La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

sabato 16 aprile 2016

I referendum: una stagione costituente. Intervista ad Alfonso Gianni

Intervista ad Alfonso Gianni di Alba Vastano
Lo incontro alle manifestazioni per i referendum. E’ intento a informare e a spiegare, ad accalorarsi contro gli attacchi alla Costituzione, contro le politiche avverse alla democrazia messe in campo dal governo Renzi. Alfonso Gianni ha nella sua storia di politico un lungo percorso, ancora in atto, all’interno della sinistra antiliberista. Parlamentare fino al 2007. In Rifondazione per un lungo periodo, fino all’adesione a Sel che abbandonerà per aderire prima a Rivoluzione civile, assistendone al fallimento. Poi al coordinamento per l’altra Europa con Tsipras, soggetto politico in evidente declino, specie dopo il lancio di Sinistra italiana. Dirige la fondazione “Cercare ancora” presieduta da Fausto Bertinotti, con il quale scrive alcuni saggi fra cui: “Le due sinistre”, “Le idee che non muoiono”, “L’Europa delle passioni forti”.
Parliamo anzitutto della situazione attuale del governo Renzi dopo le dimissioni della Guidi per lo scandalo idrocarburi. Renzi ha “le mani sporche di petrolio”? Ovvero: quanto ne è direttamente responsabile, perché non poteva non sapere?

Referendum di oggi: Sì, basta con Renzi, basta con il passato

di Andrea Fumagalli
Se si va a San Francisco e si passeggia sul Golden Gate Bridge, si può leggere una targa che ricorda non solo la data di inaugurazione (28 maggio 1937) ma anche il fatto che il finanziamento del ponte è stato possibile grazie all’intervento pubblico dello stato della California, della municipalità di San Francisco, della Federal Reserve e della Federal Reserve di San Francisco (XII distretto). La costruzione del ponte era cominciata nel gennaio 1933. Erano gli anni del New Deal di Roosevelt, l’inizio dell’attuazione delle politiche keynesiano di sostegno alla domanda aggregata per consentire all’economia americana di uscire dalla grande recessione iniziata nel 1929. Il ponte viene progettato con un’altezza di circa 67 metri per consentire l’ingresso nella baia (ora vietato) delle navi cisterna per l’approvvigionamento di petrolio, necessario per sostenere la crescita dell’industria manifatturiera di matrice taylorista.

Un buon 7 maggio contro il Ttip

di Marco Bersani 
A quasi tre anni dall’avvio, il Partenariato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti (Ttip), in corso di negoziazione tra Usa e Ue, sta entrando in una fase decisiva.
Nonostante i ripetuti tentativi, dapprima di mantenerlo segreto, e poi di presentarlo come un accordo «tecnico», è ormai più che evidente di come in realtà si sia di fronte ad un pericoloso attacco ai diritti e alla democrazia. Sono in gioco il cibo e la sicurezza alimentare, l’acqua, i beni comuni e i servizi pubblici, l’istruzione e la sanità, i diritti del lavoro e l’occupazione, la tutela ambientale e sociale, e sono a rischio interi comparti produttivi delle piccole e medie imprese.
Ma è a rischio soprattutto la democrazia, con la possibilità per le imprese multinazionali di chiamare in giudizio i governi e le autorità pubbliche per normative che ostacolino i loro investimenti e relativi profitti.

Dopo il 17 aprile tocca agli altri referendum

di Corrado Oddi
Allora siamo partiti. La scorsa settimana in tante piazze è iniziata la raccolta delle firme sui referendum sociali. Quattro contro la “cattiva” scuola, contro tutte le trivellazioni di idrocarburi, contro il piano nazionale inceneritori a cui si aggiunge la petizione popolare contro i decreti attuativi Madia che intendono privatizzare i servizi pubblici locali. Contemporaneamente, sono stati presenti anche i banchetti della Cgil che raccoglie le firme su 3 quesiti referendari contro il Jobs Act e la legislazione sul lavoro e anche quelli animati dal Coordinamento per la democrazia costituzionale che propongono i 2 quesiti contro l’Italicum.
Quello che ho visto nella città dove vivo, Ferrara, somiglia a quel che è successo anche in altre città, sia metropolitane che di provincia, da Roma a Pescara. Nella bella Piazzetta Municipale, crocevia tra la sede del Comune e la cattedrale, a poche decine di metri di distanza sono collocati i banchetti per i referendum sociali, quello della Cgil e quello per la raccolta delle firme contro l’Italicum.

Votare sì per dire no all’economia dei sudditi

di Moni Ovadia
Il referendum di oggi, al di là del suo portato specifico, rivela, l’esistenza di due opposte concezioni del mondo, della politica e, in ultima analisi, del senso del vivere nel nostro Paese ma anche oltre i nostri confini.
Buon ultimo, il governo Renzi, coerente con i precedenti esecutivi e in ossequienza a tutti coloro che esso rappresenta, – ovvero i grandi interessi industriali e finanziari – è allergico già in prima istanza, a misurarsi con l’espressione diretta della volontà popolare.
Non tragga in inganno il referendum inevitabile sulla “deforma” costituzionale; Renzi non lo vive per ciò che dovrebbe essere, un confronto con la volontà popolare, ma come la proiezione plebiscitaria sulla sua personale narcisistica leadership.

Chi darà visibilità agli invisibili?

di Riccardo Achilli
Il tema è centrale per la sinistra. Ha a che vedere con quelle fasce sociali di ultimi, ultimi per davvero, quelli cui non viene data alcuna rappresentanza politica e sindacale. Parliamo ad esempio del mondo del precariato, cognitivo e non. Un mondo a sua volta eterogeneo socialmente. Il precario cognitivo è “camuffato” e nobilitato nella comunicazione politica neoliberista come creativo, o libero professionista, piccolo imprenditore di “sé stesso”. E psicologicamente e culturalmente tende ad identificarsi non con una fascia di sottoproletariato, come sarebbe esatto dal punto di vista sociologico (ovvero come classe priva di una coscienza politica e di una capacità organizzativa sindacale, che entra in contatto con il ciclo di produzione in modo non stabile o episodico) bensì con la piccola borghesia, cui aspira ad appartenere. Ma da cui è tagliata fuori in misura radicale, nelle fasi di crisi economica o di stagnazione, costituendo il primo cuscinetto sul quale si scaricano le tensioni del mercato del lavoro.

L'appello a disertare un regalo ai petrolieri ma è un boomerang

Intervista a Michele Emiliano di Stefano Costantini 
"L'invito a non votare viola la Costituzione". Nel suo fortino di presidente della Puglia, Michele Emiliano è alla vigilia della battaglia più difficile contro il premier-segretario Matteo Renzi. Dalle finestre del suo ufficio vede quel mare minacciato dalle trivelle. Presidente, difficile che si arrivi al quorum.
Qual è la cifra oltre la quale sarà comunque soddisfatto?
"Se voteranno in 10 milioni (cioè quasi uno su 5), credo sarà stato un successo. Ho scoperto in questa campagna referendaria il mondo straordinario dell'associazionismo ambientalista".
Più che gli ambientalisti sembra che a darle una mano sia stata l'inchiesta sulla lobby affaristico-ministeriale di Tempa rossa...

Il capitalismo tecnologico rinuncia alla democrazia

di Evgeny Morozov
Basta sfogliare un quotidiano per rendersi conto che il capitalismo democratico transatlantico, che è stato il motore dello sviluppo economico dopo la seconda guerra mondiale, sta vivendo un periodo difficile. Fame, povertà, disoccupazione giovanile, sostanze chimiche nell’acqua potabile, mancanza di alloggi a prezzi sostenibili: tutte questi problemi sono tornati d’attualità anche nei paesi più ricchi. La cosa non dovrebbe sorprendere: questo declino della qualità della vita, temporaneamente nascosto sotto il velo retorico dell’innovazione, ha radici profonde, e quarant’anni di politiche neoliberiste stanno finalmente presentando il conto.
Ma sommato alle conseguenze delle guerre mediorientali (prima i rifugiati e ora i sempre più frequenti attentati terroristici nel cuore dell’Europa), il disagio politico ed economico dell’occidente appare ancora più terribile.

Non solo trivelle: la vera posta in gioco del referendum di oggi

di Domenico Sampietro
Il referendum sulle trivellazioni petrolifere di questa domenica è un referendum insolitamente pieno, oltre che di contenuti sostanziali immediati, anche di ricadute di più ampio respiro. Il suo sviluppo ci restituisce una rappresentazione sintetica del quadro sociale e politico in cui si inserisce, decisamente moderno e completamente diverso rispetto a solo qualche anno fa.
Per poterlo leggere correttamente è necessario guardarlo con attenzione, allontanandosi dalle visioni semplicistiche che, talvolta, accompagnano i fautori del “sì” o del “no”. Il quesito è tutt’altro che marginale e non ha affatto un obiettivo esclusivamente ambientalista. La posta in gioco è ben più alta e i contorni sociali e politici che vi fanno riferimento sono insospettatamente vasti.

Voti che contano

di Ida Dominijanni
Ci sono stati referendum per cui non ho votato. Ce n’è stato uno, quello per l’abolizione della quota proporzionale del Mattarellum, per cui ho fatto, nel mio piccolo, una campagna attiva per il non voto, ovvero per il non raggiungimento del quorum (che non fu raggiunto, sul filo): quel referendum si proponeva di completare la torsione maggioritaria del sistema elettorale, e far saltare il quorum significava mettere un alt alla religione del maggioritario che a mio avviso è stata responsabile di quasi tutti i guai della cosiddetta seconda repubblica. Questo tanto per dire che astenersi a un referendum, o a una qualsiasi consultazione elettorale, è ovviamente legittimo, ci mancherebbe, come pure è legittimo fare campagna per l’astensione.
Ma è legittimo farlo per me, che sono una cittadina qualsiasi e di parte, e per tutti i soggetti politici di parte: partiti, sindacati, associazioni.

La Francia ha smesso di annoiarsi

di Flore Murard-Yovanovitch
Nuit debout (notte in piedi) è una piazza simbolica nel cuore di Parigi, la Place de la République, occupata giorno e notte dal 31 marzo da centinaia di cittadini che vegliano su teloni, pezzi di cartone, e sampietrini umidi. Cittadini risvegliati che scelgono di non dormire per uscire dal coma politico. All’alba i poliziotti disperdono gli ultimi gruppi, le spalatrici distruggono le poche cose costruite, i camion delle pulizie cancellano le tracce. Gli occupanti lasciano la piazza ma tutti i giorni, ritornano, armati di tende e sacchi a pelo. E malgrado la pioggia, gli assilli della polizia, l’incredulità, qualche cosa si costruisce, si alza una rivendicazione unitaria per un’altra società: la possibilità di decidere insieme di un futuro non suicidario. In meno di dieci giorni Nuit debout si è già esteso ad altre 60 città francesi e inizia a fare emuli in Europa.

Perché oggi votiamo un bel Sì

di Alex Giuzio
Oggi gli italiani sono chiamati al voto per esprimersi sulle estrazioni di idrocarburi in mare. Grazie ai nove consigli regionali che si sono fatti promotori del referendum, la popolazione potrà decidere se mettere una croce sul “sì” e abolire così la norma che consente alle società petrolifere di fare attività di ricerca ed estrazione di gas e petrolio a meno di 12 miglia marine dalla costa fino all’esaurimento naturale del giacimento. La chiamata alle urne su una legge così specifica si sarebbe potuta evitare se i nostri amministratori di governo avessero usato più buonsenso nel perseguire lo sviluppo di energia da fonti rinnovabili, ma purtroppo ha prevalso un’ostinazione fossile in tutti i sensi.
Delle 66 attuali concessioni italiane per le estrazioni in mare, solo 21 si trovano entro le 12 miglia marine e quindi sono coinvolte dal referendum.

La disoccupazione al di là del senso comune

di Giovanni Mazzetti
Poco meno di vent’anni fa, nel 1997, aprivamo il nostro Quel pane da spartire. Teoria generale della necessità di redistribuire il lavoro sostenendo che “in quasi tutti i paesi economicamente sviluppati sta finalmente prendendo corpo un orientamento sociale embrionalmente favorevole ad una redistribuzione del lavoro. Ci sono titubanze, continui ripensamenti e aspre resistenze. C'è una grande difficoltà a concepire una riduzione d'orario che, al pari di quasi tutte quelle intervenute in passato, lasci il salario invariato o addirittura lo veda aumentare. Ma il problema sembra ormai essere stato comunque posto sul tappeto in modo irreversibile. L'elevata disoccupazione, che ha quasi ovunque raggiunto i più alti livelli dopo la crisi degli anni trenta, rafforza questa tendenza e sollecita qualche intervento pubblico diretto a favorire prime sporadiche redistribuzioni all'interno di singole aziende in crisi. In qualche raro caso sono le stesse parti sociali a concordare riduzioni del tempo di lavoro, come un espediente per evitare il puro e semplice licenziamento di una quota rilevante della forza-lavoro.

Quale futuro per l'università e la ricerca?

di Coordinamento Ricercatori Non Strutturati Universitari
A sei anni dalla Riforma Gelmini, la condizione dell'università e della ricerca pubblica in Italia è drammatica.
Gli effetti dei tagli e le conseguenze dell'aver appaltato all'Anvur la definizione e l'implementazione dei paramentri di valutazione in base ai quali distribuire i pochi fondi rimasti sono sotto gli occhi di tutti: aumento delle disuguaglianze territoriali nel sistema universitario; blocco del turnover, con conseguente diminuzione del quasi 20% del personale strutturato; accorpamento e/o eliminazione di dipartimenti e corsi di studio; riduzione del 20% delle matricole; ulteriore erosione del diritto allo studio.
A questo stato drammatico in cui versano le Universita' di questo paese, il Premier Renzi risponde, secondo uno schema ormai ben oliato, con la politica degli annunci.

Salvare il mondo

di Alberto Zoratti
L’appuntamento è a New York il 22 aprile prossimo e il dressing code è per le grandi occasioni. Sarà Ban Ki-moon, segretario generale delle Nazioni unite, adaccogliere le rappresentanze di più di 130 Paesi per far loro apporre la firma ufficiale all’Accordo sul clima concluso a Parigi poco più di quattro mesi fa. Sono i primi passi di un risultato da molti definito “storico” per la lotta al cambiamento climatico, una nuova governance climatica capace di tenere a bordo tutti i Paesi del mondo ma su una base sostanzialmente volontaria. Sono 161 i Paesi che hanno presentato i contributi nazionali (INDCs) che dovranno applicare e su cui saranno giudicati sul lavoro fatto. Un giudizio sui generis, in verità, perché non avrà sanzioni in caso di non ottemperanza. D’altra parte è la filosofia del “pledge and review“, “prometti e verifica”, in cui se non mantieni le promesse poi alla fine finisce tutto a tarallucci e vino. Ma d’altro canto, se il significato di quella “C” nell’acronimo INDCs è “contributions” (contributi) e non “commitments” (impegni) qualcosa vorrà dire.

Movimenti americani: 15$ l'ora e un sindacato per gli studenti? Sì

di Commonware 
Una nuova ondata di lavoro organizzato dagli studenti, per gli studenti, si sta diffondendo negli U.S.A..
Qual è la differenza tra uno "studente" e un "lavoratore"? Nel 1968, alcuni membri della League of Revolutionary Black Workers si prese South End, il quotidiano dellaWayne State University, e gli diede un nuovo sottotitolo: "un lavoratore con coscienza di classe vale 100 studenti". Nel 2015 invece, Hilary Clinton ha lanciato il suo piano per un'università "debt-free", chiedendo agli studenti di lavorare dieci ore alla settimana senza essere pagati. Entrambe le idee sono obsolete. La prima ha bisogno di essere aggiornata: in un mondo fatto di tasse universitarie e debito, molti studenti sono anche lavoratori - si pensi al milione e passa di studenti che lavorano nei campus, tanti quanti sono i lavoratori statunitensi di Walmart -. La seconda - l'idea che il lavoro degli studenti dovrebbe essere trattato o ricompensato in maniera differente dal lavoro d'ogni altro tipo - è invece il bersaglio di un nuovo movimento nazionale.

Perché Sì? Perché Sì!

di Anna Lombroso 
Loro dicono: ne avete fatto una battaglia “ideologica”. Beh, cosa ci sarebbe di male a battersi in nome degli ideali di chi si sente nel giusto se prende posizione attiva contro lo sfruttamento dell’ambiente, delle risorse e delle persone? Se è uno dei pochi modi che ancora ci hanno lasciato per manifestare critica e dissenso nei confronti di un’ideologia plasmata sulle richieste della finanza e applicata giorno dopo giorno da un governo non legittimato da un voto e che gode della fiducia, continuamente reclamata, di un Parlamento eletto con una legge dichiarata incostituzionale che considera il referendum del 17 aprile il test di collaudo di quel plebiscito su se stesso che dovrebbe stravolgere in un colpo solo, 47 articoli della Costituzione?

Referendum. Gli interessi delle multinazionali

di Guido Capizzi
Oggi si vota il referendum sulle trivellazioni. Il comitato per il “SI” ha impegnato molte forze per convincere che l’astenersi e il “NO” costituiscono un male essendo complici di danni ambientali. Intanto, in questi giorni amari, sono in corso inchieste giudiziarie che hanno fatto dimettere una ministra del governo Renzi, chiamando nella danza macabra anche un’altra ministra già sotto la lente per il brutto affare delle banche tossiche salvate dallo stesso governo.
Un intreccio di malaffare e mala-politica, una situazione buia in cui c’è il progettoTempa Rossa, gestito da Total E&P Italia SpA che ha il 75% ed è operatore incaricato del progetto con la Shell che detiene il 25%. Le due grandi sorelle Total e Shell aumentano la loro presenza in Italia.

Con il voto di oggi due Italie a confronto

Intervista a Luigi de Magistris di Adriana Pollice
Martedì scorso i climber di Greenpeace erano entrati in azione a Napoli, srotolando in Galleria Umberto un’immagine raffigurante la piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, andata in fiamme nel Golfo del Messico nel 2010. Venerdì, ancora a Napoli, i Verdi hanno chiesto al parroco della chiesa di Piedigrotta di benedire il mare di Mergellina per propiziare il raggiungimento del quorum. Schierati per il sì anche la giunta partenopea e il sindaco, Luigi de Magistris.
Sindaco, perché è importante andare a votare?
"Il referendum di oggi è in continuità con le battaglie in difesa della costituzione, dell’acqua pubblica, del paesaggio, del mare, del patrimonio storico-artistico. Proviamo a mettere un tassello per contrastare le politiche liberiste di commistione e concentrazione di poteri, come l’inchiesta Tempa Rossa ci ha mostrato. Si tratta di fermare politiche fatte di concessioni infinite alle società petrolifere, percentuali di favore nell’estrazione del greggio a costo del massacro del territorio, com’è accaduto in Val d’Agri e poteva accadere alle Tremiti o nei Campi Flegrei. È un referendum che mette di fronte due differenti modelli politici, culturali, economici e alla fine anche di legalità."

Votiamo SI contro le lobby petrolifere e contro il governo Renzi

dei Centri sociali del Nord-Est
Nonostante una campagna governativa che ha tentato in ogni modo di sabotarlo, domenica si terrà il referendum cosiddetto "NoTriv". I cittadini sono chiamati ad esprimersi sull'abrogazione di una parte della Legge di Stabilità 2016, ossia su quel passaggio che toglie i limiti di tempo alle concessioni di estrazione di idrocarburi entro le 12 miglia dalla costa. Ciò che qui ci preme segnalare è la caratura politica della consultazione di domenica.
Ci sono tre livelli di lettura. Dal punto di vista della misura del consenso e della legittimazione popolare, per la prima volta nella sua carriera a livello nazionale, Renzi sarà costretto a confrontarsi con un voto il cui risultato non lascia margini di gestione. La logica binaria è secca: approvato o respinto. La portata politica è cosa diversa dalla vittoria elettorale. Che venga raggiunto o meno il quorum, una fetta consistente di cittadini si esprimerà contro Renzi, questo era chiaro da mesi, ma si è reso particolarmente evidente nelle ultime settimane.

La sinistra slovena verso il "Piano B"

di Paolo Rizzi
Scioperi, manifestazioni, movimenti, partiti. Dall'inizio del decennio la Slovenia sta vivendo un momento di conflittualità sociale degno di nota. In particolare, nel 2012-2013 un enorme scandalo di corruzione ha colpito sia il governo di destra, sia l'opposizione socialdemocratica.
A differenza di quanto avvenuto in altri paesi europei, la protesta non si è limitata a una fiammata di indignazione contro i leader politici accusati di corruzione, dalla protesta contro la disonestà il movimento sloveno è stato capace di prendere di mira anche il sistema economico. Negli anni successivi i movimenti hanno continuato la mobilitazione adottando modalità e parole d'ordine prese in prestito dai movimenti spagnoli (indignados, maree, marce della dignità) e da occupy wall street. Alla mobilitazione di movimento si è aggiunta quella sindacale, le organizzazioni dei lavoratori hanno proclamato diversi scioperi, in particolar modo nel settore energetico.

Perché oggi il referendum gode di cattiva stampa

di Silvia Niccolai
In Costituzione c’è un solo articolo sul diritto di voto, il 48: il voto è un dovere civico ed è libero, uguale, personale e segreto. Le opinioni non sono concordi, ma è ben possibile pensare che quelle condizioni valgano per tutte le espressioni del voto, tra cui quella referendaria. In particolare, la previsione del quorum non comporta affatto la conseguenza che il voto referendario non sia “dovere civico”, nel senso di inerire alla cittadinanza con la stessa dignità del voto per le elezioni.
E si può spiegare più semplicemente col fatto che il referendum è un atto di democrazia diretta, con esso il corpo elettorale compone un’ideale assemblea deliberante, e per ogni deliberazione assembleare occorre stabilire un numero minimo di partecipanti che la renda valida. E se anche fosse che la definizione di “dovere civico” non si riferisce al voto referendario, come autorevolmente è stato insegnato, ciò non ha il senso di svalutare il referendum come una cosa meno importante delle elezioni; serve invece a qualificarlo come una cosa diversa e altrettanto fondamentale.

Due settimane di grande rivolta. Gli attivisti francesi ancora “su tutta la notte”

di Sonali Kolhatkar 
Quando il presidente francese François Hollande ha presentato una serie di riforme del lavoro che avrebbero reso più facile alle imprese licenziare i lavoratori, probabilmente non si aspettava l’indignazione pubblica di massa che ne è seguita. Il 31 marzo migliaia di attivisti francesi si sono raccolti a Place de la République per la proiezione di un film intitolato ‘Merci Patron!’ (Grazie padrone!) sulle persone comuni messe contro una grande società.
Il film ha ispirato le persone a contestare le riforme del lavoro; sono rimaste nelle strade e sveglie tutta la notte, adottando lo slogan “Nuit Debout” che tradotto alla buona significa “Su tutta la notte” o “Ribelliamoci tutta la notte”. Nonostante un giro di vite della polizia lunedì, quando sono state arrestate molte persone, gli attivisti sono tornati in piene forze e sono ancora là. Cosa più importante, le proteste si stanno diffondendo in Belgio, Gran Bretagna, Spagna e Germania.

Votare Sì per abolire una norma scellerata

di Michele Emiliano
Perché nove regioni hanno chiesto il Referendum? Perché il Governo, con lo Sblocca Italia, senza dire niente a nessuno, aveva sbloccato le trivellazioni entro le 12 miglia, mettendo a rischio tratti di costa meravigliosi. Una vera follia. Le Regioni hanno provato a dialogare col Governo ma niente, ci hanno detto no. Il Referendum era l'unica strada che avevamo per fermare questo scempio e, solo grazie ad esso, il Governo è stato costretto a fare una parziale marcia indietro. È rimasto un ultimo punto sul quale non ha voluto cedere, quello sulla "durata delle concessioni". Prima dello Sblocca Italia le concessioni avevano delle scadenze che potevano essere prorogate sino a pieno sfruttamento del giacimento (legge 9 del 1991). Lo Sblocca Italia invece ha reso queste concessioni "eterne", senza termine, caso unico nel nostro ordinamento (tutte le concessioni di beni pubblici hanno un termine).

La partita di giro dell’Atlante salvabanche

di Andrea Boda
La Quaestio Sgr, società di gestione di diritto lussemburghese che fino ad oggi ha amministrato masse per 10 miliardi di euro, ha annunciato il lancio del fondo Atlante. Secondo le dichiarazioni di intenti dei sottoscrittori (banche, assicurazioni, fondazioni, con la partecipazione di Cassa depositi e prestiti) il fondo raccoglierà tra i 5 e i 6 miliardi. Le finalità del fondo sono di assicurare il successo degli aumenti di capitale in arrivo nel settore bancario.
Il fondo promette anche di sottoscrivere le tranche junior delle cartolarizzazioni di crediti deteriorati (cd. non performing loans – Npl), aiutando così i bilanci delle banche. La partecipazione di Cdp richiede un’autorizzazione della Commissione Ue, per appurare che la manovra non costituisca aiuto di Stato, ma il livello contenuto della sua partecipazione (20%) dovrebbe garantire formalmente la natura privata del fondo.

La teoria marxiana del valore. A cosa serve?

di Ascanio Bernardeschi
Nel libro III del Capitale, confutando l'apparente obiettività della “formula trinitaria” – secondo la quale il valore delle merci sarebbe originato dalla somma della retribuzione dei cosiddetti fattori produttivi (profitti, salari e rendite), mentre è vero l'esatto contrario, cioè che sono queste ultime voci di reddito che reperiscono la propria fonte nel valore delle merci, in quanto quest'ultimo viene tra di esse distribuito successivamente alla propria realizzazione – Marx ebbe ad affermare che “ogni scienza sarebbe superflua, se la forma fenomenica e l’essenza delle cose coincidessero immediatamente [1].
Infatti i fenomeni che percepiamo sono spesso delle manifestazioni di leggi che sfuggono ai sensi e che solo la scienza può svelare, mentre possiamo cadere in errore se confondiamo queste manifestazioni con l'essenza, cioè con i meccanismi che ci stanno dietro. Anche l'osservazione empirica non accompagnata da una robusto impianto teorico, per esempio l'accertamento statisticamente oggettivo della correlazione tra due fenomeni, può trarre in inganno in quanto può condurre a stimare in maniera invertita il rapporto causa-effetto tra le due grandezze.

Generazione Shaimaa, l’Egitto che resiste alla dittatura

di Bartolomeo Bellanova
Shaimaa al-Sabbagh, 32 anni, era un’attivista per i diritti dei lavoratori e militante del Partito dell’alleanza popolare socialista. Sabato 9 maggio 2015 si è svolta la prima udienza per l’uccisione di Shaimaa, colpita a morte il 24 gennaio 2015 dalle forze di sicurezza durante una manifestazione per ricordare le centinaia di “martiri della rivoluzione del 25 gennaio”, che nel 2011 spodestò Hosni Mubarak.
Shaimaa al-Sabbagh, insieme a una trentina di persone, stava prendendo parte alla manifestazione indetta dal Partito dell’alleanza popolare socialista. Camminavano sul marciapiede per non ostruire la circolazione stradale, dirette a piazza Tahrir: alcune reggevano lo striscione del partito, altre avevano in mano cartelloni e fiori. Le forze di sicurezza che presidiavano gli ingressi di piazza Tahrir bloccarono i manifestanti in via Talaat Harb e, senza preavviso, iniziarono a lanciare lacrimogeni e a sparare coi fucili da caccia o con pallottole di gomma secondo altre fonti.

Neoliberismo e postmodernismo: alleati tra loro, ma nostri nemici

di Alessandra Ciattini
Si parla assai spesso e a ragione di “pensiero unico”, per sottolineare come la cultura mass-mediatica, in tutte le sue forme, comprese le sue rozze espressioni politiche, sia dominata da un'unica concezione del mondo, scaturita dalla cosiddetta fine delle ideologie, improntata ad un facile pragmatismo che incanta l'uomo pratico e concreto, e talvolta intrisa di un buonismo ipocrita auspice del rispetto dell'altro e pronto ad agitare la “cultura dell'accoglienza”.
Tale concezione del mondo si incarna nel neoliberismo, affermatosi negli ultimi decenni del Novecento a causa di un complesso di fattori, i quali hanno contribuito al consolidarsi di quello che Ernest Mandel definisce “tardo capitalismo” (Der Spätkapitalismus, Francoforte 1972). Naturalmente il richiamo al buonismo e alla “cultura dell'accoglienza” non sono elementi costitutivi del neoliberismo, che si presenta limpido nella sua spietatezza, ma che taluni amano rivestire di tali pietosi veli per non fa sobbalzare i ricettori del suo messaggio. 

Il referendum e il falso mito della "produzione nazionale di idrocarburi"

di Qualenergia
Sono l’efficienza e il risparmio energetico insieme alle energie rinnovabili la vera ricchezza dell’Italia, il vero oro sono le fonti rinnovabili, altro che il petrolio: lo afferma il WWF Italia che ricorda come tra il 2006 e il 2014, grazie anche alle misure per l’efficienza e le rinnovabili, le importazioni energetiche nel nostro Paese si sono abbassate di ben 10 punti (dall’85,9% al 75,9%, vedi grafico sotto), il minimo registrato negli ultimi 50 anni, dimostrando che il Paese si può emancipare dalle fonti fossili (gas e petrolio).
Se si prendono poi in esame i dati sulla dipendenza energetica dell’Italia, il WWF rileva come, sulla base dei dati Eurostat elaborati dal professor Gianluca Ruggieri, dell’Università dell’Insubria, in Italia il picco di produzione nazionale di idrocarburi sia stato tra il '93 e il '99. In quegli anni la dipendenza energetica dalle importazioni estere era tra l'80 e l'83%, qualche punto inferiore a quella precedente.

Elcogas, la lettera aperta di Pablo Iglesias a Matteo Renzi

di Pablo Iglesias Turrión
Onorevole Signore,
Mi permetto di indirizzarle queste righe nello spirito di amicizia che provo per il popolo italiano, convinto che i destini dei popoli del Sud siano legati inesorabilmente nell’obbiettivo di costruire un progetto europeo inclusivo, democratico e fondato nei diritti umani. La crisi ha assestato ai popoli del sud d’Europa il più duro colpo dopo la seconda guerra mondiale. La regressione di cui sono state vittime grandi maggioranze sociali nei nostri paesi ha svuotato le aspettative di prosperità dei lavoratori dei nostri paesi. La chiusura delle aziende, la disoccupazione, le condizioni di precarietà hanno colpito duramente i nostri concittadini, le politiche di austerità si sono rivelate inefficaci e si rende necessario un asse del Sud per affrontare la riattivazione dell’economia e combattere la disoccupazione, la precarietà e la deindustrializzazione delle nostre societá. Senza dubbio, il cambiamento del modello produttivo è la principale sfida per un rilancio economico dell’Europa del Sud.

Un dialogo mancato. Fachinelli e Pasolini nel 1974

di Dario Borso
L’11 gennaio 1974 lo psicanalista Elvio Fachinelli scrive una lettera a Pier Paolo Pasolini dopo aver letto sull’«Espresso» il resoconto di una polemica innescata da Edoardo Sanguineti in reazione alla pasoliniana Sfida ai dirigenti della Rai apparsa un mese prima sul «Corriere della Sera». Di questa l’articolista dell’«Espresso» riportava in avvio i passi salienti: «Il Fascismo proponeva un modello, reazionario e monumentale, che però restava lettera morta [...] Oggi, al contrario, l’adesione ai modelli imposti dal Centro è totale e incondizionata [...] Si può dunque affermare che la “tolleranza” dell’ideologia edonistica, voluta dal nuovo Potere, è la peggiore delle repressioni della storia umana [...] Fino a pochi anni fa, i sottoproletari rispettavano la cultura, erano fieri del proprio modello popolare di analfabeti in possesso però del mistero della realtà, ora cominciano a vergognarsi della loro ignoranza». Poi passava a citare la replica sanguinetiana apparsa su «Paese Sera» del 27 dicembre: «Sono proprio dei cafoni, i sottoproletari dei nostri tempi!

Politica della verità, verità della politica

di Corradino Mineo 
Esplode la primavera, ma un vento gelido soffia su Palazzo Chigi. Renzi ripete che sul referendum costituzionale si gioca la testa e, alla Camera, le opposizioni lo lasciano solo. Il presidente della Consulta lo corregge e dice che si deve votare al referendum di domenica; anche Mattarella fa sapere, sottovoce, che andrà alle urne. Così, se il 17 aprile il quorum dovesse mancare, la scarsa partecipazione sarebbe colpa del premier e se invece il referendum avesse ragione, il suo successo sarebbe una sconfitta per Renzi.
Rien ne va plus! La ripresa resterà dello zero virgola, più di un commentatore, imbarazzato, comincia a prendere le distanze, il giglio magico del premier gracchia in televisione come un disco usurato. Dov’è la grinta con cui Renzi tolse la campanella dalle mani di Letta? Dov’è finita la gioia spaccona con cui ripeteva «li ho spianati, asfaltati». O gli squilli di tromba per il 42% alle europee, il peana che i giornali intonavano sulle riforme. Persino Boschi lo gela e non crede a complotti mediatici orditi dei magistrati.

Sì, si vota. E qualcuno ha paura del quorum

di Serena Giannico
«Matteo Renzi ha detto che “è più efficace non andare a votare”. Ma se i cittadini rimangono a casa, questo fa bene al Paese? Anche l’ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano è sceso in campo per l’astensione. Evidentemente hanno paura del quorum…».
Il messaggio parte da Piazza del Popolo, dove il comitato nazionale «Vota sì per fermare le trivelle» chiude la campagna referendaria, limitata al minimo di legge (59 giorni) e che è costata 360 milioni, che si sarebbero potuti risparmiare accorpando – ma il governo non l’ha voluto – la consultazione popolare alle amministrative di giugno. «Abbiamo avuto pochissimo tempo per informare sulle ragioni del voto, ma subito dopo Pasqua è partita la mobilitazione spontanea in tutta Italia. Sono centinaia le organizzazioni e i gruppi sorti e migliaia i volontari che si sono attivati – dice Maria Maranò del comitato -. La posta in gioco è alta, dato che in ballo c’è il futuro dell’Italia e dei nostri figli. È stata una campagna ostacolata in modo poco leale, perché non sono stati accettati l’accorpamento alle amministrative e il confronto pubblico».

Votare

di Giovanni De Mauro
“Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, ‘Norme in materia ambientale’, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 ‘Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)’, limitatamente alle seguenti parole: ‘Per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale’?”.
È un referendum difficile da capire, su una questione troppo complicata, tecnica, e come spesso succede quand’è così, si tratta innanzitutto di una sconfitta della politica, di chi ci governa: in parlamento ci sono deputati e senatori che hanno il compito proprio di affrontare ogni giorno questioni difficili, documentandosi e consultando molti esperti, e dopo approfondite discussioni prendere decisioni sulla base delle quali noi elettori valutiamo se confermarli in parlamento oppure no alla fine della legislatura.

Nuit debout. È cominciato per durare tutto il tempo che servirà

di Luc Peillon, Jean-Manuel Escarnot, Célian Macé, Sylvain Mouillard, Amandine Cahilol e Guillaume Frouin
Ore 13, Nantes
Secondo la CGT, 30.000 manifestanti, di cui un terzo di liceali e di studenti, 12.000 per la prefettura. I Nantesi, riuniti al centro, erano almeno due volte più numerosi della settimana precedente, secondo le autorità. Valérie Olivier, delegata sindacale in una casa di riposo, si è fermata al margine del corteo per farsi una fotografia con uno dei compagni di FO (Force Ouvrière-forza operaia). Una storia da segnare con una pietra bianca, questa giornata.
"Si tornerà finché questa legge non sarà integralmente ritirata", dice una donna di 43 anni "questo testo è un’offesa… Si vede che Hollande non ha mai lavorato in vita sua".
Più in là, altri manifestanti sognano di inviare: "El Khomnri in fabbrica, Valls a Cayenne, Hollande a Sant’Elena".

Inutilità del concorsone e altre devastazioni della cosa pubblica

di Renata Morresi
Si parla molto dell’imminente concorso a cattedra. È un gran circo, in effetti. Il TAR è inondato diricorsi. I presidi incitano a boicottare le commissioni giudicatrici. Arrivano inaspettatiendorsement da parte di personaggi pubblici con tanto di dichiarazioni #noconcorsotruffa. Gli insegnanti già abilitati e “selezionati sul fabbisogno” si chiedono perché devono ripetere prove su cui sono già stati ampiamente esaminati. Qualcuno ha parlato dell’assurdità del didattichese, una neo-lingua usata solo nei documenti scolastici e che umilia l’intelligenza. Qualcuno è andato a sfogliare certi manuali di preparazione, venduti a trenta o quaranta euro a volume, scoprendo che sono plagi da Wikipedia.
Perché questo concorso è fatto male? Perché è inutile?

Una fabbrica di clandestinità

di Gaetano De Monte
Il non–luogo si trova al varco Nord, porta di ingresso alla città dalla statale 106 che collega Taranto alle regioni Basilicata e Calabria. Probabilmente, i 20 km quadrati più inquinati d’Europa. Lì dove il paesaggio è mutato nel tempo, circondato nel suo perimetro dall’Ilva e dagli scarichi del porto, stretto a valle tra la raffineria dell’Eni e il cementificio di Caltagirone, discariche di rifiuti industriali e inceneritori comunali, c’è spazio anche per la “merce migrante”. Scarti, di popolazione e territorio. È in questa zona, infatti, che dal 17 marzo scorso è operativo uno dei cinque hotspot italiani istituiti dalla “roadmap migratoria” fortemente voluta da Consiglio e Commissione Europea; cioè, le strutture vicini ai punti di sbarco ( gli altri centri già attivi si trovano a Lampedusa, Pozzallo e Trapani) in cui, parafrasando il linguaggio della burocrazia europea: “ dovrà essere assicurata l’identificazione, la registrazione, il rilevamento delle impronte digitali e l’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale e degli altri migranti, e nel contempo assicurare la ricollocazione e i rimpatri”.

Trivelle, i motivi per scegliere

di Carlo Clericetti 
Pro e contro il referendum "anti-trivelle" se ne sono sentite di tutti i colori in queste ultime settimane, con dati "aggiustati" dall'una e dall'altra parte e una notevole confusione. Personalmente mi sono fatto l'idea che qualunque sia l'esito non avrà un grande impatto né dal punto di vista economico, né da quello occupazionale, né da quello ambientale. E però i motivi per scegliere una cosa piuttosto che l'altra ci sono, anche se di minore effetto emotivo rispetto a quelli agitati di crollo degli investimenti, drammatiche conseguenze sui posti di lavoro oppure possibili disastri ambientali, tutte esagerazioni che obbediscono ai canoni della propaganda.
Sgombriamo intanto il campo da uno degli argomenti speciosi di cui si è parlato: il referendum sarebbe un braccio di ferro tra Regioni e Stato sulle competenze per la politica energetica. Ma questa è materia costituzionale: la questione della divisione delle competenze era stata affrontata con la riforma del Titolo V (quella "federalista" fatta dal centro-sinistra e assai pasticciata) e verrà modificata se la riforma costituzionale che ha appena concluso l'iter parlamentare verrà convalidata dall'apposito referendum. Questo, di referendum, non sposta nulla in materia.

Giulio Regeni, rompere il silenzio

di Tommaso Di Francesco 
«Nessuno dimentichi Regeni». Chiare ed inequivocabili le parole del presidente della repubblica Mattarella che ha alzato la voce per chiedere verità sul caso del ricercatore italiano ucciso al Cairo. «Non dimenticare la sua passione e la sua vita orribilmente spezzata – ha detto – Mattarella al Meeting nazionale delle scuole per la pace di Assisi – Fare memoria è un atto di pace che, sono convinto, aiuterà queste giornate di Assisi a produrre nuovi frutti».
Ecco il punto: fare memoria come atto di pace. Mentre fin qui il silenzio è assoluto e assordante da parte del governo italiano che tace, con uno «smemorato» o indaffarato sui tweet, Matteo Renzi; così come non avvertiamo proteste o nette prese di posizione del ministro degli esteri Paolo Gentiloni. E questo dopo sei giorni dal rientro, dopo l’importante atto politico-diplomatico del richiamo, dell’ambasciatore italiano al Cairo Maurizio Massari a seguito del fallimento annunciato del vertice di Roma tra investigatori italiani e quelli egiziani. E dopo ben quattro giorni dal discorso violento ed aggressivo del generale-presidente egiziano Al Sisi.

Non c’è posto per l’acqua pulita nel ‘libero scambio’


di Pete Dolack 
Ancora un’altra situazione di stallo ha preso forma tra acqua potabile e profitti minerari in Colombia, dove due società insistono che il loro diritto di inquinare viene prima della salute umana e dell’ambiente. Come succede di solito in questi casi, la sfavorita è l’acqua pulita.
Due milioni di persone dipendono dalle lagune di elevata altitudine, che sono anche il rifugio di specie minacciate, che una compagnia mineraria canadese, la Eco Oro Minerals Corporation, vuole usare per una miniera d’oro. Le lagune, il Santurbàn Pàramo delle Ande, sono state dichiarate interdette all’accesso dalla più alta corte colombiana a causa della sensibilità ambientale dell’area. La Eco Oro sta citando in giudizio il governo colombiano al riguardo sulla base dell’Accordo di Libero Scambio Canada-Colombia.

Energia senza idrocarburi? Così nacque in Spagna l’elefante bianco

di Gunter Pauli
Quando Javier Morales, poi vicesindaco dell’isola di El Hierro, partì dalle Isole Canarie verso la Spagna per chiedermi di contribuire alla progettazione di un’economia locale che un giorno fosse indipendente nell’approvvigionamento di acqua e carburante, non mi ci volle molto a proporre una strategia basata su energia eolica, idroelettrica e volani (sistemi di accumulo meccanico dell’energia). L’obiettivo era quello di fornire energia rinnovabile e acqua in abbondanza per stimolare l’agricoltura e le industrie locali. L’investimento totale per questo progetto è stato stimato, nel 1997 in via preliminare, intorno ai 67 milioni di euro. La reazione del mondo politico e finanziario fu sprezzante: se una piccola isola con 10.000 abitanti chiede tanti soldi, vuol dire che cerca di costruire un “elefante bianco”. Spesso trascuriamo quanto sia “ristretto” il nostro pensiero!
L’isola stava spendendo 8 milioni di euro l’anno solo per importare il carburante diesel necessario per generare energia elettrica. Le petroliere sversavano l’olio, l’impianto era rumoroso e inquinante.

Morales a Roma. Come resiste un piccolo grande paese dell’Alba

di Contropiano 
Dopo la “sfortunata” visita di qualche mese fa – la polizia di scorta lo dirottò nel traffco della tangenziale di Roma, facendogli perdere l’appuntamento a Cinecittà con i sindacalisti dell’Usb, centinaia di attivisti, la popolazione del quartiere ed anche un paio di parlamentaro pentastellati – il Presidente dello Stato Plurinazionale della Bolivia Evo Morales è tornato a Roma per incontrare Papa Francesco, il candidato socialista alla presidenza degli Stati Uniti, Bernie Sanders e ovviamente mentenere i rapporti con lo Stato italiano.
Nellea conferenza stampa tenuta stamattina all’Hotel Ambasciatori, proprio davanti all’ambasciata degli Stati Uniti, non ha lesinato critiche all’ngombrante “zio Sam” e alla sua politica di rapina del pianeta e soprattutto – per tradizione storica – dell’America Latina, considerata il “cortile di casa” fin dall’inizio dell’800, ancora freschi di indipendenza dall’Inghilterra.

La sentenza Uva è terribile, i magistrati devono spiegazioni

di Ilaria Cucchi
La sentenza sul caso Uva è terribile. Dai magistrati mi aspetto spiegazioni. Mi aspetto che spieghino come possa un cittadino essere trascinato in caserma contro la sua volontà senza che ve ne siano i legittimi motivi.
Mi aspetto che si dica alla sua famiglia ma a tutti noi cosa "non sussiste". Non sussiste che il povero Giuseppe sia stato percosso? Non sussiste che il povero Giuseppe al termine di quella notte sia morto senza alcuna spiegazione? Non sussiste che non via sia alcun responsabile per la sua morte quando prima di essere trascinato in caserma Giuseppe era perfettamente sano? Non sussiste il sacrosanto diritto del cittadino ad avere riconosciuti i propri sacrosanti diritti civili quale per esempio quello alla salute, alla integrità fisica od a veder tutelata la propria dignità ed il proprio diritto di difesa?

Argentina 1976-1983: immaginari italiani

di Franco Ricciardiello
Quaranta anni fa, il 24 marzo 1976, un colpo di stato delle tre forze armate rovesciava in Argentina il governo di Isabela Martínez, succeduta al marito Perón, e inaugurava una stagione di dittatura e repressione battezzata con grigiore burocratico “Processo di riorganizzazione nazionale”. In sette lunghi anni avrebbe provocato un disastro economico senza pari, una guerra rovinosa contro la Gran Bretagna e l’assassinio di quarantamila oppositori, i cui corpi non saranno mai ritrovati.
In occasione di questo anniversario la casa editrice Nova Delphi pubblica nella collana Viento del Sur una raccolta di testi di docenti universitari incentrati sul rapporto tra Italia e Argentina: una storia lunga un secolo, che inizia con un’emigrazione che non è diretta solo verso l’emisfero nord del continente americano, e continua con i legami rinnovati dalle mille vie dell’esilio, stavolta in senso inverso, in direzione della patria d’origine della famiglia.

Un Sì per il futuro e contro il malaffare

di Il Simplicissimus
La prima cosa da chiedersi per decidere cosa votare al referendum, è perché ci sia un referendum. Per mantenere in vita ancora per un numero indefinito di anni, fino a consunzione, le piattaforme entro le 12 miglia marine che forniscono quantità irrisorie di combustibili fossili e un gettito fiscale ancor più irrilevante visto il livello infimo delle royalties che i petrolieri devono pagare (il 10% scarso contro, tanto per fare esempi vicini e lontani, il 50% della Croazia, il 30% degli Usa o l’80% della Norvegia) e il sistema delle franchigie che escludono qualsiasi carico fiscale per le prime 50 mila tonnellate di greggio o gli 80 milioni di metri cubi di gas il che è spesso è l’effettivo livello di produzione o comunque quello auto certificato dalle aziende?
Possibile che un governo con un enorme carico di problemi nei quali si dibatte inutilmente arrivi a spendere la propria credibilità e mettere in gioco la propria solidità per questo?

Marmo: pochi ricchi, tanti morti

di Riccardo Chiari
Con il marmo qualcuno diventa ricco, in tanti muoiono. Cinque negli ultimi mesi solo sulle Apuane. Ben 29 dal 2010 nell’intero comparto nazionale, segnalano Fillea Cgil & c.. Una strage. Con i nomi di Roberto Ricci, 55 anni, e di Federico Benedetti, 46 anni, che si aggiungono a quelli di Stefano Mallegni, Brunello Maggiani e Nicola Mazzucchelli, ammazzati dal lavoro fra l’estate e l’inverno scorsi nei bacini che sovrastano Carrara e Massa. I corpi di Ricci e Benedetti sono stati recuperati poco dopo l’alba dai Vigili del fuoco – eroi civili sempre in prima linea – che prima avevano messo in sicurezza il bacino di Gioia sul versante di Colonnata (cava Antonioli), dove sono venute giù duemila tonnellate di marmo.

Intercettazioni: la giurisprudenza della Corte Europea

di Bruno Tinti
Nel 2004 Carolina di Monaco e suo marito, il principe di Hannover, andarono a sciare mentre il padre di Carolina, principe Ranieri, giaceva malato nel suo letto. Fotografati sulle piste, ritennero che l’opinione pubblica avrebbe concluso che della malattia dell’augusto genitore poco gliene importasse. Sicché ricorsero alla CEDU, dopo che i giudici tedeschi avevano respinto la loro richiesta di vietare la pubblicazione delle foto, invocando tutela della loro vita privata.
Il 7/2/2012 la Corte accolse il ricorso con riferimento a tutte le foto salvo una, inserita in un articolo sulla malattia del principe Ranieri. Spiegò la CEDU che “la malattia del principe regnante costituiva avvenimento d’interesse generale, e quindi la stampa ben poteva riferire del modo in cui i figli conciliavano con i doveri di solidarietà familiare le legittime esigenze della loro vita privata, segnatamente il bisogno di vacanza.”

Vita ribelle e irregolare di Jean Genet

di Tommaso Giagni
È una fatica, confrontarsi con un irregolare. Una fatica studiare la trama dei ricchi tappeti che Jean Genet stende, in prosa, per far camminare comodamente i marginali di cui racconta. La fatica che media fra il prima e il dopo, nella crescita delle persone, e per questo le respinge. Sì, Genet pretende uno sforzo. Dal lettore, al quale offre una scrittura densa, articolata in una perenne alternanza fra registro alto e argot di strada o di prigione. E soprattutto è all’uomo che chiede di sforzarsi, mettendo in discussione i dogmi che ha intorno.
I trent’anni che ci dividono, proprio oggi, dalla sua morte, segnano una distanza che è una frattura. Per come è stata deprezzata la considerazione dello sforzo, celebrare oggi la memoria di Genet sembra una battaglia contro i mulini a vento. Quando i suoi lavori, e la sua vita, sarebbero di vero aiuto per chiunque affronti la scrittura, e la vita.

I richiedenti asilo che non esistono

di Serena Chiodo
“Almeno 10.000 richiedenti asilo e rifugiati in Italia vivono al di fuori del sistema di accoglienza,in condizioni di precarietà e marginalità, senza alcuna assistenza istituzionale e con scarso accesso alle cure mediche”. La denuncia arriva da Medici Senza Frontiere, che lo scorso 14 aprile ha presentato a Roma il nuovo dossier “Fuori Campo. Richiedenti asilo e rifugiati in Italia: insediamenti informali e marginalità sociale”. Una presentazione che è avvenuta a Metropoliz, ex fabbrica abbandonata nel quartiere romano di Tor Sapienza, occupata nel 2009 dai Blocchi Precari Metropolitani, e nella quale attualmente vivono circa sessanta nuclei familiari per la maggior parte provenienti da America Latina, Maghreb, Corno d’Africa, Italia.
Una scelta significativa, quella compiuta da Msf, che nel rapporto ha proposto una mappatura su scala nazionale degli insediamenti informali – edifici occupati, baraccopoli, tendopoli – abitati in prevalenza da rifugiati e richiedenti asilo esclusi dal sistema di accoglienza governativo.

Google, Apple, Coca Cola e altre 47 big company americane hanno nascosto 1,4 trilioni $ in paradisi offshore

di Biagio Simonetta
Se lo scandalo Panama Papers sta scoperchiando i segreti finanziari di star e professionisti, un altro angolo buio della finanza mondiale è esploso nelle ultime ore. E porta la firma di Oxfam, una delle più grandi ONG al mondo specializzata in aiuti umanitari, che nel suo rapporto “Broken at the Top” lancia pesanti accuse nei confronti di cinquanta big americane. Si tratta di alcune delle compagnie più importanti al mondo nel campo tecnologico, bancario, industriale, petrolifero e farmaceutico: da Alphabet (Google) ad Apple, da Microsoft a Coca Cola, da General Electric a Pfizer. Cinquanta colossi che detengono fiumi di danaro al di fuori dei confini degli Stati Uniti d'America così da nasconderli al fisco e pagare meno tasse.
Secondo Oxfam, le compagnie in questione custodiscono in paradisi fiscali 1.400 miliardi di dollari. Che per fare un termine di paragone, equivalgono all'intero Pil di Spagna, Messico o Australia.