, immunità delle proprietà e dei capitali da provvedimenti esecutivi dell’autorità giudiziaria dei singoli Stati. 
Una superpolizia che tutto può, una struttura militare sovranazionale in grado di operare ovunque senza rendere conto alcuno. Farsi europei, insomma, potrebbe significare incontrare i manganelli dell’Egf.



























Tiziana Barillà è una giovane giornalista professionista. Scrive sul settimanale Left, di cui è una delle firme di punta. Di recente ha pubblicato il libro Don Quijote de la Realidad. Ernesto Che Guevara e il guevarismo per i tipi di bookabook.

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