La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

giovedì 12 gennaio 2017

Una costituente delle idee a sinistra e un patto prima del voto. Intervista a Giuseppe Civati

Intervista a Giuseppe Civati di Daniela Preziosi 
Pippo Civati, per la Consulta il quesito sull’articolo 18 è inammissibile. Secondo lei è una decisione politica?
"Non faccio retroscena né quando le sentenze della Corte Costituzionale mi piacciono né quando non mi piacciono. Abbiamo festeggiato tante volte la Consulta quando impartiva lezioni al governo, stavolta non possiamo fare il contrario."
Restano i quesiti sui voucher e sulle imprese appaltanti.
"E su questi siamo scatenati. Quella dei voucher per noi è stata una battaglia dall’inizio, anche perché ridurre la precarietà era un mantra del jobs act. I risultati sono noti. È una questione complessiva, non cade l’interesse per la battaglia referendaria. L’unico referendum che Renzi poteva vincere è quello sull’articolo18.
Sembra paradossale ma avrebbe ripolarizzato destra e sinistra, e Renzi si sarebbe schierato con la destra. Proveranno a cambiare le regole dei voucher per darci dei massimalisti. Sarà una battaglia meno semplice. Ma un referendum è sempre una bandiera. E quella del lavoro è la più grande questione sociale aperta in Italia."
I 5 stelle dicono che così la Corte ha garantito che si voterà nel 2018. Dopo il 4 dicembre proverete a dare una nuova spallata al governo?
"Rispetto le istituzioni. Se davvero Renzi e i 5 stelle vogliono andare al voto, i numeri ce l’hanno. E Salvini gli dà una mano."
Lei non chiede il voto subito?
"Evitiamo le sparate che piacciono ai giornali. Dopo tre anni di fretta, facciamo le cose per bene. Si prendano le settimane o i mesi che servono per fare una legge elettorale condivisa da almeno tre quarti del parlamento."
A sinistra, a grandi linee, chi vuole il Mattarellum è per il centrosinistra, chi vuole il proporzionale è contro l’alleanza. Lei?
"Sono pronto a votare il Mattarellum in purezza. Se non va bene, facciano proposte credibili."
Ergo vuole il ritorno al centrosinistra?
"Sono stato ulivista ma ora quell’esperienza è esplosa. Quella sinistra non critica più il sistema, anzi essere ’antisistema’ è diventato il problema. E il Pd è diventato ’il sistema’. Contenti loro. Io non voglio fare l’alleanza con il Pd, ne sono uscito e vorrei che ne uscisse anche chi come Giuliano Pisapia parla come se ne facesse parte. La legislatura ha dimostrato che fare la minoranza nel Pd è inutile. Non vogliono essere offensivo, ma voglio essere sincero. E smettiamo di parlarne se no sembriamo una corrente in outsourcing del Pd."
No al Pd di Renzi o no al Pd e basta?
"Se il Pd cambia il segretario, se cancella le riforme sbagliate, se cambia linea, se il Pd cambia tutto… troppi se. Ma il Pd non è il partito dei se, è quello del Sì. Che ha perso. O c’è una rottura, un atto liberatorio, o non ci crede più nessuno. Non si può dire: voglia il cielo che il Pd cambi intanto però mi ci alleo."
E invece a sinistra del Pd che succederà?
"L’espressione è sbagliata, a sinistra del Pd c’è di tutto visto che Renzi ha riutilizzato le ricette della destra. Iniziamo a radunare le forze e le idee per costruire un paese diverso, e le persone che le possano rappresentare. Altrimenti a furia di aspettare Landini ci ritroveremo Salvini."
Landini non è più interessato alla leadership della sinistra.
"Intendo dire che stiamo sempre ad aspettare l’arrivo di qualcuno."
’Radunare’ vuol dire mettere insieme un nuovo vecchio Arcobaleno?
"No. Possibile propone un manifesto di impegni e di proposte di legge pronte per la prossima legislatura. Un manifesto che sottoscrivano tutti coloro che sono interessati a sostenerlo e promuoverlo. Un patto tra noi e con il paese, per rilanciare il paese e la Repubblica. Una costituente delle idee, per scrivere un progetto di governo. Prima di candidarsi a entrare in parlamento. La credibilità deve stare al primo posto: evitiamo le stesse persone di quindici anni fa. Lo dico anche per me stesso, sia chiaro."
A chi si rivolge? A Sinistra italiana? A Rifondazione?
"Sì, alle forze politiche ma anche ai comitati del No, a chi si è speso per i referendum, per il lavoro, a chi fa la battaglia ambientalista, quella della laicità. Come ha detto Obama, bisogna allacciarsi le scarpe e partire. Se poi qualcuno nel Pd prende coscienza, siamo pronti a fare quello che fin qui non abbiamo fatto."
Alle scorse amministrative avevate già provato a riunire un tavolo della sinistra. Poi però l’avete abbandonato. Perché stavolta dovrebbe funzionare?
"Perché oggi la scelta dell’autonomia dal Pd mi sembra più avanti."
Si riferisce all’ex Sel, ora Sinistra italiana?
"Sinistra italiana sta per affrontare il suo congresso. Chiariscano che vogliono fare una forza alternativa al Pd."
Insomma li invita a evitare le sirene di Pisapia?
"Pisapia fa pensare che tutto è immobile e che ci si debba associare a quello che già c’è. Peraltro l’operazione che ha fatto a Milano non ha portato grandi voti alla lista di sinistra."
Non teme l’irrilevanza?
"L’irrilevanza è adesso. Prendiamoci un ruolo, svolgiamo un compito. Rischiamo l’osso del collo, ma per me questo era chiaro quando ho lasciato il Pd. O vogliamo continuare a guardare Sanders alla tv per tirarci su quando siamo tristi?"

Fonte: Il manifesto 

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