La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

domenica 28 maggio 2017

Il lavoro ai tempi del Pd: si possono licenziare dei volontari?

di Tomaso Montanari
Si possono licenziare dei volontari? Al ministero per i Beni culturali si può. E la motivazione è strepitosa: erano pagati. Uno scandalo: perché «questi volontari devono lavorare a titolo gratuito» (cito testualmente le parole pronunciate da Dario Franceschini rispondendo a una interrogazione di Stefano Fassina). Il caso è quello, ormai celebre, degli “scontrinisti’” della Biblioteca nazionale di Roma: professionisti necessari a garantire i livelli minimi del servizio, ma in forza da anni come “volontari” retribuiti con un rimborso spese di 400 euro, corrisposto dopo la presentazione di uno scontrino. Una forma di moderno schiavismo. Dopo l’ ennesima denuncia, il ministro Franceschini ha deciso di muoversi: ma non per assumerli, per licenziarli.

Guerre occidentali e terrorismo: un circolo vizioso. Intervista a Tariq Ali

Intervista a Tariq Ali di Amy Goodman
In Gran Bretagna, quasi 4.000 soldati sono stati impiegati per sostenere i locali dipartimenti di polizia subito dopo l’attentato suicida che ha ucciso 22 persone e ne ha ferite molte altre durante un concerto lunedì sera. Le vittime erano per lo più ragazze giovani e i genitori che avevano portato le loro figlie al concerto della pop star americana Ariana Grande. Le autorità hanno identificato il sospetto attentatore come Salman Abedi un giovane britannico di 22 anni i cui genitori erano emigrati dalla Libia. L’ISIS ha rivendicato la responsabilità dell’attacco. Parliamo con il commentatore politico Tariq Ali.

La dittatura ‘democratica’ dei potenti

di Raúl Zibechi
Ci mancano le idee. La mente non pensa con l’informazione bensì con le idee, come precisa Fritjof Capra in La rete della vita. Nella tremenda transizione/tormenta in cui viviamo, abbiamo bisogno di lucidità e di organizzazione per capire quello che succede e per costruire le vie d’uscita.Quando la realtà si fa più complessa e la percezione si intorbidisce, una caratteristica delle tormente sistemiche, rendere nitido lo sguardo è un passo ineludibile e vitale. Per questo ci riempiono di informazione spazzatura, perché contribuisce a potenziare la confusione.

I tre imbroglioni rimettono i voucher

di Giorgio Cremaschi
E così è proprio vero, la più sfacciata truffa politica della storia repubblicana è stata compiuta. Renzi, Berlusconi e Salvini hanno rimesso i voucher. Il 28 maggio – oggi – avremmo dovuto votare per abolirli, invece per paura del voto Renzi e semprepronto Gentiloni li avevano cancellati. Ora li ripristinano, cucù il voto non c’è più, passata la festa gabbato lo santo. Ne abbiamo passate tante, ma io non ricordo un’ offesa alla sovranità popolare sfacciata e arrogante come questa.

G7, navigazione a vista e senza sonar

di Tommaso Di Francesco 
Immaginate una flotta potentemente attrezzata, scesa in mare ma senza sapere dove andare, mentre la nave ammiraglia è guidata da un incapace ma pronto a tutto che guarda con stizza e conflitto le navi che la seguono – in assenza di equipaggi e navi decisive non invitate – mentre tutto il naviglio non è proprio in sintonia e ognuno prepara uno scontro intestino sul porto di destinazione e sul carico da portare. Potrebbe essere questa la plastica descrizione del G7 che si è concluso ieri a Taormina. Una navigazione, quella dei Sette grandi della terra, a vista e senza sonar.

La fabbrica degli indesiderabili

di Michel Agier
Campi per rifugiati e sfollati, accampamenti di migranti, aree di attesa, campi di transito, centri di detenzione amministrativa, centri di identificazione ed espulsione, punti di passaggio frontalieri, centri di accoglienza per richiedenti asilo, «ghetti», «giungle», hotspots... Dalla fine degli anni 1990 queste parole occupano l’attualità di tutti i paesi.I campi non sono solo luoghi di vita quotidiana per milioni di persone; diventano una delle componenti più rilevanti della «società mondiale», una delle forme di governo del mondo: un modo di gestire l’indesiderabile.

Facciamo una lista a sinistra del Pd. E non più di una

di Vincenzo Vita 
Una lista, non più di una. A sinistra del Partito democratico – nelle ormai imminenti elezioni politiche – spazio per avventurose duplicazioni (o peggio) non c’è. Il rischio che numerose aree del disagio e del bisogno siano escluse dalla rappresentanza è altissimo. Al di là dei ceti politici. Il corpo a corpo sembra essersi ristretto, infatti, alla polarità dialettica costituita dal Pd centrista e moderato, nonché dall’eclettico e contraddittorio Movimento 5 stelle. Interi pezzi di società non si riconoscono in quei poli e ingrossano la vera maggioranza relativa: l’astensionismo. A parte la destra tuttora divisa tra aziendalisti berlusconiani e sovranisti xenofobi di Salvini, cui però è difficile affidare future magnifiche sorti, la contesa sembra essersi ristretta e rinsecchita.

Il canto del cigno occidentale

di Tonino Perna
Quello che si è svolto a Taormina sarà ricordato come il G7 più inutile, ridicolo, patetico della storia di questi incontri a livello internazionale. Un disperato tentativo di portare all’indietro le lancette della storia, a prima dell’89, della caduta del muro di Berlino. Come si fa, infatti, ad escludere oggi grandi potenze come la Cina o l’India che contano il 38 per cento degli abitanti della terra ed il 30 per cento del Pil mondiale? Come si fa a convocare un meeting che si autodefinisce dei Grandi e ad escludere la Russia, la seconda potenza militare del mondo e con un apparato di intelligence tra i più efficienti, proprio quando un tema prioritario è quello del terrorismo. Come si fa a pensare che l’Italia, con tutto l’affetto per il nostro paese e l’orgoglio di appartenenza, possa far parte dei 7 Grandi della terra?

A lezione da Antonio Gramsci. Intervista a Francisco Piñón Gaytàn

di Gabriella Pietrarulo 
Incontro il prof. Francisco Piñón Gaytàn a Roma, il 5 maggio 2017, in occasione del suo omaggio al pittore e fotografo romano, amico di vecchia data, Carlo Riccardi, nei locali della Galleria Spazio 5, durante il quale ha presentato il suo ultimo libro: La modernidad de Gramsci, Politica y Humanismo (Messico, 2016). Qualche giorno prima, il Prof. Piñón, partecipando alla commemorazione di Antonio Gramsci nel Cimitero Acattolico di Roma, aveva regalato alla memoria di questo grande intellettuale italiano due poesie di sua composizione: Pajaros de primavera e Partieron las Golondrinas (elaborata per l’occasione) che hanno un significato di denuncia per “queste ore così oscure” e di “interminabile decadenza”, nelle quali ci troviamo.

Voucher, il nome è cambiato ma la sostanza rischia di essere la stessa

di Roberto Ciccarelli 
Per sostituire i voucher, aboliti per decreto per evitare il referendum Cgil, il governo e il Pd hanno rispolverato il «contratto di prestazione occasionale» abolito dal Jobs Act nel 2015. Se i voucher erano scontrini acquistabili in tabaccheria, fuori dal contratto di lavoro, la «prestazione occasionale» sarà una forma contrattuale che si aggiunge alle quaranta e più esistenti. Per Cgil, Mdp, Sinistra Italiana, Movimento 5 Stelle l’emendamento Di Salvo, depositato l’altro ieri sera dal relatore alla «manovrina» Mauro Guerra in commissione Bilancio della Camera, siamo di fronte a un meccanismo esattamente equivalente a quello dei voucher.

Il partito unico? Una velleità. Insieme, tutti, su 10 obiettivi

di Paolo Cento
L’accelerazione sulla legge elettorale torna a rendere concreta l’ipotesi di un voto anticipato in autunno. E comunque, finita la campagna elettorale per i sindaci, tutte le azioni politiche avranno come obiettivo quello di predisporre il campo di battaglia su quello che sarà la prossima legislatura. Le primarie del Pd e il nuovo corso (si fa per dire) della segreteria Renzi chiariscono una volta di più che il centrosinistra è un ciclo chiuso per questa fase politica, economica e sociale del paese e il generoso tentativo di rianimarlo in chiave di un nuovo Ulivo appare impossibile da realizzare per la collocazione strutturale di quello che una volta era l’architrave di questa proposta politica.

G7 a Taormina, guerra e repressione come paradigma del potere

La Direzione nazionale del Prc – S.E. riunita in data odierna esprime all’unanimità la propria solidarietà incondizionata alle compagne e ai compagni che in questi giorni, soprattutto in queste ore, sono stati fermati dalle forze di polizia affinché fosse loro impedita la partecipazione al controvertice e alle manifestazioni che si sono svolte in Sicilia per contestare il G7. Ci è giunta notizia di fogli di via, emanati molto probabilmente in base alla legge Minniti – Orlando, dimostrazione concreta di come l’indirizzo repressivo, impresso anche da questo governo e da chi lo sostiene, sia ormai prevalente per sedare ogni forma di dissenso e di conflitto.

Regole, Stato e Uguaglianza secondo Salvatore Biasco

di Roberto Romano
Il libro di Salvatore Biasco (Regole, Stato, Uguaglianza, ed. LUISS, 2016) non parla solo della crisi intervenuta nel 2007, si presenta come un grande progetto culturale che investe la teoria e la politica economica, nella consapevolezza degli errori politici compiuti soprattutto dalla classe dirigente europea, così come dal mondo accademico e culturale ispirato ai valori della socialdemocrazia. Dopo il 2007 in molti hanno sottolineato i limiti del modello economico neoclassico: qualcuno ha denunciato la cattiva distribuzione del reddito, altri l’asservimento della politica agli interessi dei pochi, così come la marginalizzazione dello stato sociale. Biasco ricorda che ci sono autori che meglio di altri interpretano l’attuale scenario politico ed economico, e riconosce la rilevanza del modello interpretativo ricavabile dall’opera Hyman Minsky[1].

Il circo trumpiano che occulta la prossima guerra

di Zvi Schuldiner
La spettacolare accoglienza ricevuta dal presidente Donald Trump nei lussuosi palazzi dell’Arabia saudita, il leccapiedismo e le adulazioni degli israeliani all’arrivo di The Donald a Gerusalemme, le crescenti aspettative rispetto a quello che avrebbe detto, il famoso deal; tutto questo deforma la natura reale della visita di Trump in Medioriente. Già nel 1981 gli statunitensi avevano cercato di creare un fronte pro-Usa nella regione; ci furono discussioni anche con gli israeliani, che erano visti come membri di possibili alleanze; gli sforzi di Haig, segretario di Stato di Reagan, in quell’occasione fallirono.

Losurdo e i cattivi maestri del “marxismo occidentale”

di Alessandro Pascale 
Domenico Losurdo si supera ancora. Dopo aver realizzato capolavori storico-filosofici come Controstoria del liberalismo, Stalin. Storia e critica di una leggenda nera, La non-violenza. Una storia fuori dal mito e La lotta di classe, uno degli ultimi grandi intellettuali marxisti-leninisti italiani realizza un'opera di cui oggi più che mai si sentiva un bisogno essenziale. Il marxismo occidentale. Come nacque, come morì, come può rinascere, propone una novità dimenticata da molti, fin dalla ripresa della categoria coniata da Maurice Merleau-Ponty negli anni '50 e sviluppata da Perry Anderson negli anni '70: il fatto cioè che il marxismo non coincida esclusivamente con le elaborazioni intellettuali di stampo occidentale, né tantomeno con quelle critiche al sistema dei “socialismi reali”.

Un papa con le tute blu

di Luca Kocci
L’imprenditoria buona che crea lavoro dignitoso e quella «mercenaria» preoccupata solo del profitto. Il lavoro come «riscatto sociale» ma anche come arma di «ricatto». La ferita del lavoro nero, la piaga della disoccupazione. Il falso mito della «meritocrazia» usato come «legittimazione etica della disuguaglianza». Il lavoro «cattivo» che produce armi e violenta la natura. È stato un discorso a 360 gradi sul tema del lavoro quello che ieri – mentre a Taormina era in corso il G7 su ambiente, economia e migrazioni – papa Francesco, in visita a Genova, ha tenuto all’Ilva di Cornigliano davanti alla folla osannante di operai metalmeccanici, rispondendo alle domande di quattro persone, accuratamente selezionate sulla base del principio dell’interclassismo, pilastro della dottrina sociale della Chiesa: un imprenditore, una sindacalista, un operaio, una disoccupata.

Morte del grande vecchio falco dei dem Usa

di Guido Moltedo 
La morte di Zbigniew Brzezinski avviene proprio nei giorni in cui le tensioni sul cosiddetto Russiagate sono al massimo livello. Dov’è il nesso? «Zbig» è stato un Kissinger in formato minore. Lui democratico, il secondo repubblicano. Quest’ultimo più duttile e machiavellico, il polacco-americano più ideologico. Entrambi visionari eccentrici della geopolitica, animavano nei decenni della guerra fredda il perenne dibattito tra «colombe» e «falchi», tra chi premeva più a favore della distensione e chi più a favore dell’intransigenza nei confronti dell’Urss. Brzezinski, forse anche per le sue origine polacche, era il capofila degli antisovietici.

Sgomberati ma non rassegnati

di Fulvio Parisi 
Non amo le autocitazioni ma in un articolo del 14 Aprile, fornendo un resoconto del “Consiglio popolare dell’acqua e della democrazia”, avevo sottolineato che 2 erano i consigli per la Sig.ra Raggi e la sua Giunta: 1) convocare un’assemblea capitolina dedicata al tema dell’acqua pubblica e delle ripubblicizzazione del servizio idrico; 2) non sgomberare il Rialto, sede storica del Forum dei movimenti per l’acqua e di altre realtà associative. Evidentemente la Giunta Raggi non ritiene utili i consigli dei movimenti che animano la vita sociale di Roma, ma sembra preferire quelli dei poteri forti. I suoi atti appaiono come segnali a quei poteri, di un M5S “affidabile”, che sa gestire il potere e sa schierarsi al fianco di chi conta nei momenti opportuni.

L’urlo di Accorinti in faccia ai leader del G7

di Alfredo Marsala 
S’è alzato dopo gli applausi all’orchestra che aveva finito di esibirsi nel teatro Antico davanti ai leader del G7. È salito sulla sedia e ha urlato: «Trump, no war». Un gesto per Renato Accorinti, sindaco di Messina, normale. «Io ero seduto in terza fila, a due metri da me Trump e Macron – racconta Accorinti – Ho attirato l’attenzione dei potenti, e ne sono fiero. Ho urlato a Trump contro tutti i muri del mondo». Accorinti indossava una maglietta blu con la scritta «We welcome migrants».

John F. Kennedy un secolo fa, luci e ombre di uno statista di razza

di Stefano Luconi
Un secolo fa, il 29 maggio 1917, nasceva a Brookline, in Massachusetts, John F. Kennedy. Da meno di due mesi Washington era entrata nel primo conflitto mondiale e, come se si fosse trattato di un metaforico imprinting, le guerre segnarono profondamente la sua esperienza personale e politica. Infatti, dopo aver combattuto in marina nel secondo conflitto mondiale ed essere rimasto gravemente ferito alla schiena, come presidente degli Stati uniti, carica a cui fu eletto per il partito democratico nel 1960, Kennedy guidò il proprio Paese in uno dei periodi di maggior tensione della guerra fredda.

Sette divisi su tutto, uniti solo contro chi “sta sotto”

di Claudio Conti 
Cosa succede dietro le truppe schierate, i cecchini sui tetti, i metal detector pure nei bagni dei pochi bar aperti? I “sette grandi” dell’Occidente sono quasi d’accordo su un solo punto: la cosiddetta “lotta al terrorismo”, cui hanno aggiunto una parola ambigua dal significato quasi sempre arbitrario: estremismo. Dobbiamo ricordare ogni volta che l’Onu – massimo organismo internazionale per quanto riguarda almeno la determinazione di un vocabolario comune – non è mai riuscito a dare una definizione condivisa del termine “terrorismo”. Quando si cominciava ad entrare nel merito, diventava improvvisamente chiaro che ogni Stato voleva considerare “terroristi” i propri oppositori armati e “freedom figheters” quelli altrui, con cui magari intrattiene buoni rapporti, canali di rifornimento logistico e/o finanziario.

La trappola del feticcio. Intervista a Jean-Loup Amselle

Intervista a Jean-Loup Amselle di Arianna Di Genova 
«Ogni museo deve essere visto come il teatro di una sfida memoriale, politica ed economica». Jean-Loup Amselle, antropologo e etnologo francese, specialista di studi sulle culture africane (suo il libro Logiche meticce, pubblicato da Bollati Boringhieri, e il pamphlet Contro il primitivismo edito in Italia dalla medesima casa editrice, dove indagava gli errori e le fratture di senso della sua stessa disciplina) non nutre dubbi e sfodera una posizione radicale nei confronti dell’allestimento di opere d’arte o manufatti in una qualsiasi collezione – etnografica ma anche contemporanea. A contare, molto più del contenuto che diventa «arte» solo quando trasmigra in occidente essendo in genere frutto di un’eredità coloniale, sono oggi le architetture impressionanti dei musei. È la loro forma monumentale a individuare e a segnalare lo spirito del tempo.

Reato di tortura. Gli occhi dell’ONU sulla proposta italiana

Intervista a Alessio Bruni di Duccio Facchini
giugno saranno trascorsi trent’anni dall’entrata in vigore della “Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani e degradanti”, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel dicembre 1984. L’Italia -che l’ha sottoscritta nel 1988-, ancora sprovvista del reato di tortura, sarà di nuovo inadempiente rispetto all’obbligo di “legiferare affinché qualsiasi atto di tortura sia contemplato come reato nel diritto penale interno” (art. 4 della Convenzione). 

Il Kurdistan libertario ci riguarda!

di Michael Löwy
Quello che stanno cercando di fare questi rivoluzionari dei cantoni del nord della Siria è senza precedenti: raccogliere le popolazioni kurde, arabe, assire, yazide, in un’auto-organizzazione comunitaria dal basso, entro una Confederazione laica, al di là del settarismo religioso e degli odi nazionali; mettere l’ecologia e il femminismo al cuore di un progetto anticapitalista. L’opinione pubblica occidentale ha conosciuto l’esistenza del Rojava nel 2014, ai tempi della battaglia di Kobane, quando le combattenti e i combattenti dell’YPG/YPJ sono riusciti nell’impresa in cui l’esercito del dittatore Assad o quello del governo iracheno, con i loro sostegni russi e americani, avevano fallito: infliggere una sconfitta politico-militare a Daesh.

La Linke verso le elezioni federali

di Paolo Rizzi 
La Renania Settentrionale - Westphalia è il lander tedesco più popoloso, 17 milioni e mezzo di abitanti, e uno dei più industrializzati. Nel lander, hanno sede 26 delle 50 più importanti compagnie tedesche. E hanno residenza anche tre milioni di poveri. Il tasso di disoccupazione è del 7,8% contro la media nazionale del 6,1%. Le elezioni dello scorso 14 maggio possono essere viste come una piccola anticipazione delle elezioni federali che si terranno a ottobre. Se così fosse, il risultato sarebbe facilmente riassumibile: ennesima vittoria per la Merkel, ennesima sconfitta per la socialdemocrazia subalterna.

La marcia pacifica dei 7mila “No G7” contro la psicosi del ministro Minniti

di Alfredo Marsala
Tanta paura per niente. La marcia dei No G7 contro i potenti della terra, protetti da misure straordinarie di sicurezza in una Taormina blindata e inaccessibile, s’è svolta in modo colorato e pacifico. Un fiume di magliette rosse, 7mila persone secondo gli organizzatori, ha sfilato per le strade dei Giardini Naxos in modo composto. Chi ha creato ad arte la psicosi dei black bloc, inducendo i commercianti a fortificare le saracinesche dei negozi con lastre di legno e in alcuni casi di ferro, è stato sbugiardato da un movimento che ha manifestato il proprio dissenso verso le politiche anti-migranti e anti-ambientali con toni duri, ma senza degenerare in violenza.

Porto Rico: il potere rivoluzionario dell’allegria, il sorriso come arma

Intervista a Israel Lugo di Yuma Martellanz
Porto Rico, Maggio 2017 - Al momento Porto Rico è divenuto ufficialmente il caso di bancarotta più grande della storia del mercato delle obbligazioni pubbliche americano con un debito non ancora preciso che va dai 70 ai 123 miliardi di dollari. Porto Rico è uno Stato Libero Associato degli Stati Uniti, la sua relazione è di territorio non incorporato, pertanto non gode degli stessi diritti che hanno gli altri stati e tanto meno ha la libertà di decidere il proprio destino non essendo indipendente. Alla fine di giugno 2016 è stata imposta dagli Stati Uniti una Giunta di Supervisione Fiscale Federale (JSF) composta dalle stesse persone legate alle compagnie di possessori di buoni, ai creditori o a coloro che hanno fatto parte di recenti governi. Protetti dall'immunità legale hanno la funzione di incassare il debito che il popolo portoricano ha con gli Stati Uniti. Il costo delle sue operazioni è sempre a carico dei portoricani.

La trappola di Renzi sui voucher

di Andrea Colombo 
«Più che l’ultimo voto di questa legislatura è il primo della prossima», commenta caustico Arturo Scotto, Mdp, dopo lo strappo deciso dal Pd sui voucher. Che il Nazareno voglia arrivare a uno scontro che offrirebbe a Renzi il tanto atteso «incidente» appare certo. L’emendamento «di mediazione» depositato nella notte in commissione bilancio alla camera è praticamente identico a quello precedente. I voucher sono rientrati dalla finestra, alla faccia degli impegni. La stessa ministra per i rapporti con il parlamento Anna Finocchiaro, che venerdì aveva cercato sino all’ultimo una vera mediazione, non può fare altro che blindarsi dietro un velo di propaganda bugiarda: «I voucher sono stati cancellati. Chi dice il contrario mente».

La Ces si interroga sul futuro dell'Ue

di Fausto Durante
Nell'anno del sessantesimo anniversario della firma dei Trattati di Roma, evento che ha visto l'Italia e la sua capitale al centro di diverse iniziative di ricordo e di celebrazione a ogni livello, anche la Confederazione europea dei sindacati ha scelto Roma per uno dei suoi più attesi momenti di discussione e di proiezione esterna. Da lunedì 29 a mercoledì 31 maggio, infatti, si svolgerà proprio a Roma la Mid-Term Conference della Ces, l'appuntamento che - collocandosi esattamente a metà dell'arco temporale dei quattro anni del mandato congressuale del sindacato europeo, avendo la Ces svolto il suo ultimo congresso nel 2015 a Parigi - costituisce l'occasione per una verifica del lavoro fatto, per un confronto sui risultati ottenuti, per la messa a punto dei meccanismi organizzativi e di vita interna, per il lavoro da fare nel biennio che verrà.

Il bisogno di felicità e il problema della sua negazione

di Dario Leone
“Ottimismo della volontà e pessimismo della ragione”. E’ così che Gramsci invita ad agire nella vita quotidiana che è in fondo un modo molto efficace per evitare di cadere davanti ad ogni sconfitta fisiologica che inevitabilmente si presenta sul sentiero esistenziale di ciascuno. In altro modo si può dire che, agendo come Gramsci insegna, vi è in qualche maniera il tentativo di preservare una condizione di serenità di fondo anticamera della felicità. A quest’ultima è difficile dare una definizione scientifica considerato il carattere estremamente soggettivo di tale concetto. Quando ciò accade e nella necessità di partire comunque da un impianto teorico, molti studiosi vanno alla radice etimologica del termine. Felicità, dal latino, è “felix” cioè “fertile”.

sabato 27 maggio 2017

La verità di Jeremy Corbyn: le guerre occidentali alimentano il terrorismo

di LG
Alla riapertura della campagna elettorale dopo l'attentato di Manchester, Corbyn ha dichiarato che esiste un legame, con un nesso causa-effetto, tra le "guerre al terrorismo" che la Gran Bretagna ha combattuto negli ultimi anni e il verificarsi di attentati terroristici e, più in generale, il rafforzamento del terrorismo internazionale. Corbyn ha rivendicato il suo impegno pacifista del passato e ha anche illustrato la sua idea di "risoluzione di conflitti". Ecco qualche estratto deldiscorso“I have spent my political life working for peace and human rights and to bring an end to conflicts and devastating wars. That will almost always mean talking to people you profoundly disagree with. That’s what conflict resolution is all about”.

Unità e facce nuove fuori dal defunto centrosinistra

di Bia Sarasini
Ora che siamo qui, a chiederci se nelle prossime elezioni politiche – tra quattro o dieci mesi, si vedrà – ci sarà una lista di sinistra sinistra, la prima domanda è: di cosa parliamo quando parliamo di sinistra? Lo dico con un pizzico di incoscienza e un certo sprezzo del pericolo. L’argomento di solito scatena il fuggi fuggi – nei media mainstream, tra giornaloni e tv – quasi quanto il parlare di legge elettorale. Il tutto viene seppellito da un chissenefrega irrisorio, buttato lì per impedire di vedere qual è la posta in gioco, procedere nella cancellazione dell’opposizione sociale e politica, non solo in Italia ma in Europa. Basta vedere come si commentano le elezioni francesi, o la campagna elettorale di Corbyn.

D'Alema e il ritorno al passato. Quello che ha spianato la strada a Renzi

di Maurizio Acerbo 
D’Alema propone un PD 2.0 con rilancio del maggioritario e coalizione col PD dopo elezioni: una fotocopia di Pisapia ma più combattiva. Un nuovo centrosinistra che somiglia al vecchio che per milioni di italiani significa privatizzazioni, “scordatevi il posto fisso”, ottusa pervicacia nel tagliare spesa sociale in ossequio ai diktat europei, legge Fornero, fiscal compact, pareggio di bilancio in Costituzione e qualche guerra di troppo. Quell’establishment è stato sconfitto da Renzi-Macron dopo aver sostenuto per anni politiche che hanno eroso e distrutto la fiducia popolare nella classe dirigente di centrosinistra.

Gramsci conteso: vent'anni dopo

di Guido Liguori 
Il contributo che dovrei cercare di dare in questa sede, nell’ambito di una sezione dedicata alla ricerca e al dibattito italiani sui temi del convegno, si intitola “Gramsci conteso”: vent’anni dopo. Non è un titolo che ovviamente possa essere svolto in modo esauriente. Tanto più nello spazio di una esposizione orale necessariamente sintetica.

Uniti dal Sì all’accoglienza e dal No referendario

di Emilio Molinari e Vittorio Agnoletto
Una tentazione, nemmeno tanto nascosta, è quella di valutare la marcia dei 100.000 di sabato 20 maggio a Milano con l’occhio rivolto alle prossime elezioni e in particolare a quanto potrebbe avvenire a sinistra. «Mettiamo assieme tutti i pezzi del centro sinistra e battiamo la destra» è la ricetta prontamente esibita da qualche commentatore politico. Ma è un ignorare i problemi senza tener in alcun conto la realtà, che è ben più complessa.

Un sindacalista di cuore. Intervista a Paco Ignacio Taibo II

Intervista a Paco Ignacio Taibo II di Gabriele Santoro 
«Il nemico non sarà chi è nato dall’altra parte della frontiera, né chi parla una lingua diversa dalla nostra, bensì colui che non ha la ragione, colui che vuole violare la libertà e l’indipendenza degli altri». Paco Ignacio Taibo II ha costruito a immagine e somiglianza di queste sue parole i quattro protagonisti della novela negra y policiaca L’ombra dell’ombra (la Nuova frontiera, 235 pagine, 16.50 euro), ambientata a Città del Messico all’alba degli anni Venti del secolo scorso, quando al potere c’era il generale Álvaro Obregón che promise agli statunitensi di non espropriare gli interessi delle compagnie petrolifere.

Pd, il partito della truffa. Cancellato il voto, riecco i voucher

di Giorgio Cremaschi
Il PD ed il governo vogliono reintrodurre i voucher inserendoli nella manovrina che la UE ha voluto e approvato. Il 28 maggio avremmo dovuto votare nel referendum promosso dalla Cgil. PD e governo hanno cancellato quello strumento di legalizzazione dello schiavismo per evitare il voto. Ora che non si vota più, sfacciatamente i voucher vengono riproposti, esattamente nello stesso modo e con le stesse motivazioni con le quali erano stati a suo tempo varati dal governo Berlusconi. Non c’è altro che la parola truffa per definire questo comportamento del PD e del governo. Truffa ai danni del lavoro, del popolo italiano, della democrazia.

Fuori dalla crisi con uno Stato innovatore

di Giacomo Pellini
“Non serve uno Stato che si limiti solo a correggere i problemi, ma uno Stato che abbia anche una visione del mondo e che investa. In poche parole, uno Stato Innovatore”. Parola di Marianna Mazzucato, autrice del libro Lo Stato Innovatore e docente di Economia dell’Innovazione presso l’Università del Sussex. Mazzucato è anche ricercatrice del progetto europeo ISIGrowth, presentato mercoledì 24 maggio nel corso di una conferenza organizzata alla Camera dei Deputati insieme a Giovanni Dosi, direttore dell’Istituto di Economia della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e coordinatore del progetto. A discutere i dati, dopo la loro presentazione, è stata una nutrita platea di deputati e senatori.

Articolo 1: Un triste e malinconico rimpianto del tempo che fu

di Antonino Gulisano, Ferdinando Pastore e Riccardo Achilli
A Milano, con “Fondamenta“, il Movimento Democratico e Progressista di D’Alema, Bersani, Speranza, Rossi e Scotto muove i suoi primi passi, all’ombra di un documento programmatico, scritto da Vincenzo Visco: il paradosso è quello di una scissione che nelle intenzioni dei militanti dovrebbe riportare la barra degli ex PCI a sinistra, dopo la svolta liberista renziana, ma che nelle parole dei dirigenti è quasi una “svolta a destra”. Il documento di Visco, negli anni ’90 come Ministro uno dei responsabili massimi delle politiche ordo-liberiste e di austerità imposte all’Italia, nel descrivere i punti programmatici di Articolo 1, fa immediatamente saltare agli occhi due cose.

I fantasmi dei populismi italiani nell’analisi di Marco Revelli

di Gianfranco Sabattini
Il populismo è il nuovo fantasma che si aggira per l’Europa; per Marco Revelli (“Populismo 2.0”), esso è “il ‘sintomo’ di un male più profondo, anche se troppo spesso taciuto, della democrazia: la manifestazione esterna di una malattia di quella forma contemporanea della democrazia […] che è la Democrazia rappresentativa”. Tale malattia aggredisce una parte del popolo, o tutto il popolo di un Paese, ogni qualvolta percepisce di “non essere più rappresentato nelle istituzioni politiche, dando origine ad una reazione cui si è dato il nome di populismo.

Dietro ai dati Istat: tra segreti di pulcinella e un futuro di miseria

Intervista a Ilaria Bertazzi di Commonware
Il Rapporto Istat 2017 presentato di recente, pur nell’algido linguaggio delle statistiche ufficiali e nelle piroette retoriche del mainstream, restituisce un quadro piuttosto chiaro dal punto di vista dei processi di impoverimento delle famiglie, di esplosione del ceto medio, di illusorietà delle politiche sull’occupazione, soprattutto per i giovani, di vertiginoso aumento delle diseguaglianze. Ne abbiamo parlato con Ilaria Bertazzi, economista militante, con cui abbiamo cominciato affrontando la questione della leggera crescita propagandata dai dati macroeconomici del PIL: ma è realmente così? 

Il ponte europeo per la nuova sinistra italiana

di Sebastiano Canetta e Ernesto Milanesi 
Uno spazio politico europeo. L’alternativa al sistema di banche, èlite e multinazionali. È il ponte di Berlino della “nuova” sinistra italiana. Nicola Fratoianni, segretario di Si, giovedì pomeriggio con Peppe De Cristofaro e Beppe Caccia ne ha ragionato per un’ora e mezzo con Katja Kipping, leader della Linke, nella storica sede in Rosa Luxemburg Platz. A confronto l’intricata condizione politica del dopo Renzi con «il più grande partito comunista d’Europa» che ha appena raddoppiato i voti nelle elezioni in Nordreno-Vestfalia.

L’Italia ha bisogno di politiche di sinistra

di Marco Valente
I governi espressi da partiti che si rifanno a tradizioni politiche di sinistra hanno sistematicamente adottato politiche economiche improntate alla “responsabilità” di governo. Non hanno cioè voluto perseguire obiettivi di diretto vantaggio per le proprie fasce sociali di riferimento (lavoratori dipendenti, cittadini a basso reddito, pensionati, disoccupati, ecc.) ma hanno preferito obiettivi che, nelle intenzioni dichiarate, sono di interesse del sistema paese nel suo complesso. Indipendentemente dalla valutazione politica che si voglia fare rispetto a questa strategia, il problema fondamentale è la scelta della prospettiva teorica adottata per determinare quali fossero gli interventi di politica economica necessari.

In Brasile la repressione è forte, ma noi restiamo fermi. Intervista a Francisco Dal Chiavon

Intervista a Francisco Dal Chiavon di Geraldina Colotti 
«Contro la mobilitazione che cresce, Temer manda l’esercito. È la prima volta che succede dalla fine della dittatura». Così dice al manifesto Francisco Dal Chiavon, storico dirigente brasiliano del Movimento Sem Terra. Francisco è in Italia per un giro di conferenze: domenica sarà alla Città dell’Altra economia (ore 10, Largo Dino Frisullo), martedì al Centro sociale Spartaco (alle 18, via Selinunte 57).

La politica neoliberale dell’appartenenza serve a dividere i lavoratori

di Paul Street
L’anno scorso, Daniel Denvir descrisse acutamente la strategia politica di Hillary Clinton come “l’apice del neoliberalismo, in cui una versione distorta della politica dell’appartenenza viene usata per difendere un’oligarchia e uno stato nazionale di sicurezza, celebrando le diversità per gestire lo sfruttamento e il conflitto sociale” (il corsivo è mio). Questo “apice” della politica neoliberale dell’appartenenza (NIP) è un’arma potente nelle mani dei pochi capitalisti privilegiati e del loro impero globale di omicidi di massa. È stata al centro del fenomeno Barack Obama e della sua presidenza. Ed è tuttora viva e vegeta e presente al vertice del Partito Democratico e dei suoi numerosi alleati tra i media, anche sei mesi dopo l’umiliante sconfitta di Hillary Clinton.

Mariana Mazzucato e Michael Jacobs: rompere con l’ortodossia capitalistica

di Alessandro Visalli
attesa di leggere e commentare il libro degli autori “Ripensare il capitalismo”, da poco uscito per Laterza in italiano, può essere interessante leggere un articolo uscito su Dissent. L’autore di “Lo stato innovatore” ed il suo coautore spendono come d’uso la prima parte per illustrare i fallimenti del capitalismo contemporaneo e la sua elevata disfunzionalità. Nella seconda correttamente gli autori dichiarano che le carenze del capitalismo non sono affatto temporanee, ma strutturali. 

Estrarre, mercificare e sorvegliare

di Dario Guarascio
La trasformazione in atto è visibile anche guardando ai dati economici. In pochissimi anni, una manciata di multinazionali del capitalismo digitale – Amazon, Google, Facebook, Microsoft, Apple, per citare le più rilevanti – è divenuto il blocco di potere globale più significativo dal punto di vista del valore economico e della capacità d’influenza politica. Nella Londra di 1984 (Penguin, 2008 p. 326), il solo luogo dove Winston Smith può nascondersi per sfuggire allo sguardo inquisitorio di Big Brother è una piccola intercapedine della sua casa. Asserragliarsi in quel rifugio è l’unica strategia per pensare in modo autonomo fuggendo dall’eterno presente in cui sono costretti gli abitanti di Oceania.

Lo Stato sfruttatore

di Carlo Clericetti 
La vicenda degli “scontrinisti” della Biblioteca nazionale era appena esplosa quando al Forum della PA sono stati diffusi i dati sui dipendenti pubblici, da cui è risultato che sono diminuiti di 237.000 unità negli ultimi dieci anni. Sembra tanto, ma non è tutto. Quando furono pubblicati i dati del censimento 2011 ci fu chi si prese la briga di fare un confronto con i dati del censimento precedente, quello del 2001. Riportiamo un brano da quell’articolo di Attilio Pasetto.

Un disobbediente in direzione ostinata e contraria

di Alessandro Santagata 
Negli ultimi mesi il nome di don Milani è risuonato in maniera quasi ossessiva sui principali canali d’informazione nazionale. Polemiche spesso vuote o comunque pretestuose, ma anche contributi di grande qualità e rilevanza, come l’opera omnia pubblicata in due tomi nella collana dei Meridiani di Mondadori e diretta da Alberto Melloni, a cui hanno collaborato Anna Carfora, Valentina Orlando, Federico Ruozzi, e Sergio Tanzarella. A quest’ultimo, docente di Storia della Chiesa presso la Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, dobbiamo anche la pubblicazione del libro Lettera ai cappellani militari. Lettera ai giudici (Il Pozzo di Giacobbe, pp. 168, euro 14.90).

Riletture sulla globalizzazione: Stiglitz, Rodrik, Sassen…

di Alessandro Visalli 
Per ripercorrere alcuni nodi cruciali attraverso testi presentati nel blog nel corso del tempo potrà essere utile guardare agli interventi sulla “globalizzazione” di Joseph Stiglitz e di Dani Rodrik, ma anche alle classiche analisi di Saskia Sassen e a qualche altro intervento significativo, come il testo di Moretti. Stiglitz era stato da poco Capo Economista della Banca Mondiale quando scrive, nel 2002, un aspro libretto sulla globalizzazione del “Washington Consensus”, un libro a ridosso dello schock delle crisi asiatiche e dell’ampia ondata di turbolenze finanziarie che precedono e seguono: “La globalizzazione e i suoi oppositori”.