La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

domenica 13 novembre 2016

Un appello internazionale per la difesa della democrazia

Noi guardiamo con attenzione e rispetto al voto sul referendum costituzionale in Italia e pensiamo che debba essere il popolo italiano a decidere sulla propria Costituzione. Siamo infatti colpiti dalla quantità di pressioni che arrivano sui popoli perché si adeguino al pensiero dominante. La JP Morgan ha scritto chiaramente che le Costituzioni dei Paesi europei sono a suo dire incompatibili con le esigenze dell’attuale capitalismo finanziario globalizzato. Analogamente si è espresso il presidente della BCE.
Particolarmente sotto attacco sono i Paesi Mediterranei. In occasione del referendum italiano si stanno moltiplicando i pronunciamenti internazionali a sostegno della “riforma” voluta dal presidente del consiglio Renzi, che arrivano dagli USA come dalla Merkel come dai Socialisti Europei.
Viene sottolineato da tutti questi che serve stabilità per favorire competitività e investimenti, “attratti” dalle misure economiche e sociali che favoriscono le imprese e la finanza e rendono flessibili il lavoro e i diritti e certe le decisioni.
Per altro temi che il governo italiano porta a sostegno ufficiale delle sue proposte con un linguaggio ben diverso da quello che abbiamo visto usato nella campagna elettorale fatta dal si e che ha toni fortemente populistici. In effetti il cuore della riforma proposta è un rafforzamento dell’esecutivo, una mortificazione delle istituzioni locali e una lesione al diritto dei cittadini di eleggere la propria rappresentanza.
Noi sappiamo bene che in tutti questi anni si è andata costruendo una prevalenza assoluta della finanza, dei mercati e delle imprese che ha rotto antichi compromessi progressivi ed ha imposto con rapidità e durezza scelte assai dolorose per i popoli e tutt’altro che efficaci.
Abbiamo potuto vedere come le Costituzioni europee sanciscano diritti e procedure democratiche che vengono già violati e che ora si vorrebbero stracciare. E vediamo come ad esempio l’Europa sia sempre più priva di una reale democrazia. Così come il Mondo dove si procede per guerre commerciali e militari. Invece che promuovere Costituzioni si vogliono imporre trattati come il Ttip e il Ceta. Per questo noi crediamo che la battaglia per la democrazia sia una grande battaglia che ci coinvolge tutte e tutti insieme. Sarà il popolo italiano ad esprimersi. Noi diciamo solo che se fossimo italiani voteremmo convintamente per il no.

Elmar Alvater, Economista, Filosofo, Sociologo, Berlino (Germania) Athena Athanasiou, Panteion University (Grecia), Dario Azzellini, sociologo, Johannes Kepler Universität, Linz (Austria), Walter Baier, transform! Europe (Austria), Etienne Balibar, Filosofo (Francia), Peter Bohmer, The Evergreen State College, Olympia Wa (Usa), Joanna Bourke, Professore di Storia alla Birkbeck University of London (Uk), Ulrich Brand, Professore Università di Vienna (Austria), Lutz Brangsch, Fondazione Rosa Luxemburg (Germany), Micheal Brie, Fondazione Rosa Luxemburg (Germania), Wendy Brown, Professore di scienze Politiche, University of California Berkeley (Usa), Mario Candeias, Instituto di Analisi Sociale Berlino (Germania), Gaël De Santis, capo del servizio Esteri del quotidiano «l’Humanité», Judith Dellheim, ricercatrice, Rosa Luxemburg Stiftung Berlin (Germany), Chantal Delmas, Espaces Marx (Francia), Frank Deppe, Professore emerito (Germania), Costas Douzinas, Direttore dell’Institute for the Humanities Birkbeck College University of London, (Uk), Tamara Ehs, Scienze Politiche, Salzburg (Austria), Marga Ferre, Fondazione por l’Europa de los Ciudadanos (Spagna), Marica Frangakis, economista, Gruppo EuroMemo (Grecia), Lukas Franke, Autore e drammaturgo (Berlino), Corinna Genschel, Comitato per I Diritti e la Democrazia (Germania), Haris Golemis, Direttore Nicos Poulantzas Institute, transform! Europe (Grecia), Adoracion Guaman, Professoressa (Spagna), Costis Hadjimichalis, Professore Emerito, Harokopio University, Atene (Grecia), Srećko Horvat, Filosofo, DiEM25 (Croazia), Bob Jessop, Academico Briannico (Uk), Pavlos Klavdianos, editore del giornale Epohi (Greece), Jürgen Klute, Pastore Luterano (Germania), Theodora Kotsaka, Sociologia Politica, Università di Atene (Grecia), Tom Kucharz, Attivista social-ecologista e ricercatore, membro di Ecologistas en Acción (Spagna), Yann Le Lann, presidente Espaces Marx (Francia), Hugo Monteiro, Fondazione Cultra (Portogallo), Javier Navascués Fernández-Victorio, Università di Siviglia (Spagna), Lukas Oberndorfer, Ricercatore (Vienna), Leo Panitch, professore emerito alla York University (Toronto), Dani Platsch, “Partei Der Wandel“ (Austria), Martin Schirdewan, Fondazione Rosa Luxemburg (Bruxelles), Max Shanly, Young Labour (Londra), Michèle Sibony, portavoce de l’Unione Ebraica Francese per la Pace (Francia), Michalis Spourdalakis, Decano National and Kapodistrian University of Athens (Grecia), Dina Vaiou, Professore al NTUA (Atene), Presidente dell’Istituto Nicos Poulantzas (Grecia), Yanis Varoufakis, economista DiEM 25 (Grecia)

Fonte: Il manifesto 

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