La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 18 ottobre 2016

Il fondamento sociale di un No, fortissimamente No

di Claudia Baldini, per lo speciale di facciamosinistra! 
Jp Morgan, banca d’affari statunitense, responsabile dell’inizio della crisi del 2008, in un documento di 16 pagine datato 28 maggio 2013 titolato “Aggiustamenti nell’area euro”, la superpotenza finanziaria di Dimon sostiene che, “dietro la crisi europea ci sono limiti di natura politica, perché i sistemi politici dei paesi del Sud, e in particolare le loro Costituzioni, adottate in seguito alla caduta non controllata del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea”. 
Per la Jp Morgan, il problema, in Italia, è rappresentato dalla Costituzione antifascista, che mostra «una forte influenza delle idee socialiste», riflettendo «la grande forza politica raggiunta dai partiti di sinistra dopo la sconfitta del fascismo»…” Il governo è debole nei confronti del Parlamento e delle Regioni, e sconta come un handicap le tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori.”
“La lotta di classe esiste e la mia classe la sta vincendo”.
Così si è espresso uno dei miliardari presenti alla riunione del gruppo Bilderberg che si tiene ogni anno. il gruppo Bilderberg non non è una società, né una assise di complottisti: si tratta, invece, di un incontro privato e chiuso alla stampa, tra potenti di tutto il mondo, che ricorre annualmente, a partire dal primo consesso, che avvenne nel 1954 presso l’Hotel Bilderberg della cittadina olandese di Oosterbeek. Tale incontro annuale ha lo scopo di porre a confronto i potenti dell’èlite, uniti dall’ideologia neoliberista che li rappresenta e dalla volontà di porre in essere una rete atta a tutelare i loro interessi e a unire le istituzioni finanziarie.
Si tratta, appunto, di una specifica Internazionale liberal-finanziaria che persegue un obiettivo politico-economico. La massima segretezza neo-oligarchica rivela il vero carattere del gruppo Bilderberg come governo occulto che opera nell’ombra, determinando le linee generali di una politica ridotta a mera continuazione dell’economia con altri mezzi.
David Rockefeller, nel giugno del 1991, durante l’incontro del gruppo Bilderberg a Baden Baden, dichiarò che una sovranità sovranazionale esercitata da una èlite intellettuale e da banchieri mondiali è senza dubbio da preferirsi senza esitazioni alla tradizionale autodeterminazione delle nazioni.
L’obiettivo perseguito consiste nell’instaurazione di un governo unico mondiale con un solo mercato globale, ove non sopravvivano identità e culture plurali, ma solo consumistiche.
Non è complotto è una visione classista dalla parte dei mercanti. 
E’ molto più facile trovare l’accordo su un interesse comune di ricchezza, piuttosto che su idee valoriali e sociali. Perciò se non esiste una forza globale di opposizione al liberismo, è destinato a continuare e a vincere il modello neo liberista.
E non c’è dubbio che le Costituzioni ‘socialiste’ debbano cambiare, che i sindacati debbano adeguarsi, che i lavoratori vengano isolati. Questo è il contesto in cui si inserisce l’Unione Europea in cui è l’interesse bancario a prevalere.
Se capiamo che la destra ha un suo progetto ed è unita dalla Finanza che governa l’economia, dobbiamo anche capire che le azioni di ogni governante europeo non sono a caso, ma si inseriscono in un contesto neo liberista mondiale. 
E i popoli? 
I popoli non leggono, seguono la persona senza capire cosa rappresenta. Non tutti: la Francia ha lottato e continua contro la riforma del lavoro, la Germania ha lottato contro i TTip. L’Italia si è sciolta al sole. Ma c’è un dato per l’Italia. Il partito maggiore di opposizione ha seguito il leader ed è scivolato nettamente a destra. Ha ragione Renzi quando dice; abbiamo fatto quello che ci avete chiesto, ora dateci il premio
Ecco, noi stiamo tanto a discutere e a spiegare perché questa Riforma renziana è sbagliata. Ed entriamo puntigliosamente nel merito come è giusto che sia.
Ma perché si è voluto scegliere di fare questa riforma anziché ad esempio quella fiscale che porterebbe cassa? Perché fare il jobs act rifiutando anche i sindacati? Per snellire le procedure parlamentari? Per agevolare le assunzioni? NO. E si dimostra subito. 
Se avessero dimezzato anche i deputati il risparmio sarebbe stato ben maggiore. Se avessero messo la Commissione paritetica di decisione al secondo passaggio, avrebbero ridotto ancor di più un percorso che comunque anche così è mediamente veloce. NO, non è questo ;si voleva eliminare la funzione di controllo propria del Senato. E ciò era necessario per poi preparare una legge elettorale , simile alla legge Acerbo pre Mussolini, per concentrare i poteri nella figura del Presidente del Consiglio. E via, via tutto l’impianto di questa riforma provate a leggerlo con questa premessa. Scoprirete che, ad esempio la revisione del titolo quinto non elimina i conflitti di competenza Stato-Regioni, semplicemente fa un passo indietro, torna a riaccentrare quello che era stato decentrato. 
E il risultato vero del jobs act qual è? Quello di diminuire la disoccupazione e creare lavoro stabile? Nemmeno per sogno. Gli imprenditori hanno anche truffato per continuare ad avere gli sgravi e licenziano come e quando vogliono. Quindi l’unico obiettivo dei jobs act in tutta Europa è quello di togliere diritti e rappresentanza ai lavoratori.
Io mi sono chiesta più volte : ma agli elettori ed estimatori del PD non è mai venuto il dubbio che da ex piddina è venuto a me? Perché un presidente del consiglio abbandona il programma del PD e si lancia in simili imprese di destra pura? Martellando la favoletta affascinante del cambiamento? Lui, che si dichiara di sinistra come può pensare seriamente che l’abbattimento dello Statuto dei lavoratori sia una palla al piede per l’Economia? E come fa a pensare che uno stravolgimento di principio della Costituzione serva all’Economia? 
Non lo pensa. Ma deve farlo, questo è il suo compitino a casa per portare l’Italia allineata con i requisiti liberisti.
Il personaggio giusto
Renzi non è un socialista, non lo è mai stato. Lui si riconosce nel suo ego ed in ciò che gli permette di stare al top. Renzi è il prodotto di una fusione a freddo DS-Margherita che ha generato un partito, il PD, dove ci sta di tutto. E non è necessario avere valori socialisti, stare dalla parte dei deboli , degli sfruttati. Se ci fate caso man mano che il PD prendeva forma, il suo contenuto è stato sempre meno valoriale e sempre più lontano dal popolo. Dopo un ventennio berlusconiano, il PD era diventato solo antiberlusconiano , ma se Berlusconi se ne andava , ecco, Monti, che impersonava la destra liberale andava bene. E da lì , fatto fuori l’unico ancora onesto della vecchia componente DS e pure Letta , Renzi lancia l’OPA al PD. Con l’aiuto di Napolitano che finalmente dopo una vita in seconda linea può rifarsi con le sue idee ‘miglioriste’.
Renzi diventa l’uomo che deve dimostrare all’Europa e agli amici che siamo bravi, a costo di sparare sulla Grecia. Il Pd è affidabile. 
Ma Renzi e il Pd non fanno altro che percorrere una strada già tracciata dalla Finanza internazionale che si attiene al triste documento della Jp Morgan e alle riunioni Bildeberg
Non è questione di Merkel., fateci caso che la stessa cosa vale per Hollande, l’altro che era stato eletto dalla sinistra. L’Europa è ferma all’Euro, è solo una unione monetaria e bancaria, con una Banca Centrale che detta le regole. Tutte le altre cose sono prive di sostanza politica, dalla Commissione Europea ai trattati, al Parlamento. Tanti soldi non al servizio dei popoli.
Perché Renzi è l’uomo giusto per l’Europa, mentre non poteva essere Bersani?
Perché Bersani come Tsipras, come Iglesias è uomo di sinistra e non piace a chi detiene i cordoni della Finanza.
L’arrampicata
A Firenze si apparecchia per tre
Due protagonisti sempre presenti alle cene di Firenze: il presidente del consiglio Matteo Renzi e l’ex premier britannico Tony Blair. Un terzo (presente con suoi rappresentanti) è l’organizzatore, il vero beneficiario dei frutti degli incontri: la banca d’affari Jp Morgan. «Renzi , scrive il quotidiano britannico “Daily Mirror” è il Blair italiano non solo nelle intenzioni politiche, ma anche nelle alleanze economiche.
La prima cena, a Palazzo Corsini a Firenze, la banca d’affari statunitense l’ha organizzata il 1° giugno 2012, Renzi, che allora era sindaco, Blair, e Jamie Dimon il capo della Jp Morgan che aveva intuito che il ragazzo sarebbe presto arrivato a Palazzo Chigi. 
Secondo appuntamento, sempre con Blair, il 1° aprile 2014 a Londra. L’indomani, in un’intervista a “Repubblica”, Tony Blair ufficializza il suo appoggio incondizionato ail neo-premier: «I momenti di grande crisi sono anche momenti di grande opportunità», ovvero perfetti per «realizzare un programma ambizioso come quello delineato dal nuovo premier italiano». L’amico Matteo? «Comprende perfettamente la sfida che ha di fronte: se facesse solo dei piccoli passi rischierebbe di perdere la spinta positiva con cui è partito». Per questo, «c’è una coerenza tra il suo programma di riforme costituzionali e le riforme strutturali per rilanciare l’economia». La crisi? «Può dargli l’opportunità per compiere quei cambiamenti che sono necessari al paese, ma che finora non sono mai stati fatti per le resistenze di lobby e interessi speciali».
Gli amici giusti
Passato il periodo dei boy scout le amicizie sono tra coloro che poi decideranno la linea alla Leopolda. Ricordiamone qualcuna.
Jacopo Mazzei: è il presidente dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze, nel cui portafoglio è custodito il 3,3% di Intesa Sanpaolo
Corrado e Marcello Fratini: immobiliaristi (outlet e centri commerciali), imprenditori del settore moda
Enrico Marinelli: presidente del gruppo Frette, fondatore della Guild of the dome association, organizzazione no-profit che raccoglie finanziatori privati di tutto il mondo, che realizzerà il restauro della porta Nord del Battistero di Firenze. Marinelli è l'uomo che due anni fa ha portato Renzi alla famosa cena di Arcore con Silvio Berlusconi, allora presidente del Consiglio. Un incontro che doveva rimanere riservato e che invece ha prodotto un mare di polemiche
Giorgio Gori fin dalla prima Leopolda, il giornalista e imprenditore televisivo, fondatore della casa di produzione Magnolia, ha giocato il ruolo di regista dell'immagine di Renzi. Giorgio Gori era stato nel 1994 uno degli artefici del successo di Forza Italia. Come super-dirigente Mediaset dal 1989 al 2001 e successivamente con la sua casa di produzione Magnolia (collegata al gruppo multinazionale Zodiak Media Group)che ha come clienti Rai e Mediaset, Giorgio Gori satura la mente degli italiani con format di intrattenimento televisivo che sarebbe difficile considerare educativo dall'Isola dei Famosi al Grande Fratello.
Paolo Fresco, classe '33, ex presidente della Fiat e, prima, big della General Electric negli Usa. Lo chiamavano il &disboscatore&, perché cacciava i vecchi al grido di «facce nuove».
Marco Carrai: coetaneo e amico personale di Renzi, imprenditore del settore edile, cattolico, vicino a Cl (il cugino Paolo è stato presidente della Compagnia delle opere in Toscana), è il principale punto d'unione con il mondo degli affari e con gli ambienti internazionali (soprattutto americani). Il sindaco lo ha messo al vertice della municipalizzata Firenze Parcheggi: una rogna più che un favore. Carrai è anche consigliere d'amministrazione dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze.
Davide Serra: a capo del fondo d'investimento Algebris, è stato protagonista di un altro &incidente a tavola& di Renzi, dopo l'incontro di Arcore, e cioè la cena con esponenti della finanza milanese e internazionale organizzata proprio da Serra per le primarie di Renzi, con strascico di polemiche (sempre soprattutto a sinistra) acuite dalla notizia (riportata dal Fatto Quotidiano) che l'Ente Cassa di Risparmio di Firenze ha investito 10 milioni in Algebris.
Vedete non è un caso che il PD abbia votato il jobs act, la riforma terribile della scuola-azienda per specialisti non pensanti, tagli alla sanità e poi andare al nocciolo dei principi ancora vivi, la Costituzione.
Noi dobbiamo studiare di più per capire quello che il liberismo globale significa per la dominazione della politica. Dall’invasione della Finanza sull’economia, alle guerre scatenate per affari. Le Costituzioni sono un ostacolo, almeno quelle nate dalle lotte popolari. Altro che le favolette del cambiamento e delle rottamazioni
Dicono :ma l’art.138 prevede che si facciano modifiche e ammodernamenti. Sempre tenendo ferma la non partecipazione dei governi. Sempre tramite Assemblee costituenti. Riassumiamo come ha proceduto la Riforma Costituzionale che ha stravolto 47 articoli
Finocchiaro: relatore di maggioranza in Commissione Costituzionale, Calderoli relatore di minoranza (una Assemblea Costituente non ha maggioranza e minoranza)
I piddini non d’accordo sono stati cacciati dalla commissione e sostituiti
Grasso, presidente PD del Senato ha cangurato a tutto spiano per impedire gli emendamenti
Il governo è intervenuto pesantemente a cercare alleanze
Ed è stata approvata con i verdiniani
Ecco quale è stato il percorso di questa riforma.
E la legge elettorale a colpi di fiducia sempre con Verdini
Renzi non poteva tradire i poteri forti che l’hanno sostenuto in carriera.
Solo questo basterebbe a gente onesta e coerente per votare NO
E’ il disegno liberista globale che prevede il minimo possibile di democrazia, cambiare per rendere pochi i gestori del potere esecutivo e quello legislativo assicurato da una sicura maggioranza 
Se il 4 dicembre vinceranno i NO forse riusciremo a tornare a ragionare di sinistra. Di quella che non c’è, che ci hanno rubato e che non siamo ancora in grado di ricostruire. Dobbiamo capire fino in fondo che il PD è questo , un soggetto misto che va dove lo portano gli interessi, al di là dei Bersani , Tocci ecc.. che restano persone con cui si può dialogare ma che non rappresentano il PD.
Se vinceranno i SI ne riparleremo tra un ventennio.

Claudia Baldini e una battagliera militante della sinistra in Emilia-Romagna. È attiva anche nel sindacato.

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