La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

sabato 2 aprile 2016

La sinistra slovena e la lezione greca

 
di Luka Mesec
L’Unione Europea si è dimostrata incapace di affrontare la crisi politica ed economica – ma è tutt’altro che priva di potere. L’esperienza di governo di Syriza lo ha mostrato chiaramente.
La sconfitta ad opera dei capitali transnazionali – incarnati nelle istituzioni europee – ha richiamato alla memoria le difficoltà affrontate dalla sinistra francese negli anni ’80 e altri tentativi di governi di sinistra. Sembra che la moderna sinistra europea abbia solo 2 possibilità: piegarsi al neoliberismo – e abbandonare la maggior parte dei suoi obiettivi – o ingaggiare battaglie senza speranza contro l’Unione Europea.

Il capitalismo amorale e l’oro nero della corruzione italiana

di Alberto Vannucci
Di tanto in tanto la “trivellazione” delle inchieste giudiziarie fa sgorgare copioso il getto nero, oleoso e maleodorante dell’italica corruzione, i cui giacimenti intossicano le falde sotterranee della politica e dell’economia. Gli schizzi di petrolio dell’indagine potentina che hanno insudiciato l’elegante veste ministeriale di Federica Guidi, inducendone le dimissioni, disegnano i contorni ormai consueti di una micro-cricca di “imprenditori”, manager, committenti, contraenti, appaltatori e subappaltatori, faccendieri e politici impegnati nel saccheggio organizzato di risorse comuni.
La lettura delle intercettazioni rivela la prassi di unacorruzione che si fa “politica” solo di sponda, poiché il suo tratto dominante è il fervore di un capitalismo familista-amorale. Imprenditori che, nel solco del Cavaliere di Arcore, “scendono in campo” trasferendovi integralmente il carico di tutti i loro interessi privati, personali e familiari, per i quali dunque la politica diventa essenzialmente prosecuzione degli affari con altri mezzi.

Idomeni, i dannati della terra

di Carmelita, Zona 22
È difficileraccontare quello che accade oggi ai confini dell’Europa, a Idomeni, dove migliaia di persone in cerca di libertà e di una vita degna sono bloccate per un tempo indefinito, senza possibilità di poter progettare il proprio percorso di vita, né di avere informazioni su quanto accadrà a loro e alle proprie famiglie.
La situazione di Idomeni è stata definita “drammatica” anche dall’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani, Zeid Ra’ad Al Hussein, che ha accusato i leader europei di “violare i principi della solidarietà, della dignità e dei diritti umani”. Una delle più atroci sconfitte morali per l’Unione europea e per le democrazie occidentali, dove l’umanità e la solidarietà vengono spietatamente calpestate in onore delle leggi del libero mercato.

Il declino dell'Isis e il riflesso coloniale

di Stefano Paterna
Il tramonto del cosiddetto Stato Islamico si annuncia sanguinoso. Che si tratti di un declino, infatti, sembra abbastanza evidente. Il giorno di Pasqua il governo di Damasco ha annunciato ufficialmente la liberazione di Palmira, la “Sposa del deserto” caduta in mano ai tagliagole dell'Isis il 21 maggio dello scorso anno con i suoi tesori archeologici. La sua riconquista da parte delle truppe di Bashar Al Assad costituisce un devastante colpo di immagine per il califfato e, conseguentemente, un tonico psicologico per le forze armate armate arabo siriane e per i loro alleati dichiarati (Russia, Iran, Iraq e Hezbollah libanesi) e di fatto (le forze della Sinistra curda raggruppate nelle YPG e nelle YPJ).

Guidi, il caso non è chiuso

di Corradino Mineo
Renzi ora chi sbaglia va a casa, titolo del Corriere della Sera. Dall’America il premier ha cercato di minimizzare il danno. In primo luogo ha ridotto il caso a una semplice “telefonata inopportuna”, poi ha ricordato che per un’altra “telefonata inopportuna” la ministra Cancellieri – il premier era Letta- non si dimise, mentre la ministra Guidi, con Renzi a Palazzo Chigi, ha dovuto farlo. Però è diverso dire “chi sbaglia paga” o che si è trattato solo di una telefonata “inopportuna”. Un’ambiguità che rivela un uso sapiente e spregiudicato sia del potere che dell’informazione: da un lato si mostra comprensione e si finge di offrire protezione (alla Guidi) dall’altra la si lascia fare a pezzi dalla stampa. Ma ecco che Federica Guidi scrive al Corriere. Nella lettera definisce Gianluca Gemelli “mio marito” facendo a pezzi la favola -avallata dalla Boschi- che al governo non sapessero, che lei, Guidi,avesse tenuta segreta quella relazione imbarazzante.

Ateismo nel cristianesimo

di Renato Caputo
Che la visione del mondo mitologico-religiosa continui a segnare, anche in modo eminentemente tragico, la vita sociale e politica a livello internazionale, credo sia sotto gli occhi di tutti. Per quanto possano essere sovradeterminati, inconsapevolmente, da interessi più profondi di carattere strutturale, ossia socio-economico, per quanto possano essere strumentalizzati da dinamiche geopolitiche, è indiscutibile che dei giovani che si immolano “volontariamente”, uccidendo degli altri esseri umani per i quali non nutrono un odio specifico, non possono che farlo sul fondamento di credenze di carattere religioso. Per altro, come è altrettanto noto, la destra nei paesi a capitalismo avanzato, tende a giustificare la guerra imperialista (co-responsabile di questa micidiale spirale fatta di colonialismo e poi imperialismo neocolonialista-terrorismo-guerra di civiltà) proprio richiamandosi ai valori della tradizione cristiana.

Libia: un terreno di prova che può essere fatale

di Gian Paolo Calchi Novati
Lo sbarco del governo Serraj in questi giorni a Tripoli ha rappresentato un fatto nuovo. Il futuro prossimo dirà se si tratta del terzo governo della Libia o del primo passo verso una ricomposizione del quadro istituzionale. Ci sono dubbi fondati sul «lieto fine» perché tutta la procedura fa capo a una decisione delle Nazioni unite, gestita senza una partecipazione alla pari fra tutti, e perché la procedura stessa non è stata accolta dai contendenti in loco con i necessari sentimenti di conciliazione.
Alla base dei contrasti, in aggiunta alle divisioni che risalgono alle due elezioni che si sono cristallizzate in due autorità rivali insediate a Tripoli e a Tobruk (un parlamento con un governo e una forza militare), c’è anche il modo con cui si è svolta la mediazione dell’Onu, prima con lo spagnolo Leon e poi con il tedesco Kobler. I due interlocutori per la parte libica erano le due autorità, ma Tobruk godeva di una specie di «legittimità» che mancava a Tripoli. I sofismi diplomatici arrivavano a prevedere che il riconoscimento formale del governo di unità nazionale spettava a Tobruk.

Lo stato della pianificazione urbanistica: qualche interrogativo per un dibattito

di Francesco Ventura
Tra la metà dell'Ottocento e quella del Novecento vanno incrementandosi trasformazioni e ampliamenti sempre più radicali delle città. Concepire la configurazione materiale dello spazio abitato si voleva fosse, per lunga tradizione, compito dell'arte di edificare. Più propriamente competenza di un sapere tecnico che andava già articolandosi tra ciò che si usa chiamare "architettura" e le nascenti ingegnerie. È una fase questa molto avanzata, ma ancora incompiuta, di un lungo processo di coerentizzazione del pensiero greco, ossia della razionalità filosofica. L'originario nucleo dominante, chiamato "metafisica", integratosi in due millenni alla teologia delle grandi religioni monoteiste, e così diffusosi a livello di massa, va sgretolandosi. Ciò apre uno spazio sconfinato alla razionalità scientifica. Al potere teologico va sostituendosi la potenza tecnologica. La molteplicità dei saperi tecnici va liberandosi dalla tradizionale sovranità.

Guidi: un altro motivo per non disertare il referendum trivelle e darla vinta ai petrolieri

di Maria Rita D'Orsogna
Federica Guidi è una delle donne più famose d’Italia in questo momento. Si è appena dimessa dal suo incarico di ministro dello Sviluppo economico perché dalle intercettazioni emerge che si sarebbe adoperata per accelerare la costruzione delCentro Oli Total “Tempa Rossa” in Basilicata. Va chiarito inoltre il ruolo del ministro delle Riforme costituzionali Maria Elena Boschi per superare ritardi e le obiezioni dei cattivissimi ambientalisti. Da Tempa Rossa il fidanzato della Guidi,Gianluca Gemelli, avrebbe tirato fuori 2 milioni e mezzo di euro per le sue imprese. Questi i fatti raccontati dalla stampa di mezza Italia.
Federica Guidi ha qualche anno più di me. Vuol dire che è diventata adulta durante gli anni di Tangentopoli, anni in cui tutta l’Italia era speranzosa di un cambiamento forte.

Stanno svuotando Guantanamo, ma la sua eredità incivile rimarrà

di Robert Fisk
Potevano fare lo sciopero della fame. Potevano parlare alla Croce Rossa Internazionale. Ai loro miserabili processi potevano assistere i giornalisti. Si sapeva della loro detenzione totalmente illegale, in base alla legge internazionale, e veniva condannata come una vergognosa e palese violazione dei diritti umani. Non potevano però subire la tortura dell’acqua.
Il fatto che i criminali della CIA non gli hanno messo le mani addosso – per quanto ne sappiamo – deve essere l’unico atto caritatevole che è venuto fuori da Guantanamo, da dove un’altra dozzina di prigionieri devono essere rilasciati, secondo il Pentagono. 91 devono ancora andarsene. E, certamente, uno dei dodici è uno yemenita che ha fatto lo sciopero della fame fin dal 2007 e che ha perso metà del suo peso. Questo vi basti come dimostrazione. Fate lo sciopero della fame, e sarete liberati.

La scommessa del salario minimo

di Federico Rampini
Una triade di buone notizie arriva dall’economia americana e beneficia il mondo del lavoro. Le prime due vengono dalle statistiche sull’occupazione: 215.000 nuove assunzioni nel mese di marzo, insieme con un aumento salariale mensile dello 0,3% (che non è enorme ma con l’inflazione bloccata è comunque un miglioramento del potere d’acquisto). La terza notizia positiva viene invece dalla politica. I due più importanti Stati Usa, prima la California e poi New York, nel giro di pochi giorni hanno deciso di aumentare in modo sostanziale il salario minimo legale, portandolo a 15 dollari l’ora. E’ un rialzo significativo sia rispetto ai precedenti minimi salariali dei due Stati (attorno a 10 dollari orari), sia e ancor di più rispetto al minimo federale valido per tutti gli Stati Uniti che rimane fermo da anni a 7,25 dollari orari.

Ue-Turchia, l’inutile accordo

di Luigi Manconi e Valentina Brinis
L’immagine può risultare crudelmente beffarda, ma si deve riconoscere che, purtroppo, rischia di corrispondere alla realtà in tutti i suoi drammatici contorni. L’accordo tra l’Unione europea e la Turchia evoca davvero il disperato tentativo di svuotare il mare con un cucchiaino.
Dopo l’entrata in vigore del piano, il 20 marzo scorso, e a seguito delle politiche di chiusura adottate dai paesi che confinano con la Grecia del nord, cinquantamila migranti sono bloccati in quello Stato in attesa di ricevere informazioni precise per proseguire il proprio viaggio. Il confine con la Macedonia, di recente reso inaccessibile, è presidiato dalle forze di polizia che impediscono il passaggio verso una delle rotte balcaniche attraverso le quali si raggiungono l’Austria e la Germania. Proprio per questo motivo migliaia di persone alloggiano nell’accampamento di Idomeni, nella speranza di riuscire a oltrepassare la frontiera.

La Capa e la Fidanzata

di Lucia Del Grosso
La “capa” sarebbe Maria Elena Boschi, così la chiamano quelli che sarebbero in procinto di costituire una corrente del PD con lei. La “fidanzata” sarebbe Federica Guidi, qui non devo spiegare nulla.
La lettura che dà gran parte della stampa della nota vicenda della “capa” e della “fidanzata” sarebbe quella di un ministro che ha peccato di semplice precipitosità nell’avvertire il compagno di un emendamento infilato nella Legge di Stabilità per telefono invece di aspettare di tornare a casa e dirglielo a voce. La “capa” invece, poveraccia, mica si può mettere a requisire i telefoni dei ministri e quindi non c’entra.

Non ci adeguiamo alla pax fiscalis vaticana

di Giuseppe Civati e Andrea Maestri
La cronaca. Il 1^ aprile 2015 il ministro dell’economia Padoan e il cardinale Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede, firmano a Roma la Convenzione in materia fiscale tra Italia e Vaticano.
L’art. 6 della Convenzione contiene l’esenzione eterna (nunc et semper et in saecula saeculorum) dai tributi “sia ordinari che straordinari, presenti e futuri, tanto verso lo Stato che verso qualsiasi altro ente (leggi Provincia e Comune di Roma), senza necessità di ulteriori e specifiche disposizioni di esenzione” di una serie, lunga e aperta, di immobili vaticani. Tra questi, a titolo di esempio, il palazzo della Dataria (che è stato ceduto a privati) e gli immobili siti nel lato nord del colle gianicolense appartenenti a Propaganda Fide. Senza contare gli innumerevoli “annessi e dipendenze”, anch’essi esentati forever. Il Governo ci racconta che si dà finalmente attuazione all’art. 16 del Trattato del Laterano del 1929. Appena 87 anni, 1 mese e qualche giorno!

Gli studenti invisibili: l’Università muore

di Gustavo Piga
59. 59 volte le parole ricerca o ricercatori. E’ questo il numero di volte che sono state utilizzate da alcuni ricercatori vincitori del prestigioso bando ERC nella lettera appello a cui ha fatto eco immediata la risposta del Presidente Renzi, pronto a raccogliere addirittura in due soli giorni la “sfida” a lui lanciata, con risorse e riforme a favore del rientro dei cervelli in Italia. Il Premier stesso ha utilizzato quelle due parole 16 volte. Un totale di 75 nelle due lettere.
Zero volte. Zero è il numero di volte con cui sia i valenti ricercatori che il nostro Premier hanno menzionato la parola studente, studentessa o studenti.

Senza alternative? L’anelasticità mentale del tempo presente

di Aldo Giannuli
Nonostante le ripetute emissioni di liquidità, l’economia reale non si è ripresa, che si fa? Risposta: una nuova e più abbondante emissione di liquidità, a interessi zero e sempre alle banche. L’Unità europea è palesemente fallita, l’Euro è una camicia di forza e i paesi europei, politicamente, vanno ognuno per proprio conto, che si fa? Risposta: ci vuole più Europa. La guerra al terrorismo islamico non dà nessun risultato dopo 15 anni, che si fa? Risposta: le stesse cose di prima, nello stesso modo di sempre. Potremmo continuare a lungo, ma ci sembrano tre esempi sufficienti a dimostrare che siamo in presenza di una vera e propria incapacità delle classi dirigenti di riconoscere i dati di fatto e modificare i comportamenti. Cosa, per la verità, non nuova nella Storia, ma questa volta, probabilmente, più sfacciata, sino a giungere a livelli di assoluta stupidità, come nel caso della lotta al terrorismo islamico, dove c’è una vera e propria gara a chi la fa fesseria più clamorosa.

Tempa Rossa, strada spianata al progetto fin dal 2014

di Alessandra Congedo
La strada per la realizzazione del progetto «Tempa Rossa» della Total risulta spianata da tempo. Un provvedimento adottato dal ministero dell’Ambiente il 30 novembre 2015 rappresenta uno degli ultimi atti che precedono il rilascio dell’autorizzazione definitiva per l’adeguamento delle strutture della raffineria Eni di Taranto, dove avverrà lo stoccaggio e la movimentazione di 2,7 milioni di tonnellate annue di greggio estratto dall’omonimo giacimento in Basilicata. Per il ministero sussistono i presupposti per l’emanazione del provvedimento di autorizzazione «previa intesa con la Regione Puglia». Ed è questo, forse, l’ultimo appiglio per chi vuole ancora riaprire il confronto sul progetto che prevede un investimento di ben 300 milioni su Taranto. Non è un caso, infatti, che ieri il coordinamento no triv «Terra di Taranto» abbia lanciato un ulteriore appello al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, affinché esprima la propria contrarietà al progetto facendosi portavoce delle istanze dei territori.

Una chiesa carrozzata Bertone

di Il Simplicissimus 
Talvolta i nodi vengono al pettine in modi impensabili e la vicenda del Cardinal Bertone, a volerla vedere in modo non banale, fuori dai facili strilli e dai momentanei attacchi di etica da passeggio dell’informazione mainstream, offre un panorama altrettanto chiaro di quello visibile dall’attico del Cardinale. La vista non scorre sui fascinosi tetti di Roma, ma sul senso di un papato il cui equivoco ha forse raggiunto l’apice, mostrandosi come moderno, ecologico, progressista, votato alla carità, all’accoglienza e alla civilizzazione, persino anticapitalista come una sorta di succedaneo della sinistra in coma profondo, ma che in realtà non fa che sfruttare i canoni della mediaticità (anche rivolgendosi alle grandi società specializzate del settore) per vendere il proprio medioevo, il proprio essere anti liberale a tutto campo, come progresso e come contraltare piscologico a una crisi endemica alla quale peraltro offre buone parole ma fatti zero.

Una ministra, tanti interessi

di Andrea Fabozzi
Quanti sono gli emendamenti che possono nascondere gli interessi privati dell’ex ministra Federica Guidi? Quello ormai famoso, grazie alla telefonata intercettata tra Guidi e il compagno Gianluca Gemelli, che consente di evitare l’autorizzazione delle regioni per il trasporto del materiale petrolifero – rivendicato ieri dalla ministra Boschi – fu approvato con la fiducia nella legge di stabilità 2015. Ma prima il governo aveva provato a inserirlo in fase di conversione del decreto sblocca Italia nel 2014. In quella stessa occasione un altro emendamento, presentato a nome del governo da Simona Vicari, sottosegretaria dell’allora ministra allo sviluppo Guidi, fu parimenti dichiarato inammissibile. Era l’emendamento 17.196 e puntava a spianare la strada delle committenze private alle società di ingegneria.

Panorami umani: i processi segreti della Turchia ai giornalisti

di Tariq Ali
Il processo segreto dei due giornalisti turchi del quotidiano liberale tradizionale CUMHURIYET – il suo Direttore Can Dundar ed Erdem Gul – ha iniziato questo. Sono accusati di alto tradimento per aver pubblicato materiale su un argomento sensibile: la collusione della Turchia con l’ISIS e con gli Stati Uniti nella guerra siriana.
Di fronte ai panorami umani della Turchia contemporanea, che cosa avrebbe potuto scrivere il defunto poeta e grande Comunista Nazim Hikmet (che anche lo stesso Erdogan era solito citare nei suoi discorsi)? Alcune cose gli sarebbero state familiari: il trasporto senza fine dei prigionieri politici, le continue sofferenze e torture dei Curdi (Hikmet fu condannato a 15 anni dopo la rivolta curda del 1925); le conversazioni senza fine in prigione, reinterpretando il passato; la vita in quello che potrebbe diventare uno stato con un solo partito dove il governo esercita un effettivo monopolio dell’informazione; una limitazione delle libertà…

A proposito di «post-umano»

di Astro Calise
Un breve articolo di Stefano Rodotà apparso recentemente sulla rivista Micromega,1riguardante gli inediti scenari etici e giuridici prospettati dall’applicazione delle nuove tecnologie al corpo umano, offre l’occasione per alcune considerazioni sul concetto di post-umano (otrans-umano).
«Post-umano» è un termine utilizzato per indicare una nuova concezione dell’uomo, secondo la quale la scienza e le sue applicazioni tecnologiche ci mettono, per la prima volta nella storia, nella condizione di superare i nostri limiti biologici, compresi quelli che riguardano le capacità cognitive. La possibilità di integrare e potenziare l’intelligenza umana che – secondo alcuni – sarebbe offerta dalle nuove tecnologie informatiche e, più in generale, dalla cosiddettaintelligenza artificiale, rappresenta indubbiamente uno degli aspetti più rivoluzionari del progresso scientifico.

Se l’Istat perde un pezzo

di Roberta Carlini
I numeri sono di gran moda sulla scena pubblica, negli ultimi tempi. Anche se il premier ha smesso di twittare a ripetizione i dati sul lavoro – da quando si sono ridotti gli incentivi e con essi le assunzioni – quel che è successo lo scorso anno ha reso evidente a tutti l’importanza di una informazione corretta e una produzione statistica ufficiale, indipendente, accurata. Per questo quando il presidente dell’Istat Giorgio Alleva ha chiesto e ottenuto un coordinamento delle fonti, gli addetti ai lavori e gli operatori dell’informazione hanno tirato un sospiro di sollievo: c’è un limite alla propaganda, o almeno c’è la possibilità di tirare una linea tra la (legittima) comunicazione politica e quella statistica ufficiale.
Questo per dire che quel che succede all’Istat è di importanza cruciale, non solo per gli esperti ma per tutti. Come anche pagina99 ha scritto qualche settimana fa (nel numero del 12 marzo), il nostro Istituto nazionale di statistica è in piena ristrutturazione, con il passaggio “dalle indagini ai registri”.

Costruttori di speranza in un paese ridotto in macerie

Intervista a Khaled Khalifa di Guido Caldiron
Il supplemento letterario del quotidiano libanese L’Orient/Le Jour ha paragonato l’ultimo romanzo di Khaled Khalifa, La morte è un lavoro duro, pubblicato lo scorso anno a Beirut e ancora inedito in Europa, a Mentre morivodi William Faulkner. Come lo scrittore del Mississippi, raccontava la discesa agli inferi di una famiglia di miserabili contadini che deve attraversare una regione del sud degli Stati Uniti battuta da piogge torrenziali per seppellire le spoglie della madre, i personaggi dell’autore siriano, i tre figli di un insegnante coinvolto nella rivolta contro Assad, viaggiano da Damasco ad Aleppo per trasportare i resti del padre.
Si narra che Faulkner scrisse il suo romanzo di notte, nelle ore lasciate libere dal lavoro come fuochista che svolgeva nella centrale elettrica di un’università.

Mais e cotone Ogm: l'offensiva della Monsanto in Nigeria

di Raffaele Masto
In Nigeria è in corso un conflitto che, oltre al valore economico enorme, si può definire anche simbolico e con ricadute pesanti sull’intero continente. Il conflitto riguarda la Monsanto, multinazionale americana dell’agroalimentare, e una fetta consistente di società civile, un centinaio di organizzazioni di base alle quali fanno riferimento circa cinque milioni di persone.
Il colosso americano vuole introdurre in Nigeria mais e cotone transgenico, la società civile si oppone duramente tanto che si è arrivati a momenti di forte tensione con il governo federale che sembra intenzionato a concedere tutti i lasciapassare alla Monsanto. Non è un caso che la multinazionale faccia pressioni proprio adesso, in Nigeria ma anche in una buona parte dei Paesi africani. Una serie di contingenze economiche e politiche infatti sembrano favorevoli.

Dimissioni Guidi? Il referendum anti trivelle c’entra eccome. E lo boicottano...

di Luisiana Gaita
“Abbiamo bisogno di un sistema che garantisca equilibrio trapoteri pubblici e compagnie petrolifere e tra diversi poteri pubblici”. Le ultime novità sull’inchiesta della Dda di Potenzache ha portato all’arresto di sei tra funzionari e dipendenti delCentro Oli Eni di Viggiano e che vede tra gli indagati il compagno del ministro (dimissionario) dello Sviluppo Economico Federica Guidi rafforzano il convincimento diPiero Lacorazza (Pd), presidente del consiglio regionale proprio della Basilicata. “La questione degli idrocarburi nel nostro Paese non può essere affrontata con leggi, leggine, commi ed emendamenti, ma ci vuole una pianificazione” spiega a ilfattoquotidiano.it. Nessuna levata di scudi tout courtcontro gli industriali “ma trasparenza”.

Belgio, l’impotenza dei servizi e la risposta al terrorismo

di Daniel Tanuro
Le autorità hanno gridato alla vittoria all’arresto di Salah Abdeslam. «L’abbiamo preso!»… Pochi giorni dopo, i criminali di Daesh centravano appieno il cuore di Bruxelles. Trentadue morti, centinaia di feriti, alcuni bambini mutilati. Un’orrenda carneficina. Si sarebbe potuto sventarla? Può darsi. La disfunzione dei servizi di sicurezza nel caso di Ibrahim Barkhaoui è flagrante e fa pensare all’“affaire Dutroux”. [1]
Dutroux, però, era pressoché solo, mentre Daesh è un’organizzazione criminale che non manca di aspiranti al suicidio. Incluso aspiranti provenienti da ambienti non musulmani, meno “reperibili” di Barkhaoui. L’attentato di Vervières è stato sventato, senza con ciò impedire quanto è successo dopo.

Il ruolo della contrattazione oggi

di Mario Sanguinetti
Quando parliamo oggi di contrattazione è necessario inquadrare l'argomento dal punto di vista delle relazioni sociali e politiche esistenti in questa fase storica. Altrettanto necessario è disarticolare il pensiero “oggettivo” che cristallizza e parcellizza le questioni; ricordo una vignetta di Cipputi che, rispondendo all'amico che gli riferiva che la lotta di classe era finita, affermava: “è necessario dirlo all'Agnelli”. Questo per avere ben chiaro che le conquiste dei lavoratori e delle lavoratrici non sono mai definite una volta per tutte o cristallizzate in “normative eterne”, ma rappresentano il dato immanente dei rapporti sociali che si vanno sviluppando. Il momento attuale vede una pesante offensiva del padronato – privato o pubblico che sia – che gradualmente ma inesorabilmente, con cinismo e protervia, costruisce paradigmi, sia nelle relazioni sociali che nella loro trasposizione legislativa, apparentemente inattaccabili: “l'uscita dalla crisi” attraverso una nuova crescita, il feticcio della moneta euro, e via così.

Un carteggio per svelare «la non banalità del male»

di Gianpaolo Cherchi
È possibile essere «incolpevolmente colpevoli», attori cioè di una vicenda nella quale ci si ritrova a essere, nello stesso tempo, sia vittime che carnefici?
La vita di Claude Robert Eatherly, il meteorologo statunitense che diede il via libera allo sgancio della prima bomba atomica che distrusse Hiroshima, pare dimostrare che sia possibile. Da quel momento in poi, infatti, l’esistenza di Eatherly viene segnata in maniera tragica. Se alla fine della guerra i soldati americani venivano celebrati in patria e nel mondo come eroi e portatori di pace, Eatherly si chiuse in sé stesso: comprese di essersi macchiato di uno dei crimini più orrendi nella storia dell’umanità e cercò di rimediare alla propria colpa.

Call center, l’insostenibile pesantezza della vita ‘in appalto’

di Lidia Undiemi
Infiammano le proteste dei lavoratori Almaviva, Uptime eGepin: le parti sociali stanno tentando di trovare una soluzione per evitare l’impatto devastante del licenziamento di migliaia di operatori di call center.
La vertenza più rilevante sotto il profilo del numero di lavoratori coinvolti è certamente il colosso Almaviva, che ha dichiarato circa 3000 esuberi, di cui 1670 nella sola città di Palermo, cui seguono Roma (920 persone) e Napoli (400 persone). Gepin e Uptime hanno aperto le procedure di licenziamento per 450 lavoratori nelle sedi di Roma e Napoli. Isindacati avvertono che questo è solo l’inizio, poiché si prevede un’ulteriore crisi del settore dei call center che coinvolgerà 8 mila lavoratori.

Gesti d'amore in tempo di guerra

di Pietro Raitano
Una donna di 49 anni. Il ritaglio di giornale è appeso dietro le nostre scrivanie dal settembre 2013. Poco più di un trafiletto, 360 parole in tutto. Il titolo: “Quei tre italiani che tornano a vivere grazie alla siriana morta dopo lo sbarco”. Una storia minima: l’infermiera era sbarcata in Sicilia con il marito -un piccolo imprenditore- e i due figli adolescenti. La Sicilia sarebbe stata solo una tappa: i quattro erano diretti in Svezia, per raggiungere il terzo figlio, il maggiore. Le condizioni della donna erano già gravi quando la Guardia costiera di Siracusa intercetta il barcone, dopo cinque giorni in mare. Poi l’arresto cardiaco. I medici dell’Umberto I chiedono al marito l’assenso all’espianto degli organi, il quale “non ha un attimo di esitazione”, si legge nel pezzo. Che riporta anche le parole del medico rianimatore che ha assistito la donna: “È stata un’esperienza toccante, che insegna che cosa è la vera solidarietà.

La Cina sta già vivendo nel 2020

di Pepe Escobar
Consumata da miriadi di manifestazioni della sua crisi esistenziale, come al solito l’Occidente ha trascurato o sottovalutato il più grosso show nella politica cinese: le famose due sessioni della Conferenza Politica Consultiva del Popolo e il Congresso Nazionale del Popolo, il massimo organismo legislativo – concluso con l’approvazione del 13° Piano Quinquennale della Cina.
Il fatto principale è che il premier Li Keqiang sostiene che Pechino mira coraggiosamente a una crescita media di più del 6,5% all’anno dal 2016 al 2020 – basata sulla “innovazione”. Se riuscirà, per il 2020 non meno del 60% della crescita economica della Cina sarà venuto dai miglioramenti nella scienza e nella tecnologia.

venerdì 1 aprile 2016

Una Costituzione per farsi obbedire

di Gustavo Zagrebelsky
Democrazia e lavoro sono le radici della nostra Costituzione del 1948. Una cosa è cambiare, un’altra è il come cambiare. Il superamento del bicameralismo perfetto è largamente condiviso, ma siamo di fronte a un testo incomprensibile e al ritorno a condizioni pre-costituzionali.
Coloro che, la riforma costituzionale, la vedono gravida di conseguenze negative non si aggrappano alla Costituzione perché è “la più bella del mondo”. Sono gli zelatori della riforma che usano quell’espressione per farli sembrare degli stupidi conservatori e distogliere l’attenzione dalla posta in gioco. La posta in gioco è la concezione della vita politica e sociale che la Costituzione prefigura e promette, sintetizzandola nelle parole “democrazia” e “lavoro” che campeggiano nel primo comma dell’art. 1. Qui c’è la ragione del contrasto, che non riguarda né l’estetica (su cui ci sarebbe peraltro molto da dire, leggendo i testi farraginosi, incomprensibili e perfino sintatticamente traballanti che sono stati approvati) né soltanto l’ingegneria costituzionale (al cui proposito c’è da dire che nessuna questione costituzionale è mai solo tecnica, ma sempre politica).

Come l’austerità ha distrutto l’Europa

di Thomas Fazi 
Il fallimento delle politiche implementate in Europa dal 2010 in poi – un connubio di austerità fiscale, riforme strutturali (di impronta marcatamente neoliberista) e politiche monetarie espansive – è ormai sotto gli occhi di tutti. Oggi, a inizio 2016 – otto anni dopo lo scoppio della crisi finanziaria – il PIL reale dell’eurozona è ancora inferiore al picco pre-crisi (marzo 2008). Quello della Spagna è inferiore del 4,5 per cento. Quello del Portogallo del 6,5 per cento. Anche quei paesi che registrano tassi di crescita superiori alla media europea non se la cavano molto bene: il PIL reale della Germania, per esempio, è aumentato solo del 5,5 per cento rispetto al livello del 2008; quello della Francia del 2,7 per cento. Gli Stati Uniti, dal canto loro, hanno registrato un incremento superiore al 10 per cento.
L’eurozona nel complesso registra un tasso di crescita annuale stagnante – inferiore al 2 per cento – dall’inizio del 2012; oggi si aggira intorno all’1,6 per cento. Nel 2017 è prevista una lievissima accelerazione.

L’orizzonte di (non)senso della riforma costituzionale

di Umberto Romagnoli
Come la costituzione vigente è il prodotto di un’assemblea elettiva così la sua revisione non può avere una diversa provenienza: deve cioè essere opera del Parlamento senza interferenze governative. Viceversa, lo stile di gestione di questa riforma della costituzione è identico a quello esibito nel corso della vicenda del disegno di legge-delega chiamata (chissà perché) Jobs Act.
Una vicenda che è stata marcatamente segnata dal protagonismo del governo. Cosa che, se è comprensibile in presenza di una legge-delega purché non risulti (come in quel caso) prevaricante, è assolutamente censurabile quando la discussione verte sulla revisione di un patto che, come quello costituzionale, sta sopra la politica di tutti i giorni. Altrimenti, va a finire che succede quel che è successo: incurante che la costituzione sia paragonabile alla carta d’identità di un paese – di tutto il paese e non solo di una sua parte – Matteo Renzi ha trasformato il giudizio popolare sulla riforma in un giudizio sull’operato del governo e dunque in un plebiscito che evoca suggestioni bonapartiste.

Un baluardo a difesa del lavoro. Intervista a Philippe Martinez

Intervista a Philippe Martinez di Anais Ginori
"Non è distruggendo lo statuto dei lavoratori che si creano posti di lavoro". Philippe Martinez, segretario generale della Cgt, prima confederazione sindacale francese con 692mila tesserati, era in piazza contro la riforma del governo e promette che la mobilitazione continuerà. "Faremo un'opposizione radicale - annuncia - perché è legge che neanche Nicolas Sarkozy avrebbe avuto il coraggio di proporre". Il suo giudizio sulla sinistra al potere è definitivo: "Tra le imprese e i lavoratori, abbiamo capito chi ha scelto François Hollande", commenta Martinez, 54 anni, origini spagnole, dipendente di Renault, lunghi baffi a manubrio e l'aria di chi non è facile al compromesso.

Il lavoro ai tempi del jobs act

di Christian Raimo
Di recente sono usciti un paio di interessanti dati che raccontano il mondo del lavoro in Italia. Il primo è il numero di voucher usati nel 2015: 115 milioni circa, più del 64 per cento rispetto all’anno precedente. I voucher sono dei “buoni lavoro”, dei biglietti del valore di dieci euro per pagare il cosiddetto lavoro accessorio, quello non riconducibile a contratti di lavoro perché effettuato in modo saltuario.
I voucher hanno il vantaggio per il committente di includere una copertura assicurativa, e lo svantaggio per chi lavora di non accedere a disoccupazione, maternità, malattia, assegni familiari, eccetera. L’intento – a detta del governo – era di far emergere il lavoro nero. Il risultato sembra quello di aver reso legale e diffusissimo il cottimo anche per lavori che non avevano alcuna caratteristica di “accessorietà”.

Breve enciclopedia del Referendum. E tre buone ragioni per votare Sì

di Gianluca Ruggieri
Da quasi vent’anni mi occupo di efficienza energetica (soprattutto) e di fonti rinnovabili (in parte), come educatore, formatore, docente, ricercatore, consulente, autore di libri, attivista, cooperatore, amministratore, padre e cittadino. Credo che il referendum del 17 aprile sia un’occasione per ragionare collettivamente sul nostro futuro. Un’opportunità che non abbiamo ancora colto, sommersi dalla troppa propaganda. Provo a fare il punto e a dire la mia.
Perché siamo chiamati a votare
Per capire come si è arrivati a questo punto è necessaria una lunga digressione. Nel 2008 il governo si attribuì (attraverso un decreto poi convertito in legge) il compito di definire una Strategia energetica nazionale(SEN) quale strumento di indirizzo e programmazione della politica energetica nazionale.

Se Schäuble prendesse la sua medicina

di Ruggero Paladini 
Leggendo l’intervento del vicepresidente della Bce, Vítor Constâncio, mi è tornato in mente il titolo di un recente e interessante libro di Mohamed El-Erian, “The Only Game in Town: Central Banks, Instability, and Avoiding the Next Collapse”. L’intervento di Constâncio è esplicitamente volto alla difesa della politica monetaria della Bce; non è difficile indovinare a chi è rivolto il discorso.
Le critiche rivolte alle recenti decisioni della BCE riguardano l’inefficacia delle misure o comunque la non sufficienza. Quest’ultima è un’affermazione banale, dice Constâncio, e l’appello del G20 per politiche fiscali e riforme strutturali sarebbe benvenuto. Ma vi sono giustificati dubbi sulla possibilità di implementare queste politiche. “Per cominciare le politiche di stabilizzazione fiscale sono limitate per legge nella Ue, e dalla politica negli Usa. Più in generale, i paesi che potrebbero usare lo spazio fiscale (Constâncio si riferisce alla Germania) non vogliono, e molti altri che vorrebbero, non possono”.

La Francia insorge contro il suo Jobs Act. E noi che facciamo?

di Giorgio Cremaschi
La Francia si ferma per un vero grande sciopero generale che blocca il paese per dire no alla Loi Travail, i francesi almeno non usano l’inglese per imbrogliare, l’equivalente transalpino del Jobsact di Renzi.
In primo luogo di fronte a questo sciopero risalta la censura da parte del sistema informativo italiano. A Parigi tutto è fermo,Tour Eiffel e Versailles sono chiuse ai turisti, come farebbero a parlarne i pennivendoli che si mobilitano per una assemblea al Colosseo o una lettera di protesta sulle condizioni di lavoro dei delegati sindacali della Reggia di Caserta? Per la stampa più venduta d’Europa sarebbe difficile spiegare che succede in uno dei paesi guida del continente, meglio tacere.

Quale ceto medio ripristinare?

di Andrew Ross
Lanciare l’allarme sulla “scomparsa” del ceto medio è stata una caratteristica persistente della vita politica americana negli ultimi due decenni. Dato che di solito aspiranti leader nazionali e manager fanno riferimento al popolo americano genericamente come ceto medio (il termine “classe operaia” è stato da molto tempo espunto dal discorso politico ufficiale), l’erosione degli strati a reddito medio è particolarmente minacciosa per l’immaginario nazionale. La corrispondente espansione delle classi “discount” e “lusso”, per usare la terminologia del mercato di consumo, va contro il sentire dell’ethos democratico americano. Questo credo si è mantenuto attraverso il XX secolo con una successione di promesse presidenziali per arginare la plutocrazia e fornire una misura di equità, dallo “Square Deal” di Theodore Roosvelt al “New Deal” di Franklin D. Roosvelt, il “Fair Deal” di Harry Truman e la “Grande Società” di Lyndon B. Johnson. La versione contemporanea si presenta sotto la forma molto più debole del “ripristinare il ceto medio”.

L'ossessione per le trivelle va oltre la Val d'Agri

di Antonio Tricarico
Sarebbe grave pensare che con le dimissioni del ministro Federica Guidi lo scandalo delle trivelle corrotte rimanga relegato alla Val d’Agri e alle aule processuali. Sin dal suo insediamento il governo guidato da Matteo Renzi è stato ossessionato dalla difesa delle trivelle e dei trivellatori, anche se tinti di corruzione, nazionale o internazionale che sia.
Nel settembre 2014, a pochi mesi dalla sua nomina ad amministratore delegato dell’ENI, Claudio Descalzi è finito sotto indagine da parte della Procura di Milano per corruzione internazionale nell’ambito della dubbia acquisizione della licenza petrolifera per il gigantesco blocco offshore OPL245 in Nigeria. Il baldo premier non aveva esitato a twittare subito la sua convinzione che avrebbe rinominato Descalzi senza alcun ripensamento, prendendosela poi con il protagonismo dei magistrati.

Il terrorismo e l’Europa senza bussola

di Antonio Lettieri
Dopo i tragici attentati di Bruxelles si è discusso dell’incompetenza dei servizi belgi. La cosa non sorprende se si considera che il paese esalta la sua divisione nazionale e linguistica favorendo la divisione delle comunità, vivendo senza governo per mesi e anni, o con governi inefficienti. E’ indubbio che si debba combattere il terrorismo con strumenti adeguati al livello della sfida. L’Italia al tempo delle Brigate rosse e la Germania con la Rote Armee ne hanno avuta esperienza. Ma nel caso dei tragici eventi che colpiscono al cuore l’Europa, nemmeno la riorganizzazione del fronte della sicurezza interna può essere considerata risolutiva.
Il caso francese che, con un più lungo corteo di vittime, ha preceduto l’attacco di Bruxelles dice che non si tratta solo di “intelligence”, di servizi, di capacità di prevenzione e contrasto. O, se si vuole, tutto questo è indispensabile.

Il petrolio, le armi e la globalizzazione delle tangenti

di Vincenzo Comito
La notizia di queste ore è quella che una società monegasca, la Unaoil, controllata dalla famiglia Ahsani, di origine iraniana, assicurava delle commesse nel settore dell’Oil & Gas a molte imprese di paesi occidentali ed orientali mediante il versamento di tangenti. I paesi di localizzazione delle stesse sono molti e vanno dall’Iraq all’Iran, alla Libia, al Kuwait, al Kazakhstan. L’Unaoil smentisce l’esistenza di fenomeni corruttivi, affermando che si trattava di normali intermediazioni commerciali e anche molte delle imprese e delle persone tirate in ballo smentiscono il loro coinvolgimento.
Noi naturalmente non conosciamo la verità dei fatti che sono apparentemente emersi da una inchiesta effettuata dai giornalisti di Huffington Post e di Fairfax Media. Ma che nel settore circolino molte tangenti è cosa di conoscenza comune.

La “Grande Frattura” e le responsabilità della politica

di Gianfranco Sabattini
Il libro di Joseph Stiglitz, “La Grande Frattura. La disuguaglianza e il modo per sconfiggerla”, è una raccolta di contributi pubblicati dall’inizio della “Grande recessione” che ha colpito l’economia mondiale nel 2008; essi hanno come filo conduttore il problema della “Grande Frattura”, ovvero della disuguaglianza distributiva della ricchezza e del reddito, che in tutte le società capitalistiche separa una ristretta minoranza dal resto della popolazione. Tuttavia, tutti i contributi, pur trattando prevalentemente gli aspetti economici della disuguaglianza, sono scritti nell’assunto che non sia possibile separare nettamente la politica dall’economia; dalla loro lettura affiora di continuo la descrizione dei nessi profondi esistenti tra politica ed economia, ovvero la descrizione degli effetti negativi del circolo vizioso che tali nessi alimentano ed amplificano; ciò perché un aumento della disuguaglianza economica si traduce in una crescente disuguaglianza politica, mentre un aumento di quest’ultima aumenta ulteriormente la prima.

Guidi, Confindustria e le trivelle

di Andrea Ranieri
Fa un po' impressione che in Confindustria abbia vinto la linea della continuità proprio il giorno che scoppia il caso della ministra Guidi. Che non è un episodio, ma la conseguenza degenerata di un rapporto fra Confindustria e governo in cui le attività di lobbing sono ormai il cuore della organizzazione degli imprenditori.
Man mano che si affievoliva la capacità di rappresentanza politica e sociale, che passavano in secondo piano i temi della politica industriale della relazioni sindacali, Confindustria ha lavorato a recuperare ruolo e potere provando a fare da tramite fra gli interessi della propria struttura e dei propri aderenti e le scelte di governo, accreditandosi come il canale privilegiato per ottenere dal governo finanziamenti, e provvedimenti normativi di favore. L'ha fatto con Berlusconi, ha provato a farlo, con alterni successi, anche con Prodi e con D'Alema.

Lo statuto neoliberista dell'Europa reale

di Luigi Pandolfi
Questa Europa costituisce il compimento del post-moderno in ambito politico-istituzionale ed economico. Letteralmente, di ciò che “viene dopo”. Dopo la stagione in cui lo Stato ha tentato di “contenere” e governare il capitalismo, di addomesticarne le crisi, mediante la politica economica, la programmazione, l’intervento pubblico in economia. D’altro canto, per tutto il secolo XIX e parte degli anni venti, per dirla con James K. Galbraith, «il grande problema del capitalismo era stato la crescente gravità dei cicli economici, tra rapide espansioni e dure recessioni», alle quali, salvando il capitalismo stesso, si era reagito, per l’appunto, con l’interventismo pubblico ed il welfare state.
Nondimeno, nella storia economica contemporanea, con la crisi del ’29 che ha segnato una nuova svolta in tal senso, l'azione degli Stati in ambito economico non si è mai dispiegata isolatamente, bensì “in concorso” con le banche centrali, autorità monetarie nazionali, “strumentalmente” legate al potere politico.

Non solo Guidi. Ecco tutte le inchieste su petrolio e trivelle in Italia

di Green Report
Dopo lo scandalo e le dimissioni della ministro dello sviluppo economico Federica Guidi, Legambiente fa il punto sulla corruzione legata al petrolio e ricorda che secondo l’associazione contro la corruzione Transparency, «Il settore delle estrazioni di petrolio e gas è in assoluto tra i più a rischio corruzione, con un tasso del 25% di corruzione percepita. Secondo l’ong Global Witness (che riprende dati Ocse di dicembre 2014) petrolio, gas e risorse minerarie costituiscono tuttora i settori a maggior rischio corruzione del mondo. In un campione di 427 casi di corruzione registrati tra il 1999 e la fine del 2014, quelli riguardanti i settori citati rappresenterebbero da soli il 19% del totale».

In Francia la Costituzione resiste ad Hollande

di Elettra Deiana
La Francia ha respinto la proposta del presidente Hollande di modificare la Costituzione inscrivendovi lo stato di emergenza e il conseguente depotenziamento dello stato di diritto, attraverso la revoca della cittadinanza a chi, di “etnos” non francese, islamici insomma si rendesse responsabile di atti di terrorismo. Su questo punto, la prima versione era stata secca, senza eccezioni. Ma poiché la decisione strideva con una norma del diritto internazionale, che vieta di ridurre una persona allo stato di apolide, il governo, con un voto passato in un primo momento nel solo Senato, aveva modificato la norma, rendendone oggetto solo chi fosse dotato di doppia cittadinanza. Già mesi fa il Consiglio di Stato si era fatto decisamente carico della decisione del governo, respingendo il ricorso della Lega francese per la difesa dei diritti dell’uomo.

Politiche espansive e crescita debole. Siamo in una stagnazione secolare?

di Vittorio Daniele
1. Una lunga convalescenza
Da qualche anno, le Banche centrali delle principali economie mondiali (Stati Uniti, Eurozona e Giappone) stanno attuando politiche fortemente espansive. La base monetaria, sotto forma di liquidità o di riserve detenute dalle banche commerciali, è aumentata enormemente: negli Stati Uniti, all’inizio del 2016, era quattro volte quella del 2008. La BCE ha adottato una serie di misure espansive, finanziando a basso costo il sistema bancario e attuando un programma di acquisto di attività (quantitative easing) di 80 miliardi di euro mensili per una durata prevista di due anni.
Si tratta di un’iniezione di liquidità senza precedenti, che ha fatto scendere i tassi d’interesse a breve e a lungo termine a valori prossimi allo zero (e, in alcuni casi, negativi, come in Giappone o in Europa).

Caso Guidi, così i signori delle fossili (al governo) boicottano il referendum

di Raffaele Lupoli
Federica Guidi ha lavorato per reinserire al Senato un emendamento alla legge di Stabilità favorevole alla Total, in precedenza cancellato dal decreto Sblocca Italia «alle quattro di notte». Poi è corsa a telefonare al compagno, il consulente di Total Gianluca Gemelli (ora indagato per traffico di influenze illecite) per avvertirlo che «è d’accordo anche Mariaelena» e che finalmente si potrà «sbloccare Tempra Rossa» e portare fino a Taranto il petrolio proveniente dalla Basilicata. Erano in ballo 2,5 milioni di subappalti e così l’uomo ha subito avvertito chi di dovere per incassare il risultato. Più che di un ministro (ormai ex) della Repubblica, viene da pensare che si tratti di una lobbista qualunque che briga bussando alle porte del potere. L’inchiesta della procura lucana la dice lunga su come si determini, dietro a quelle porte alle quali non c’è bisogno di bussare, l’interesse “strategico” della nazione.