La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 18 ottobre 2016

No alla Costituzione come "cosa del governo"

di Mauro Volpi, per lo speciale di facciamosinistra! 
Il 4 dicembre si terrà il referendum sulla “riforma” costituzionale a quasi otto mesi dalla sua approvazione per il ritardo del Governo dovuto al tentativo di recuperare sul No facendo nella legge di stabilità un regalino a qualche categoria sociale, da far pagare a tutti (ad es. con il taglio della spesa per la sanità). La riforma è una “cosa del Governo” e di una maggioranza parlamentare esigua e comprendente vari trasformisti (come i verdiniani). In questo modo la Costituzione corre il rischio di non essere più la casa comune dei cittadini e di essere degradata ad una legge politica di parte che divide il paese a metà.
La riforma è eterogenea, in quanto modifica ben 47 articoli della Costituzione sottoponendoli in blocco al voto dei cittadini, violando la loro libertà di scelta. Inoltre è scritta male e incomprensibile, stravolgendo il testo attuale che contiene norme chiare che i cittadini possono capire. Promette demagogicamente un risparmio che in realtà sarà solo di 58 milioni, meno del prezzo di un caffè all’anno per ogni cittadino, e non riduce né il numero dei deputati, che restano 630, né le indennità dei parlamentari.
La riforma dà più poteri al Governo e li toglie al popolo sovrano che non eleggerà più i senatori e non sceglierà più di metà dei deputati, che con il sistema dei capilista bloccati sono eletti senza preferenza e quindi nominati dall’alto. Non abolisce il Senato, ma dà vita a un Senaticchio di consiglieri regionali e sindaci, scelti dai partiti, che cumulano le cariche e ottengono l’immunità penale, e che ha il potere di intervenire anche su tutte le leggi che spettano alla Camera dei deputati. Non semplifica, ma prevede almeno sette diversi procedimenti legislativi che determineranno conflitti tra Camera e Senato e ricorsi alla Corte costituzionale. Il Senato o serve e allora deve essere rappresentativo e con competenze chiare o va abolito.
Gli organi di garanzia (come il Presidente della Repubblica, la Corte costituzionale, il Consiglio superiore della magistratura), vengono indeboliti in quanto può appropriarsene una minoranza, trasformata in maggioranza dal premio abnorme previsto dalla legge elettorale (il cd. Italicum, figlio del Porcellum dichiarato incostituzionale). Non rafforza gli istituti di democrazia diretta, perché aumenta le firme per le leggi di iniziativa popolare e di fatto anche per la richiesta del referendum abrogativo e rinvia il referendum propositivo a due leggi (una costituzionale, l’altra ordinaria). 
La riforma riduce le Regioni a enti amministrativi subordinati allo Stato e al Governo, contiene errori incredibili (la mancata assegnazione di materie come industria, agricoltura artigianato) che daranno vita a numerosi ricorsi alla Corte costituzionale, mantiene i privilegi e gli sprechi delle Regioni a statuto speciale. 
In definitiva dobbiamo dire di No ad una “deforma” che concentra il potere nelle mani di una minoranza, intacca il principio dell’equilibrio fra i poteri ed è una minaccia per i diritti dei cittadini al lavoro, alla salute, alla informazione, all’ambiente, già pregiudicati da leggi imposte senza nessuna concertazione e posti nella libera disponibilità del Governo e del suo Capo.

Mauro Volpi è un costiuzionalista, già preside della Facoltà di Giurisprudenza di Perugia e membro del Consiglio Superiore della Magistratura. È uno dei promotori del Comitato nazionale per il No al referendum costituzionale e presiede quello umbro. 

L'articolo è riproducibile citando la fonte ed indicando il link.

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.