La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 18 ottobre 2016

Uniti nell'analisi, divisi sulle strategie


di Stefano Sylos Labini, per lo speciale di facciamosinistra! 
Antonio Gramsci: "La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere". Il capitalismo finanziario neoliberista è entrato in crisi da diversi anni e sta utilizzando l'intervento delle Banche Centrali per rimanere in piedi. Abbiamo di fronte forze molto potenti, ben organizzate e senza scrupoli, ma il vasto schieramento che è contro l’austerità e il liberismo non ha una strategia unitaria. Per questo sarà molto difficile uscire dalla crisi. La contrapposizione tra i critici dell’euro che vogliono rimanere nella moneta unica e coloro i quali vogliono uscire dall’euro è tornata al centro dell’attenzione.
Si corre però il rischio di alimentare un dibattito teorico e velleitario esasperando le divisioni all’interno di un ampio schieramento che ritiene fallimentare la politica economica dell’eurozona. Perchè oggi esiste un vastissimo fronte che è d'accordo sul fatto che la moneta unica non sta funzionando e che le regole dell'Unione Monetaria Europea stanno facendo affondare le economie dei Paesi più deboli, ma questo fronte è diviso sulle strategie per superare la situazione attuale. E' un peccato poiché in questo modo si fa il gioco di chi non vuole cambiare nulla o di chi pensa che continuando con le politiche di austerità e con le "riforme strutturali" le cose miglioreranno.
Da una parte i critici dell’euro mettono in guardia dai rischi dell’uscita: svalutazione, fuga di capitali, inflazione importata, tassi di interesse e costo del debito in crescita a cui si aggiunge il vincolo della bilancia commerciale. Questa fazione non è per nulla soddisfatta della situazione all’interno dell’euro ma tende a sottolineare le ricadute negative che si avrebbero qualora l’Italia uscisse dalla moneta unica.
Dal canto loro, i Noeuro immaginano un mondo migliore con il ritorno alla Nuova Lira: una Banca Centrale che stampa moneta per finanziare l’intervento pubblico, crescita delle esportazioni, della produzione e degli investimenti, maggiore spesa sociale e minore disoccupazione.
In realtà, entrambe le fazioni hanno le loro ragioni, ma non è questo il punto. Il punto è: come cambiare la situazione attuale in tempi rapidi minimizzando i costi e massimizzando i benefici ? Credo che questo debba essere il tema centrale per una discussione che faccia convergere coloro i quali sono d’accordo sul fatto che la moneta unica non sta funzionando. 
I cambiamenti positivi nella politica economica europea non sono immaginabili nel breve periodo poiché non esiste un’ampia alleanza di Paesi che ha come obiettivi la mutualizzazione del debito pubblico e il finanziamento di un grande piano di investimenti attraverso l’intervento diretto della Banca Centrale Europea.
L’uscita dall’euro rappresenta una strada molto rischiosa e complicata se consideriamo le polemiche che stanno divampando sul Referendum sulla Riforma Costituzionale di cui la grande massa degli italiani è poco informata e probabilmente non è neppure così interessata. Con un Referendum sull’Euro la situazione potrebbe essere ben peggiore poiché non è da escludere uno scontro molto più aspro che durerebbe mesi e aprirebbe le porte all’attacco della speculazione finanziaria innescando fughe di capitali e corse agli sportelli bancari. Si tratta di uno scenario che l’Italia farebbe bene ad evitare considerando le difficoltà in cui si trova la nostra economia.
Per questi motivi l’ampio schieramento che è d’accordo nella critica all’Europa dell’austerità dovrebbe fare il massimo sforzo per individuare delle linee di azione percorribili nel breve periodo che possano assicurare il massimo beneficio a fronte del minimo costo. Ritengo che l’emissione di una moneta complementare all’euro sottoforma di Moneta Fiscale possa rappresentare la strada più praticabile per il nostro Paese. L’alternativa è quella di rimanere fermi con la speranza che qualche avvenimento esterno faccia precipitare la situazione ma correndo il rischio di essere travolti dagli eventi.

Figlio del grande economista italiano Paolo Sylos Labini, Stefano Sylos Labini è un geologo, ricercatore presso l’Enea – Studioso di economia ambientale ed energia. Scrive su quotidiani nazionali e riviste economiche su innovazione, economia industriale, moneta e finanza. Collabora con la Repubblica, Sbilanciamoci.info e cura il sito syloslabini.info. È coautore con Giorgio Ruffolo del libro “Il film della crisi”.

L'articolo è riproducibile citando la fonte ed indicando il link.

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.