La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

sabato 14 maggio 2016

Le sanguisughe della ricchezza

di Saskia Sassen
Nel corso del Novecento gran parte dell’attenzione degli studiosi era rivolta alla tendenziale distruzione delle economie precapitaliste, incorporandole nelle relazioni capitaliste della produzione. Il periodo post-1980 rende visibile un’altra variante di questa appropriazione attraverso l’incorporazione. È la distruzione non delle modalità pre-capitaliste, bensì di varie strutture capitaliste keynesiane con lo scopo di favorire l’affermarmazione di una nuova specie di capitalismo avanzato, che possiamo definire «estrattivo». La crescente importanza dell’estrazione nel XXI secolo ha sostituito il consumo di massa come logica dominante di gran parte del XX secolo. Il consumo di massa mantiene la sua importanza, ma non è più un fenomeno capace di creare nuovi ordini sistemici, come è successo in gran parte del XX secolo, come testimonia la costruzione di vasti insediamenti residenziali suburbani, dove ogni famiglia acquistava di tutto e di più anche se, ad esempio, si poteva tosare l’erba solo una volta alla settimana.

La stagione dei referendum sociali

di Paolo Carsetti
In due anni di governo Renzi, abbiamo visto applicare nei fatti la nota lettera del luglio 2011 alla BCE, ispirata da una ferrea logica neoliberista. Su questa base, si èattaccato il ruolo della scuola pubblica, privatizzati i beni comuni e i servizi pubblici, aggredito l’ambiente, a partire dalle trivellazioni e dal moltiplicarsi degli inceneritori, abbattuti i diritti del lavoro. Con la controriforma costituzionale, poi, si progetta di rendere permanente quest’impostazione, passando attraverso la riduzione degli spazi di democrazia e il primato del potere esecutivo e dell’”uomo solo al comando”. Queste scelte sono passate anche perché si è fatto pesare il ricatto della crisi; e tutto ciò in un quadro di debolezza della politica e di frammentazione, anche volutamente costruita, delle mobilitazione e dei soggetti che hanno provato a contrastarle.

Il mercantilismo che sta uccidendo l’Europa

di Thomas Fazi 
La politica economica europea – quel combinato disposto di austerità fiscale, compressione salariale e liberalizzazioni (soprattutto del mercato del lavoro) – ha un nome: mercantilismo. Il mercantilismo, secondo la definizione di Adam Smith, è una dottrina economica che “incoraggia le esportazioni e disincentiva le importazioni” al fine di ottenere un attivo della bilancia commerciale. Al tempo di Smith (XVIII secolo), tale obiettivo veniva perseguito soprattutto limitando le importazioni per mezzo di tariffe, dazi, tasse e sussidi. Oggi l’ideologia del libero mercato – che disdegna qualunque forma di protezionismo “ufficiale” – impone agli Stati di perseguire quell’obiettivo con altri mezzi: la svalutazione interna (austerità fiscale e compressione dei salari), l’esportazione di capitali all’estero (stimolando la domanda di beni/servizi importati in paesi terzi) e – laddove possibile – la manipolazione del tasso di cambio (svalutazione/deprezzamento della valuta).

Il progetto statale europeo

Intervista al gruppo di rierca EUropa Staatprojekt di Francesca Coin, Anna Curcio e Davide Gallo Lassere 
Da diversi mesi, il cosiddetto TTIP, il trattato transatlantico di libero scambio tra Unione Europea e Stati Uniti, è finito sotto la luce dei riflettori. Molti giornali inglesi hanno infatti dedicato svariati articoli alla questione. In Germania, invece, vi sono già state due grosse manifestazioni anti-TTIP: due settimane fa ad Hannover, in occasione della visita di Obama - che vorrebbe chiudere i negoziati entro la fine del suo mandato -, e nel mese di ottobre 2015, quando 250.000 persone hanno protestato a Berlino. Per quanto riguarda la Francia, Hollande, sotto la pressione crescente della mobilitazione, sta cominciando ad affermare che le urgenze del governo, in questo momento, sono altre, mentre nelle piazze vengono affrontati i contenuti del Trattato e le modalità di opporvisi. Sabato scorso, a Roma, vi è stata una prima manifestazione italiana: Una volta conclusi i negoziati ancora in corso, si aprirà una fase politica, in quanto Consiglio e Commissione europea prima, e parlamento europeo e vari parlamenti nazionali poi, dovranno ratificare il Trattato.

Il Ttip: multinazionali svuotademocrazia. Intervista a Colin Crouch

Intervista a Colin Crouch di Giuliano Balestrieri
Governi svuotati di potere e significato. La democrazia che cede il passo all'oligarchia delle multinazionali. Addio alle politiche social-democratiche che hanno fatto la storia dell'Europa per lasciar spazio al neo liberismo. E' l'epilogo temuto da Colin Crouch sociologo e politologo britannico celebre per aver coniato il termine "postdemocrazia" nell'omonimo libro in cui teorizza il futuro delle democrazie avanzate. In Italia per partecipare al Festival "Fare la pace" di Bergamo fino a 15 maggio, Crouch punta il dito con il Ttip, il trattato transatlantico di libero scambio tra Europa e Stati Uniti, che "servirebbe ad aumentare le tutele di consumatori, ma invece viene usato solo per ridurle". E critica l'Unione europea perché "ha dimenticato l'eredità delle Commissioni Delors e Prodi fondate sul compromesso tra liberismo e socialdemocrazia per interessarsi solo al liberismo. Siamo caduti in una trappola da cui non riusciamo a uscire".

Si prepara la più grande distruzione economica dell'Italia

di Pasquale Cicalese 
“Qualora il finanziamento sia già garantito da ipoteca, il trasferimento successivamente condizionato all’inadempimento, una volta trascritto, prevale sulle trascrizioni e iscrizioni eseguite successivamente all’iscrizione ipotecaria” Comma 4 articolo 2 Decreto Legge n° 59 del 3 maggio 2016 
Si lamentano, i banchieri, perché manca la retroattività del decreto. Ma come, dicono, per la risoluzione di Popolare Etruria e il relativo bail in si è attuata la retroattività e sulle norme riguardanti il recupero crediti no? Basta leggere il comma di cui sopra, per capire che si è trovata la quadra. E’ il patto marciano, vale a dire il trasferimento al creditore di beni del debitore qualora quest’ultimo sia inadempiente dopo tre rate. Ti tolgono tutto, capannoni, macchinari, scorte di magazzino, seconde case, ecc. Ti lasciano solo la casa di residenza. Il patto marciano può essere infilato in un nuovo contratto tra debitore e creditore.

Global debout e firmaday, un abbraccio di lotta con la Francia

di Alessio Di Florio
Sono ormai settimane che la Francia è mobilitata contro le “Loi Travail”, il “jobs act” francese che Hollande vuole imporre ai lavoratori e alle lavoratrici. Lavoratori, studenti, sindacati, movimenti più o meno spontanei, un fortissimo fronte sociale si sta ritrovando nelle piazze e nelle strade. La crisi ha devastato i tessuti sociali, spezzato moltissime relazioni. Primo passo è oggi, sempre più, riunire quel che il neoliberismo divide. E’ lo stesso obiettivo che, in queste settimane, sta portando in migliaia di piazze italiana movimenti, associazioni, singoli cittadini mobilitati intorno a temi importantissimi per la vita di tutti come salute, scuola, beni comuni. E’ la primavera dei diritti lanciata per i “referendum sociali”, un’ampia proposta su cui si stanno raccogliendo le firme da qualche settimana per poter andare al voto nella primavera dell’anno prossimo.

Autonomia costituente

di Andrea Fumagalli 
Oggi la differenza tra vita e morte, tra essere liberi e essere schiavi, è sempre più sfumata, perché è più difficile essere coscienti della propria condizione. Appena nasciamo riceviamo dal passato un imprinting, un marchio che a fatica riusciamo a scrollarci per riuscire a definire un futuro che sia diverso (e migliore) dai futuri precedenti. Viviamo in un limbo di continua sussunzione vitale. Ovvero, siamo fagocitati all’interno di un lavoro morto. Parlare quindi di opera viva è una chimera in questi tempi. In primo luogo, perché oggi anche l’opus (come l’otium) si è trasformato e continua a trasformarsi in labor, cioè in dolore, fatica, tortura, mercificazione materiale e immateriale. In secondo luogo, perché i processi di sgretolamento/sussunzione di una vita activa (non nel senso della Arendt, ma nel senso di vita autodeterminata, alias diritto alla scelta), tra precarizzazione, austerity e subalternità, sono sempre più pervasivi, sino a costituire un’aura di morte.

L’architrave del futuro è una sinistra subito

di Giuseppe Buondonno
È passata qualche settimana da un brutto 25 aprile e da un brutto 1 maggio; e non solo per ragioni meteorologiche. È l’aria che si respira nel Paese, che non è bella. La Costituzione è sotto assedio e non prende corpo una forza di popolo in grado di respingere l’attacco. Sono preziose le analisi di intellettuali seri e rigorosi che spiegano lucidamente che essa non è una «carta», ma un architrave; e che le modifiche introdotte dalla sola maggioranza, unitamente alla legge elettorale, non modificano la sua seconda parte, ma destrutturano il suo principio basilare, quello della rappresentanza democratica. Renzi metterà in campo forza, denari e potere, per ottenere quello stravolgimento; cosa metteremo in campo noi, per contrastarlo? Perché è una battaglia che non si vince, lasciando soli intellettuali straordinari e costituzionalisti impagabili, senza schierare un popolo che va riaggregato, ricostruito e rimotivato; senza uno strumento che, letteralmente, divulghi il senso dello scontro in atto.

Nuit Debout: sguardo parziale, posizione situata, chiave descrittiva

di DINAMOpress
Non è semplice provare a comprendere quello che sta accadendo a Parigi, in quella piazza che da settimane è diventata punto di concentrazione e di irradiazione del movimento francese, se non ci si arriva con la giusta dose di curiosità. A Parigi, come in altre centinaia di piazze disseminate in tutta la Francia, nei piccoli centri come nelle grandi città. Può essere d’aiuto lasciare alla porta, poco prima dello sbarramento dei poliziotti che da qualche tempo perquisiscono chiunque entri in piazza, la modalità d’approccio e di uso di quelle categorie politiche che accompagnano il nostro agire e le posture che adottiamo nei rapporti tra i “gruppi”, soprattutto qui in Italia. Non le categorie politiche in quanto tali, ma le modalità d’approccio e d’uso delle stesse. Non i rapporti tra i “gruppi”, ma le posture cristallizzate nei rapporti tra gli stessi.

Trattato Truffaldino da Imporre ai Popoli

di Carlo Clericetti
La sigla, Ttip, starebbe per "Transatlantic Trade and Investment Partnership", ma una traduzione più fedele al significato sarebbe "Trattato Truffaldino da Imporre ai Popoli". Truffaldino per come è presentato ("farà aumentare la crescita e l'occupazione"), per il segreto in cui si è tentato di avvolgere le trattative, per la mistificazione delle conseguenze ("non ridurrà le norme per proteggere la salute", "non riguarda i servizi pubblici") e per il tentativo di subordinare le scelte dei governi agli interessi delle multinazionali. Ormai molto se ne è scritto e per fortuna il segreto delle trattative è stato violato da fughe di notizie che hanno più che confermato quelli che prima erano soltanto sospetti. Tanto che perfino un governo conservatore come quello francese (come? sono socialisti? ma va'...), già sotto pressione per i sondaggi - confermati dai risultati delle ultime amministrative- che danno il partito sulla via della sparizione, ora si schiera contro la sua approvazione.

Madia la demagogia

di Marco Bersani 
Uno dei decreti attuativi della Legge 7 agosto 2015, n. 124 «Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche» (la c.d. Riforma Madia della PA) è denominato «Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica» ed è attuativo dell’art.18 della suddetta legge. Con questo testo e al grido di «Ridurre i carrozzoni e tagliare le partecipate», il governo si è posto l’obiettivo di portare a 1000 le attuali 8000 società a partecipazione pubblica. Che l’universo delle società partecipate dagli enti locali sia divenuto un contenitore dentro il quale è stato inserito di tutto e di più sembra evidenza quotidiana. E, tuttavia, una seria riflessione sul tema non dovrebbe prescindere dalla causa fondamentale che ha determinato la proliferazione di Spa all’interno della pubblica amministrazione: il patto di stabilità interno.

Crisi, la lotta di classe fa bene alla salute e all’economia

di Fabio Marcelli 
Alberto Bagnai ha pubblicato, sull’edizione cartacea del Fatto, un suo pregevole intervento in risposta al buon Fabio Scacciavillani, il cui testo non ho potuto purtroppo reperire, ma di cui conosco abbastanza le posizioni, avendo più di una volta polemizzato, beninteso indegnamente, con lui. In sostanza, Bagnai sostiene che a monte dell’attuale stagnazione economica vi è una distribuzione scarsamente funzionale del reddito prodotto, che determina l’emarginazione di crescenti settori della popolazione e l’aggravamento delle distanze fra ricchi e poveri. Scrive Bagnai: “Più disuguaglianza implica più crisi che implicano più disuguaglianza, in un contesto di stasi dei salari e di bonus milionari al management, mentre l’accresciuta disuguaglianza frena la crescita perché convoglia minor reddito verso le classi meno abbienti, di quelle che avrebbero una maggiore propensione a spenderlo, riattivando l’economia”. E si chiede che cosa abbia causato la vera stagnazione secolare, quella dei salari, formulando un invito ad unirsi al dibattito che voglio accogliere.

Gli equilibri precari del capitale

di Carmine Tomeo
Che ne direste di essere parte di un modello di stampo statunitense, nel quale “La rigidità novecentesca va abbattuta” ed in cui “le persone devono potersi muovere e spostarsi a seconda di ogni evenienza umana e lavorativa”? Si sta dicendo di un modello che per rispondere, al solito, alle sfide della competitività, sia basato su una flessibilità così alta che “dovrà rientrare nella normalità” una donna che, appena avuto un bambino, deve lasciare casa per andare a lavorare lontano. Che ne direste, insomma, di un modello nel quale la famiglia così come l’abbiamo conosciuta finora non sia più intesa come forma di stabilità e di sicurezza per l'individuo, se la flessibilità invadesse anche i nuclei familiari per rispondere alle esigenze (economiche, d’impresa, ça va sans dire) di flessibilità lavorativa e sociale? Non vi piace? E allora converrà organizzarsi per opporsi a quel modello, perché è quanto ha in mente il ministro Giannini.

Dal Plan B al Global Debout, per la convergenza delle lotte

L’attuale fase neoliberista del capitalismo europeo e mondiale ha prodotto la più grave crisieconomica e sociale del dopoguerra. I suoi tratti caratteristici sono: la compressione dei salari e dei diritti dei lavoratori e soprattutto delle lavoratrici, la distruzione dello stato sociale e dei servizi pubblici, il saccheggio e la devastazione dell’ambiente, responsabile anche di quel cambiamento del clima che sta già causando disastri, siccità e morti, l’annientamento o la mercificazione dei viventi, la privatizzazione dei beni comuni e di tutto ciò che può produrre profitto. Per gestire queste politiche, tese a trasferire immense risorse dalle popolazioni al capitale finanziario e multinazionale, vengono attaccate e stravolte le stesse costituzioni nate nel Dopoguerra in Europa.

I robot e il futuro della globalizzazione

di Vincenzo Comito 
Nell’ultimo periodo si va assistendo nel mondo ad una nuova ondata di innovazioni nel settore della robotica e dell’intelligenza artificiale. Tale processo deve essere inserito poi in un più vasto e più generale fenomeno in atto, quello di un forte sviluppo delle tecnologie digitali, sviluppo che prende ogni giorno nuove forme e tende a diventare sempre più pervasivo. Il processo di crescita della robotica era stato in qualche modo rallentato in passato dalla scarsa elasticità degli apparati, nonché dal loro costo rilevante. Ma ora si affaccia sul mercato una nuova generazione di macchine, molto più flessibili di prima, di più ridotte dimensioni, imbottite di programmi di intelligenza artificiale, meno costose (Cosnard, 2015; Tett, 2015) e così, da qualche tempo, i tassi di crescita del settore si vanno facendo molto più sostenuti.

Lo sguardo corto dei 5 Stelle

di Norma Rangeri 
In pratica una sentenza di espulsione su un caso inesistente. La cacciata dal Movimento 5Stelle del sindaco di Parma Federico Pizzarotti decisa dal Blog di Beppe Grillo è un colpo basso, anche se sferrato dall’alto dei vertici pentastellati. Il primo sindaco dell’era grillina è stato sospeso perché non avrebbe informato (lo staff? Il direttorio? La Casaleggio associati?) di un avviso di garanzia. Nessuna discussione, nessun confronto, solo una mail (anonima) e in 24 ore la decisione di buttarlo fuori. Nessuna valutazione di merito (il sindaco si sarebbe macchiato della grave colpa di aver scelto due persone stimate e competenti per il teatro della città), piuttosto la plateale rappresaglia nei confronti di un sindaco con il grave difetto di svolgere il mandato ricevuto dai cittadini.

Rêve Générale. Quando la sazietà del ricco non ti lascia dormire

di Nicolas Martino
L’appuntamento è per domani, domenica 15 maggio. La «Nuit Debout» si diffonde nelle piazze di Roma, Milano, Napoli, e in tante città francesi e di tutta Europa per immaginare e costruire insieme altre forme di vita. E non è un caso che la dimensione notturna e onirica dell’appuntamento sia legata a una lotta che riguarda il lavoro, ovvero la vita di ognuno di noi. Infatti nelle piazze parigine, impegnate nella lotta contro la «Loi Travail», ha fatto la sua comparsa uno striscione che invitava, dopo lo sciopero generale, al «Rêve Générale», al sogno collettivo da fare in piazza trasformata per la notte in una vera e propria «Dream Machine». Parigi si sa, inaugura spesso i tempi nuovi a venire, chissà allora che da Place de la République non si diffonda in tutta Europa un nuovo ciclo di lotte. Chissà che non riparta quella «Comune» accesa a Parigi dal jolie mai e dal suo slogan più famoso, e forse abusato, l’«immaginazione al potere».

Quale Piano B per l'Italia?

di Cristina Quintavalla
L’assemblea per il Piano B in Italia assume un importante significato politico: quello di provare a costruire una mappa condivisa del conflitto nello spazio della UE. Spagna, Francia, Grecia sono i teatri della nuova rivolta, che sta divampando contro l'attacco condotto ai popoli, nello spazio UE e extra-UE, da parte dei grandi gruppi finanziari e del grande capitale multinazionale. Contro la saldatura tra classi dominanti e ceto politico, contro le politiche di austerità, l'attacco ai diritti, alle Costituzioni, ai beni comuni, che dalla Troika giungono ai governi e agli enti locali, contro le politiche belliciste e di respingimento, contro le nuove forme della dominazione imperialistica. Contro tutto questo dobbiamo saper sviluppare analisi puntuali e dense della fase attuale, per individuare i fronti in cui si concentra l'attacco del capitalismo neoliberista e le direttrici del processo di accumulazione ed espansione del capitale che sta prendendo d'assalto nell'intero spazio europeo lavoro, sanità, istruzione, servizi, patrimonio pubblico.

Spagna: l'ora dell'unità delle sinistre

di Paolo Rizzi
Tre mesi di crisi politica, poi le nuove elezioni. La Spagna non è riuscita a darsi un nuovo governo e torna quindi ad elezioni anticipate il 26 Giugno. Senza una chiara maggioranza uscita dalle elezioni del 20 Dicembre, l'incarico di governo affidato dalRe Filippo VI ai socialdemocratici del PSOE è rimasto lettera morta. L'unica alleanza trovata dai socialdemocratici è stata a destra con Ciudadanos; le trattative con le forze di sinistra (Podemos, Izquierda Unida e la sinistra basca) sono naufragate sulle differenze programmatiche; quelle con la destra del Partito Popolare non sono mai partite per il veto degli stessi popolari. Nonostante le pressioni degli ambiti confindustriali ed europei per un governo di stabilità, si è giunti quindi alla convocazione di nuove elezioni.

La “Rivoluzione” interrotta

di Fiorenzo Angoscini
Non si sono ancora del tutto spenti gli echi della festa d’aprile del 1945 che numerosi proletari, semplici combattenti – tra cui comandanti di brigata e commissari politici – per convinzione e non per convenienza, intuiscono ciò che si sta programmando, annusano l’aria, colgono l’atmosfera: è solo un cambio d’abito. Chi tira le fila, e continua a condurre le danze, sono i soliti profittatori di sempre. Presidente del consiglio è Alcide De Gasperi (ministro della malavita, secondo un efficace e tagliente slogan comunista) che si sforza in tutti i modi di essere accettato e ben visto dai pronipoti dello zio Sam, i quali, tramite “addetti militari”, “consiglieri politici” e “funzionari diplomatici”, stanno cercando di incastrare tutti i pezzi necessari per garantire la loro democrazia e soggettiva stabilità alla giovane repubblica italiana.1

Diritti-sviluppo e sviluppo-diritti

di Roberto Romano 
La crisi intervenuta nel 2007 lascia un vuoto di progetto senza precedenti. Un po’ tutti hanno sottolineato la profondità e la lunghezza senza eguali dell’attuale recessione, ma il lascito è, probabilmente, più pesante di quanto non si pensi. Sebbene l’economia studia il che cosa, il come e per chi produrre, fin dai tempi dei classici, da troppo tempo si è persa la dimensione sociale. L’economia è sempre stata una scienza sociale. Gli economisti classici erano filosofi e portatori di «sentimenti morali». Pensando alle istituzioni del capitale e allo sviluppo delle stesse, la cosa più importante non era solo la loro istituzione. Le istituzioni del capitale prefiguravano delle scelte sociali, unitamente ad una ambizione di «governo» della stessa società nel suo insieme.

Caporalato in maschera

di Roberto Iovino
Un rapporto fatto di storie e numeri. C’è la storia di Francis, ex caporale oggi pentito, la storia di Agnese e dei tanti che come lei si sono ribellati al regime di sfruttamento, trovando nel sindacato uno strumento di riscatto e di affermazione della loro dignità. Poi ci sono i numeri: 430mila lavoratori agricoli in nero o sotto caporale, 80 distretti agricoli coinvolti da Nord a Sud, un business che tra infiltrazione della criminalità e sfruttamento dei caporali muove tra i 14 e 17,5 miliardi di Euro. È questo in sintesi il contenuto del terzo rapporto Agromafie e caporalato(Ediesse, 2016), redatto dall’Osservatorio Placido Rizzotto, promosso dalla Flai Cgil con l’obiettivo di indagare le forme di illegalità che percorrono tutta la filiera agroalimentare e su una delle più gravi storture del nostro mercato del lavoro, il caporalato.

Un piano B per l’Europa. Gli interventi internazionali

di Laura Nanni
Sotiris Martalis, del sindacato ADEDY e direzione nazionale UP Grecia
Annuncia lo sciopero generale programmato in Grecia per la sera stessa dell’8 maggio, contro il III Memorandum. Spiega che prevede due tagli ulteriori che si vogliono apportare con due leggi: Una riguarda il taglio delle pensioni di povertà per la XIII volta, con riduzioni di 193 euro al mese, per arrivare a 345 euro in tutto, la più bassa. I nuovi pensionati avranno una riduzione del 30% che toccherà anche agli altri nel 2018.
La seconda riguarda l’aumento dell’IVA del 24%, su beni come il carburante etc. Tassazioni anche su stipendi al di sopra dei 700 euro. Ci informa che dei prestiti concessi dalla Trojka, solo il 5% è arrivato allo stato, il resto è stato usato per il salvataggio delle banche. Lo stesso governo ha chiamato in aiuto Frontex (è previsto che l’agenzia intervenga su richiesta specifica degli stati) per la chiusura degli spazi di transi to dei migranti.

Il diritto senza fazioni

di Francesco Postorino
Accusato di spirito aristocratico e guardato con sospetto da quel popolo che rifiuta lezioni accademiche sul senso politico della democrazia, Gustavo Zagrebelsky non può essere conosciuto dai più solo per aver denunciato l’arroganza del princeps di Arcore e adesso l’incultura del renzismo. Nel libro curato da Andrea Giorgis, Enrico Grosso e Jörg Luther (Il costituzionalista riluttante. Scritti per Gustavo Zagrebelsky, Einaudi, pp. 489, euro 35), autorevoli giuristi, politologi, giornalisti, storici e filosofi dedicano pagine intense al presidente emerito della Consulta, con l’intento di approfondire il suo contributo giuridico e teorico-politico. Non sorprende che nella prima parte del volume si parli soprattutto del suo Il diritto mite, pubblicato nel ’92, e il cui significato dottrinale andrebbe ravvisato, secondo Paolo Grossi, nel tentativo di ridimensionare la scuola del positivismo giuridico, accusata di raffreddare il sentimento di giustizia e di non rilanciare l’interrogativo categorico sul «prima» degli ordinamenti.

La Polonia tra deriva autoritaria e resistenza democratica

di Daniele Stasi
A distanza di alcuni mesi dalle elezioni in Polonia si avvertono i primi scricchiolii, se non l’aprirsi di vere e proprie falle, nella compagine di governo espressione del partito di “Diritto e Giustizia”. Nel corso di una delle rare interviste rilasciata alla stampa qualche giorno fa, Jarosław Kaczyński aveva affermato che il premier Beata Szydło “è responsabile delle sue azioni” e che i problemi rilevati in alcuni ministeri “devono essere risolti in modo drastico”: qualcosa di più di una formulazione di dubbi rispetto al lavoro della sua fedelissima. Nella stessa intervista Kaczyński definiva il governo in carica “un esperimento” e non escludeva un rimpasto nei prossimi mesi. Voci di corridoio e rumors narrano di tensioni nel governo tra un premier poco carismatico, a cui sarebbe attribuito in sostanza il ruolo di tenere in caldo la sedia per il suo successore, e i ministri in costante ricerca del consenso da parte di chi ha davvero in mano le chiavi del partito, del governo e, per alcuni, della nazione intera: Jarosław Kaczyński.

Così stiamo divorando il suolo italiano

di Davide Mancino
Maggiori emissioni di gas serra, perdita di biodiversità, scomparsa di una risorsa non rinnovabile: quella del consumo di suolo è tutt'altro che una questione estetica. Eppure esistono città, in Italia, in cui si può girare per tutto il tempo senza trovare un minimo di spazio libero – non occupato dall'uomo e dalle sue attività. Per questo è un significativo passo in vanti la legge contro il consumo di suolo che è stata approvata dalla Camera con 256 sì, 140 no e 4 astenuti. Per la prima volta si fissa un obiettivo molto avanzato: azzerare la cementificazione entro il 2050.
Secondo dati resi disponibili dall'istituto superiore per la ricerca e la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), Torino è la grande città con la maggiore fetta di suolo consumato (57,6 percento), seguita a brevissima distanza da Napoli. Anche a Milano risultano numeri simili, mentre fra i centri principali Roma si trova assai più in basso (20 percento).

Debito: i conti non tornano

di Ascanio Bernardeschi
Ha fatto clamore la notizia che un giovane ricercatore, allievo dell'economista Robert Pollin, ha scoperto degli errori di calcolo nel lavoro, pubblicato nel 2010 sulla prestigiosissima American Economic Review, di Ken Rogoff, capo economista del Fondo monetario internazionale dal 1971 al 1973 e Carmen Reinhart [1]. Tale studio ha utilizzato i dati statistici sulla crescita economica, l'inflazione, la spesa pubblica e il debito pubblico di 44 paesi in un arco temporale di circa 200 anni, per un totale di 3.700 osservazioni, da ritenere statisticamente significative. I risultati, assai citati nella letteratura economica e dai sostenitori delle politiche europee di austerità, erano che un debito pubblico superiore al 90 per cento del Pil fa diminuire di almeno un punto percentuale la crescita del Pil. Altri risultati riguardavano l'inflazione e il debito estero, di cui sembrerebbero fortemente risentire in maniera negativa le economie dei paesi emergenti.

La sfida dell’accoglienza

di Chiara Marchetti e Michele Rossi
«Non capivo perché ci rimanessero così male se non telefonavo per avvisare che tornavo tardi. Poi ci ho pensato. Era da così tanto tempo che qualcuno non si preoccupava per me, da quando ero con la mia famiglia in patria». «Dopo una litigata in casa mi hanno chiesto se per me quest’esperienza avesse un valore, che cosa ci trovassi di positivo. Ho risposto subito: la cosa più importante è che mi trattate come gli altri, come trattate i vostri figli. Se c’è qualcosa che non va me lo dite fuori dai denti ma non mi mandate via». Non è un caso se abbiamo scelto queste parole, che raccontano un vissuto anche problematico, per raccontare i modi con cui stiamo provando a ripensare l’accoglienza diffusa e integrata. Le abbiamo scelte perché la sfida dell’incontro e della partecipazione porta – ben oltre la gratitudine e le emozioni positive dell’accogliere – una solidarietà viva, in cui anche il conflitto è quotidianità.

TTIP e CETA. La presidenza Ue nega ancora una volta la trasparenza sui negoziati

di Green Report 
I ministri del commercio dell’Unione europea sono riuniti per decidere se i parlamenti nazionali saranno autorizzati a ratificare il CETA prima della sua applicazione. In agenda anche le discussioni sul TTIP, nei cui confronti è in aumento l’opposizione pubblica, dopo che il 2 maggio Greenpeace Olanda ha svelato una parte dei testi negoziali, rimasti fino quel momento segreti e proprio Greenpeace ha reso noto che «La presidenza olandese del Consiglio dell’Unione europea ha respinto questa mattina la richiesta di Greenpeace e di altre voci della società civile di trasmettere in streaming i colloqui ministeriali in programma oggi a Bruxelles sul TTIP e sul CETA, gli accordi sul commercio che la Ue sta negoziando rispettivamente con gli Stati Uniti e il Canada».

Golpe alla ricerca scientifica

di Francesco Sylos Labini 
L’operazione Human Technopole si configura come un “golpe legalizzato” dalla politica alla ricerca scientifica, o meglio, come il proseguimento del un golpe alla ricerca di questo paeseincominciato agli inizi degli anni 2000 con la fondazione dell’Istituto Italiano di Tecnologia. La Senatrice a vita Elena Cattaneo ha redatto un lungo e dettagliato rapporto critico che riguarda sia lo Human Technopole sia l’IIT a cui rimandiamo per approfondimenti sui diversi temi: nel suo intervento al Senato, insieme con l’ex Presidente Napolitano ha detto che si tratta “un progetto nato in modo improvvisato come non avviene in nessun Paese, che l’Esecutivo ha affidato a un ente, l’Istituto italiano di tecnologia, scelto arbitrariamente come perno dell’operazione senza competizione pubblica” e ha chiamato il governo chiarire le procedure e la opacità dell’operazione e dell’Istituto Italiano di Tecnologia cui “senza alcun bando pubblico, sono già stati destinati per legge 80 milioni di euro senza controllo e senza un fine chiaro”.

Noi e la legge 180. Quando l’impossibile diventa possibile

di Stefano Cecconi
Il 13 maggio 1978, cancellando l’impostazione repressiva della psichiatria, la legge 180 ha dato un contributo fondamentale per lo sviluppo della democrazia e delle libertà nel nostro Paese. Non solo ha posto fine all’internamento nei manicomi – e con ciò a secoli di abusi nei confronti di migliaia di persone, restituendo loro libertà e dignità –, ma ha affermato una nuova idea di convivenza sociale. La potenza del suo messaggio, ancora oggi, viene dalla sua spinta liberatrice e, appunto, dall’idea di società che include, che accoglie, che soccorre, in cui ogni essere umano ha piena cittadinanza, come afferma la nostra Costituzione. Molto è stato fatto, molto c’è ancora da fare: moltissimi operatori, associazioni di cittadini utenti e familiari si sono impegnate, e continuano a farlo, per affermare il diritto alla salute mentale e a trattamenti sanitari sempre rispettosi della dignità della persona. Basti pensare alla campagna stopOpg per l‘abolizione degli Ospedali psichiatrici giudiziari. O a quella più recente per l’abolizione della contenzione.

La teoria economica ha fallito. Ecco perché

di Andrea Ventura 
Quando la regina Elisabetta, nel novembre 2008, chiese ad alcuni professori della London School of Economics come mai non avevano previsto la crisi appena scoppiata, l’economia aveva appena ricevuto la migliore valutazione accademica tra tutte le discipline del Regno Unito. Quanto al dibattito che ne è seguito, Robert Lucas, premio Nobel e fondatore della moderna macroeconomia, che solo qualche anno prima aveva affermato che «il problema della prevenzione della depressione, per tutti gli scopi pratici è ormai stato risolto», sviluppò un contorto ragionamento secondo il quale la crisi non era stata prevista perché secondo la teoria economica certi eventi non possono essere previsti. Come può sussistere un contrasto così stridente tra l’effettiva capacità di una disciplina di interpretare la realtà e il prestigio di quella stessa disciplina nell’accademia e nell’opinione pubblica? Come mai, a distanza di otto anni, si ricorre ancora a quella teoria per superare questa perdurante fase di crisi?

Ognuno si faccia comitato

di Giulio Cavalli 
Continuo a credere che il referendum di ottobre sulle riforme costituzionali sia la più importante occasione politica di questi ultimi stanchi anni di politica bloccata. Un’occasione politica nel senso più pieno e politico (appunto) del termine,fuori da qualsiasi infantile giochetto del “o con Renzi o contro Renzi” che lo stesso PD ha pensato bene di innescare per corrompere la discussione. L’occasione di riflettere, discutere, dibattere e approfondire la Costituzione (e il pensiero della Costituzione che vorremmo e della sua evoluta applicazione) scinde di netto chi pensa ad un impegno ultrapoliticorispetto agli impolitici così alla moda in questi ultimi anni. Dico impolitici perché con l’abuso del termine “populismo” ancora una volta abbiamo accettato di rimanere superficiali con il terrore di non essere capiti e alla fine abbiamo fatto un piacere ai populisti, per questo strano meccanismo di banalizzazione scambiata per semplicità a causa dell’ignoranza.

A Ginevra la ribellione dei Paesi non nucleari

di Antonia Sani
Grazie al voto dell'ultima Assemblea generale del'ONU, su proposta del Messico, nella scia del "percorso umanitario" iniziato dal 2012 contro la "gabbia" del Trattato di Non proliferazione (TNP), è stato istituito a Ginevra il Gruppo illimitatamente aperto sul disarmo nucleare (OEWG). Stati e società civile internazionale vi lavorano fianco a fianco. La seconda sessione, dopo la prima di febbraio, si svolge dal 2 al 13 maggio. Ci sarà una terza sessione in agosto che dovrà riportare le sue risultanze all'Assemblea delle Nazioni Unite del 2016. Sul nucleare si discute e si voterà all'ONU in novembre-dicembre. E' importante che i cittadini italiani sappiano che già la maggioranza dei Paesi membri dell'ONU ha sottoscritto un "Impegno Umanitario": va colmato il gap giuridico tra le armi nucleari, incompatibili con i Protocolli di Ginevra (cioé il diritto umanitario internazionale) e le armi biologiche e chimiche già proibite.

Dopo il conflitto cosa resta della classe operaia

di Giona A. Nazzaro
C’è un’immagine di Ken Loach che a Cannes affiora sempre alla memoria non appena la presenza di un suo nuovo film è annunciata in concorso. Il regista inglese, seduto in un bar dalle parti del porto, con la sua squadra di collaboratori, avvolto da una nube di fumo quasi impenetrabile (all’epoca si fumava ancora nei locali pubblici), a seguire una partita di calcio su un televisore. Birra, urla, tifo. E i francesi che prendono in giro l’inglese perché la sua squadra è sotto di qualche gol. A ben vedere, il precipitato del mondo di Loach, lontano dalle discussioni cinefile e politiche. E quella sera, forse il suo film più bello. E ogni qual volta i suoi lavori negli ultimi anni parevano girare a vuoto, come delle mere commesse festivaliere da onorare, l’immagine di quella sera lontana si ripresentava come segno di un cinema che il regista inglese, pur avendo sempre il cuore al posto giusto, non riusciva più a fare (e non importa cosa ne dicessero i suoi sostenitori a oltranza).

USA: la vertenza dei lavoratori di Verizon

di Zosimo
Un’ondata di scioperi e cortei ha reso un po’ più calda, per le strade di New York, una primavera metereologica in ritardo. Protagonisti i lavoratori di Verizon, che hanno dato la sveglia ai sonnolenti cittadini della Grande Mela radunandosi in assembramenti partiti sempre all’alba per avviare cortei che, nelle settimane scorse, hanno spesso paralizzato alcune aree centrali di Manhattan. Questi scioperi rappresentano l’epigono di una difficilissima vertenza, durata ben 10 mesi, che tuttavia fin qui non ha portato a nulla di positivo, e i numerosi sindacati aderenti denunciano l’atteggiamento arrogante e deliberatamente ostile dei negoziatori aziendali di Verizon, che continuano a mostrarsi irriducibili nella revisione, o in alcuni casi rimozione totale, di importanti diritti acquisiti e nell’attacco a componenti fondamentali del salario, quali ad esempio le tutele anti-licenziamento per i lavoratori assunti prima del 2003 o l’assicurazione sanitaria, che negli USA rappresenta per i lavoratori un fattore vitale di sopravvivenza.

I bambini al tempo dell’Invalsi

di Lucio Garofalo 
Vi propongo una riflessione pragmatica alla luce dei test Invalsi somministrati quest’anno nelle classi seconde della scuola primaria. Non è una critica ideologica, astratta o aprioristica, frutto di una presa di posizione «pregiudiziale», bensì una serie di osservazioni empiriche, basate sull’esperienza concreta dei test Invalsi che ho avuto modo di constatare di persona. Parto da un punto: la prova di matematica mi è parsa più facile di quella di italiano. La prova di italiano per la seconda elementare prevedeva di leggere e capire ben 17 pagine. Come può un bambino di sette anni, riuscire a leggere e comprendere addirittura 17 pagine in pochi minuti? Temo che ciò costituisca una mancanza di rispetto verso la loro età e i loro tempi di attenzione.

Oppressioni e liberazioni nel Novecento

di Luciano Del Sette
Il trentuno dicembre 1999, alla rispettiva mezzanotte, le nazioni della terra salutarono l’avvento del Duemila e si congedarono dal Novecento. La corsa verso il Ventunesimo Secolo aveva tagliato il traguardo, annullando la distanza cronologica, ma soprattutto dissolvendo quell’aura mitica di cui il Duemila era ammantato. L’anno – simbolo per l’immaginario della fantascienza e della fantasia collettiva si apprestava a declinare i suoi dodici mesi nel semplice ruolo di anno di esordio del Terzo Millennio. Le rivoluzioni a vario titolo le aveva compiute, fallite, realizzate solo in parte, tradite, il Ventesimo Secolo. «Questa mostra è dedicata al Novecento e a un Duemila che, una volta raggiunto, si è rivelato bifronte: con una faccia rivolta al futuro e una fissa al secolo scorso. Proprio per questo non si vuole qui raccontare un secolo, ma interrogarlo. Non proporne un quadro compiuto, ma scomporlo in una serie di contraddizioni irrisolte».

14 e 15 maggio. I Referendum sociali lanciano il "Firma Day"

di Global Project 
Nel manifesto fondativo di Nuit Debout è scritto che “la politica non è esclusiva dei professionisti, è affare di tutti“. Un manifesto che indica una ripresa dal basso dell’iniziativa politica, che si oppone a qualsiasi tentativo di verticalizzazione e di sussunzione dei movimenti da parte del ceto politico. Per questa ragione i promotori dei referendum sociali rispondono all’appello francese, che ha lanciato per il 15 maggio una giornata comune di mobilitazione europea, lanciando il “firma day”. Due giorni di raccolta firme a sostegno dei “referendum sociali” su scuola, trivelle e inceneritori e per una petizione a difesa dell’acqua come bene pubblico: sabato 14 maggio e domenica 15 maggio, sindacati e comitati allestiranno “mille banchetti in tutta Italia” per il “Firma Day”, una vera e propria mobilitazione generale di tutte le realtà che hanno a cuore il destino di questo Paese.

La Riforma Madia stravolge il lavoro pubblico

di Federico Giusti
Proviamo, per esigenza di tempo e di comprensione, a guardare alcuni cambiamenti della disciplina del lavoro pubblica dando pe scontato che siano noti tutti gli interventi legislativi degli ultimi lustri. E'superato il concetto di dotazione organica e viene quindi a cadere uno degli aspetti salienti che differenziavano il pubblico e il privato. Fino ad oggi la dotazione organica era teorica nel senso che tra blocchi e semi blocchi del turn over, gli organici sono calati a dismisura, sono migliaia le unità perse sono nel 2015. La legge di stabilità 2016 prevede una assunzione ogni 4 pensionamenti, venendo meno la dotazione organica, ogni singola amministrazione, ogni singolo ente pubblico non ha piu' dei numeri di riferimento ma potrà, al pari di una azienda privata, decidere anche di non assumere personale o di assumerlo con il contagocce.

La lingua dell’amore è quella del dominio

di Lea Melandri
L’intreccio tra amore e potere, amore e violenza, è una parentela che non si vorrebbe vedere e che raramente viene nominata, analizzata, nel dibattito pubblico sulla violenza maschile contro le donne. Salvo stupirsi quando si viene a sapere che una donna torna a vivere col proprio aggressore. È giusto, tuttavia, che io precisi che cosa intendo in questo caso per “amore”. Mi riferisco all’amore così come l’abbiamo conosciuto finora, come l’abbiamo ereditato da secoli di storia, così come si è potuto o dovuto manifestare all’interno del rapporto di potere tra i sessi. Dobbiamo riconoscere, quando parliamo della questione uomo-donna, che siamo di fronte a un dominio del tutto particolare, diverso da tutti gli altri, in quanto passa attraverso le relazioni più intime – la nascita, la sessualità, la maternità, i legami famigliari, ecc.. -, e che forse è proprio questa particolarità la ragione per cui appare così lento, difficile, contrastato il suo approdo alla coscienza di tanti uomini e donne.

Quel pasticcio brutto dell’ISEE (e i diritti negati per via burocratica)

di Sonia Veres
«Le indennità per invalidità non fanno reddito e non vanno calcolate ai fini della presentazione dell’ISEE famigliare» è quanto sancito dalle Sentenze del Consiglio di Stato “838/2016”, “841/2016” e “842/2016” del 29/2/2016 emesse a fronte del ricorso al TAR di alcuni cittadini penalizzati da un calcolo inesatto del proprio ISEE 2015. L’ISEE (“Indicatore della Situazione Economica Equivalente”) permette ai cittadini di usufruire di prestazioni sociali agevolate o di servizi di pubblica utilità a tariffa ridotta. Per capire cosa è andato storto, bisogna tornare al tempo in cui Maria Cecilia Guerra (Pd) inizia a lavorare al “nuovo ISEE” come sottosegretario del Governo Monti per poi proseguire in veste di viceministro del Governo Letta.

Si comincia col denaro e si finisce col denaro

di Michael Roberts 
Negli ultimi due anni, una delle tendenze principali dell'economia mondiale è stata il crollo del prezzo del petrolio sul mercato globale. Da un picco che superava i $100 al barile, il prezzo è crollato fino al di sotto dei $30 e si trova ancora intorno ai $40. La spiegazione di questa caduta del prezzo, come era stato previsto dall'economia ufficiale, è semplice. C'è stato un mutamento nella domanda e nell'offerta di petrolio. Perciò gli economisti ora discutono su quale sia il fattore principale: l'incremento dell'offerta o la diminuzione della domanda. Ma quest'analisi del prezzo di una merce e di quanto valga a livello della domanda e dell'offerta - come viene insegnato da tutti i libri di testo di economia all'università - nel migliore dei casi è superficiale. C'è una battuta che gira negli ambienti degli investitori finanziari, quando si discute sul perché il prezzo delle azioni di una qualche società sia improvvisamente crollato: "Be', c'erano più venditori che acquirenti" - talmente vero fino ad essere tautologico.

I senza legge

di Vincenzo Vita
Il nuovo ministro dello sviluppo Carlo Calenda si occuperà di quella parte del suo dicastero che ha a che fare con il sistema dei media? Forse, chissà, è utile dare qualche conforto al sottosegretario con delega Antonello Giacomelli nel momento del bisogno. Infatti, il castello su cui si poggia la struttura del servizio pubblico pare molto infiacchita, a parte il regalo di Natale della (contro)riforma. Infatti, ancora non è uscito sulla Gazzetta ufficiale il decreto ministeriale e diversi dubbi interpretativi permangono su taluni aspetti ( il diavolo si nasconde nei particolari) della riscossione del canone di abbonamento con la bolletta elettrica. Luglio si avvicina. Un dubbio maledetto: non è che si voglia posticipare il balzello a referendum costituzionale avvenuto? Anche ad essere politicamente corretti, però, il calendario gregoriano non è stato inventato dai “professoroni”.

Siderurgia: una proposta comunista

di Emanuele Salvati
La questione della siderurgia italiana sta tornando ad essere delicata e nel più buio dei silenzi mediatici e politici, eppure l'acciaio è da sempre considerato strategico per ogni paese che si ritiene essere sovrano; si scoprono così, anche in questo caso, gli altarini circa l'allontanamento delle masse operaie e popolari dalla partecipazione attiva alle scelte strategiche politiche e sindacali; soprattutto ci troviamo di fronte - non da ora e non solo a causa degli sciagurati accordi sulla rappresentatività - ad una nuova concezione delle relazioni sindacali che lasciano completa agibilità politica al governo ed alla classe imprenditoriale. Eppure, se andassimo a vedere le singole realtà degli stabilimenti che un tempo formavano l'ossatura del colosso pubblico Finsider, le singole vertenze sembrano andare tutte verso una buona soluzione.

Brasile, per l’Occidente tutto torna «al suo posto»

di Alessandra Riccio
Il giornale messicano La Jornada, dedicava ieri la sua quotidiana Rayuela (una riga di commento sui fatti del giorno) allo scandaloso impeachement brasiliano: «Rousseff non ha rubato un centesimo, ma è stata condannata da un’orda di senatori imputati per delitti di corruzione». In sintesi, ecco il paradosso brasiliano, il golpe soave andato a segno grazie alle manipolazioni di un sistema democratico profondamente in crisi. E non parlo solo di quello brasiliano. Nelle sue dichiarazioni a caldo, Dilma Rousseff non ha soltanto accusato coloro che in senato l’hanno condannata – amici, ex amici e nemici- di commettere una grave ingiustizia, ha affermato la sua innocenza e la malafede di chi manipola in maniera truffaldina lo strumento dell’impeachment perché non rispetta il risultato delle urne e ricorre agli inganni, alla corruzione, all’astuzia per ottenere quello che non ha ottenuto nelle tornate elettorali degli ultimi tredici anni.

Liberi e infelici

di Samuel Boscarello
Solitamente i funerali sono eventi silenziosi, in cui la tristezza colma i vuoti che il defunto ha lasciato nelle vite dei presenti. Strano rito però è quello in cui la salma viene derisa, la sua memoria umiliata, i suoi averi tirati a sorte. Ebbene, questo accade da trent’anni o giù di lì, ossia da quando le campane suonano a morto per le ideologie. I governanti e i magnati non provano nemmeno a celare la loro soddisfazione nel dire che oggi viviamo nell’età che ha sconfitto le rigidità degli “ismi”. Comunismo? Quella roba si è estinta! Socialismo? Meglio Terza via. Neoliberismo? No, New Economy. Come se quella fosse l’unica economia possibile, poi. Ma questa enorme farsa non è perfetta: curiosamente questa crociata non tange l’ismo più grande del mondo di oggi, il capitalismo.

I salari dell’eurozona riportano la memoria ai tempi del gold standard

di Maurizio Sgroi
La crescita dei salari nell’area dell’euro procede al rallentatore, spiega la Bce nel suo ultimo bollettino economico. E non si capisce se sia un bene, un male o entrambe le cose, visto che nello stesso bollettino si osserva che quel poco di ripresa nell’eurozona si deve in gran parte all’aumento della domanda interna – alla quale di certo contribuisce il potere d’acquisto dei lavoratori – e appena un poco agli investimenti, che iniziano a rialzare la testa. Non solo. “La crescita dei salari nell’area dell’euro è rimasta piuttosto contenuta, nonostante il miglioramento dei mercati del lavoro”, scrive la Bce. A dimostrazione del fatto, immagino, che il movimento di fondo dei salari abbia trovato un suo equilibrio che di fatto somiglia a un congelamento.

Se il Senato non rappresenta più la Nazione

di Rocco Artifoni
L’art. 67 della Costituzione vigente dice: «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato». L’obiettivo dei Costituenti era sicuramente elevato: le persone scelte dal corpo elettorale, una volta elette, non avrebbero dovuto rappresentare soltanto il partito che li aveva candidati, ma assumersi la responsabilità di agire per il bene comune di tutto il popolo. Proprio per questa ragione la Costituzione non prevede un mandato imperativo, ma la libertà di coscienza dell’eletto che deve confrontarsi e dialogare con gli altri eletti, al servizio di tutta la Nazione. Questa idea di rappresentanza politica e di democrazia è stata descritta nel 1948 in modo chiaro da Piero Calamandrei, uno dei Costituenti: «Affinché il Parlamento funzioni a dovere, bisogna che sia una libera intesa di uomini pensanti, tenuti insieme da ragionate convinzioni, non solo tolleranti, ma desiderosi della discussione e pronti a rifare alla fine di ogni giorno il loro esame di coscienza, per verificare se le ragioni sulle quali fino a ieri si son trovati d’accordo continuino a resistere di fronte alle confutazioni degli oppositori.